Fabrizio Trigila, Project Manager presso Assomac, ci racconta delle competenze digitali come volano per lo sviluppo della filiera cuoio

Le tecnologie e le soluzioni “made in Italy” attualmente a disposizione dell’industria della Moda e specificatamente per la filiera del cuoio, hanno raggiunto oggi livelli di innovazione tecnologica impensabili solamente un decennio fa.
L’evoluzione del comparto è stata definita nel 2013, a livello Europeo, nell’ormai noto paradigma manifatturiero Industry 4.0 (di concezione tedesca) che ha sancito le basi per quella che definiamo la “quarta rivoluzione industriale”.
Il grande merito del “Piano Nazionale Industria – poi Impresa – 4.0”, promosso dal 2017, è stato quello di riportare in Italia un piano industriale nazionale assente da lungo tempo.

E il Piano I4.0 ha indubbiamente contribuito a sostenere la componente di investimenti dell’economia manifatturiera nazionale, alla luce della situazione dell’Economia Mondiale ed Europea.

Non abbiamo però assistito al “rinascimento industriale” auspicato, derivante dalla rivoluzione industriale in atto. Perché?

 

“La rivoluzione si fa con le Persone!” non è solo il titolo di un recente report pubblicato dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano: la consapevolezza e la conoscenza delle tecnologie 4.0 sono ormai diffuse in gran parte delle realtà produttive della filiera cuoio, ma per arrivare ad una effettiva integrazione tra le parti meccaniche ed elettroniche/informatiche dei macchinari e dei prodotti e la conseguente realizzazione di fabbriche intelligenti integrate lungo tutta la catena della fornitura e in tutti i processi di creazione del valore, occorre un modello organizzativo capace di coinvolgere i lavoratori per migliorarne e potenziarne le competenze digitali.

 

Una maggiore collaborazione di filiera può contribuire nel cogliere meglio le opportunità legate alle tecnologie abilitanti: tra costruttori e utilizzatori, fino al “trasformatore” finale, l’ottimizzazione delle macchine connesse tra loro nel processo produttivo (Industrial Internet of Things), la raccolta ( tramite Cloud) e l’utilizzo e la relativa analisi dei dati (“big” data analytics) per capire le correlazioni e pattern, non percepibili dall’uomo, possono migliorare le performance del prodotto finito, del processo e della sicurezza dei lavoratori stessi (Intelligenza Artificiale). Tutto questo è già in parte realtà nella filiera tecnologica della Moda.

 

Il cambiamento organizzativo e dei modelli di business tradizionali deve portare a lasciare posizioni competitivi sostanzialmente individualiste a favore di una filiera più integrata, più aperta e più sostenibile e consapevole del proprio ruolo nelle filiere internazionali del valore.

Come filiera, si rischia di perdere la sfida globale che si sta giocando per la leadership tecnologica del prossimo futuro.

 

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