L’inaspettata emergenza scaturita dalla pandemia da COVID-19 ha travolto numerosi settori produttivi, tra cui quello conciario, determinando un una serie di ricadute sulla stabilità delle imprese produttrici ed utilizzatrici di cuoio.

Bisogna tuttavia rilevare che, nel contempo, l’emergenza COVID-19 ha stimolato la necessità di avvalersi di specifiche risposte tecnologiche

 per fronteggiare la problematica sotto molteplici aspetti:

 miglioramento nelle procedure di conservazione degli intermedi di lavorazione; miglioramento degli aspetti di controllo e monitoraggio, anche da remoto, in ottica 4.0; conferimento di proprietà antimicrobiche ai prodotti, ecc. Alcuni progressi in tal senso sono già stati ottenuti, ed è possibile immaginare che alcune di queste competenze tecnologiche potranno essere stabilizzate e migliorate anche al termine dell’emergenza, andando a rappresentare nuove basi per l’aggiornamento delle buone prassi nel futuro dell’industria conciaria

I primi riscontri, in tal senso, sono stati rilevati dal crescente interesse rappresentato dalle imprese, verso i temi precedentemente citati; alcune aziende, ad esempio, sono state particolarmente penalizzate dal danno economico derivante dal deterioramento di intermedi di lavorazione durante i periodi di lockdown, fatto che già di per sé ha stimolato delle riflessioni sulla possibilità di prevedere approcci di conservazione migliorativi, che passino, ad esempio, per meccanismi di monitoraggio delle condizioni climatiche e ambientali negli spazi di stoccaggio, piuttosto che per la progettazione di sistemi di conservazione durevoli, ma che presentino spetti di impatto eco-tossicologico migliorativi rispetto a quelli connessi, ad esempio, all’impiego dei tradizionali biocidi. 

Altre riflessioni sono scaturite dalla possibilità di implementare gli approcci per la digitalizzazione ed automazione di alcune attività, al fine di poter garantire un maggiore controllo da remoto di specifici processi; anche questa, una riflessione scaturita dalle criticità di alcune aziende nel gestire processi, durante periodi in cui è stato necessario inibire, limitare o contingentare l’accesso degli operatori nell’ambito di alcuni ambienti di lavoro.

Sicuramente più trasversale è risultata essere la sensibilità verso il tema del miglioramento delle proprietà antimicrobiche in generale del prodotto, esibita in maniera crescente da tutti gli attori coinvolti nella filiera, dai produttori, agli utilizzatori, ai consumatori finali, nell’ottica di garantire una maggiore sicurezza agli articoli in pelle per le diverse destinazioni d’uso, anche sotto l’aspetto microbiologico, che molto può impattare sulla vita quotidiana di larga parte della popolazione.

Fortunatamente, i principali fabbisogni emersi hanno una buona possibilità di essere soddisfatti in tempi brevi, accertata l’ampia rosa di offerte tecnologiche che convergono in tal senso, attualmente, da parte del mondo della ricerca, così come emerso alla luce del recente programma di Open Innovation promosso dalla Stazione Sperimentale, dal titolo “Leather Innovation Challenges 2025”, che si è da poco concluso, vedendo una folta partecipazione di attori di alto profilo scientifico-tecnologico, potenzialmente in grado di offrire soluzioni nella direzione attesa.

In definitiva, ad un anno dall’inizio della pandemia, pur con tutte le criticità ancora da superare, è possibile almeno identificare alcuni determinanti canali tematici su cui continuare a lavorare, nell’ottica di capitalizzare l’esperienza vissuta e promuovere nuove soluzioni tecnologiche per lo sviluppo del settore.

A cura della dott.ssa Claudia Florio, Coordinatore del Dipartimento di Biotecnologie conciarie di SSIP

 

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