“I grandi cambiamenti offrono anche delle grandi opportunità”

Intervista a Luigi Nicolais – Consigliere scientifico SSIP

Articolo comparso su CPMC – n.2/2022

 

Professore Nicolais, per il settore conciario e, per l’intero Paese, fondamentale puntare sulla innovazione. E’ uno slogan o crede ci sia contezza? Crede si stia procedendo su questa strada?

 

Le grandi transizioni di questi anni hanno cambiato lo scenario in cui le imprese ed i Paesi, più in generale, si trovano ad operare. La nostra epoca è contraddistinta da una accelerazione esponenziale del numero di innovazioni tecnologiche che determinano scenari in continua evoluzione sul piano politico, legislativo, economico e anche della geolocalizzazione degli insediamenti produttivi. A queste complessità si aggiungono nuovi competitors, prodotti o servizi sostitutivi e una diffusa e generica riduzione della marginalità dovuta all’allargamento delle arene competitive. Molte aziende fanno fatica ad operare in questo scenario anche perché in presenza di cambiamenti, il naturale atteggiamento delle persone e delle aziende è di tipo conservativo/protezionistico. Ma i grandi cambiamenti offrono anche delle grandi opportunità che possono essere sfruttate solo attraverso l’apertura e l’innovazione. Le imprese, quindi, hanno bisogno di investire per distinguersi ed eccellere.per competere con gli altri Paesi. Oltre agli incentivi fiscali, la strategia di specializzazione intelligente ed i finanziamenti alle Università, di recente, sono stati creati degli strumenti che possono aumentare la competitività di numerosi settori industriali, tra cui quello
conciario.

 

In tempi recenti sono stati investigati sempre nuovi approcci tecnologici di potenziale interesse per il settore conciario (si pensi alle nuove tecnologie concianti; ai nuovi approcci per la valorizzazione degli scarti; alle soluzioni 4.0 per il controllo di processo produttivo; alle nuove frontiere tecnologiche per il trattamento delle acque reflue e dei fanghi industriali); gran parte di queste innovazioni sono state esplorate i termini di ricerca, nell’ambito di progetti che coinvolgonodiversi attori di filiera (università, aziende, Organismi di ricerca come la Stazione Sperimentale), e non sempre sono statesperimentate su scala industriale: potrebbe essere utile in tal senso una mappatura del grado di maturità tecnologica raggiunto da ciascuna di queste tecnologie, per avviare un’azione più capillare di TT a beneficio delle imprese (comprendere quante e quali siano le innovazioni più mature è sicuramente il punto di partenza per poter programmare azioni strutturate)?

 

La collaborazione tra i partner che cooperano e collaborano nella filiera del settore conciario svolge un ruolo strategico per la competitività delle aziende coinvolte. Le competenze multidisciplinari che vengono messe in campo in questo settore concorrono a generare idee, nuove soluzioni tecnologiche, nuovi prototipi adottabili e adattabili a sistemi produttivi maturi.
Il livello di maturità tecnologica di tali soluzioni e la disponibilità di capitale umano qualificato, in grado di intervenire proattivamente sui processi di innovazione e sulla gestione delle attività a maggiore contenuto scientifico e tecnologico, sono condizioni necessarie per poter pianificare e sviluppare un piano di innovazione e di trasferimento tecnologico.Oltre alla mappatura delle tecnologie, ritengo che un ruolo chiave possano giocarlo lestrategie nazionali che prevedono la creazione
di reti di innovatori. Infatti, la presenza sul territorio nazionale di soggetti aggregatoridi competenze, promossi anche dal Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha un ruolo fondamentale nello sviluppo dei progetti di ricostruzione e di crescita del Paese.
In particolare, la Missione n.4, componente 2 “From Research to Business” mira a sostenere gli investimenti in R&S, a promuovere l’innovazione e la diffusione delle tecnologie, a rafforzare le competenze, favorendo la transizione verso una economia circolare. Le tre linee d’intervento previste coprono l’intera filiera del processo di ricerca e innovazione, dalla ricerca di base al trasferimento tecnologico, con misure che si differenziano sia per il grado di eterogeneità dei network tra Università, centri/enti di ricerca e imprese sia per il grado di maturità tecnologica o TRL (Technology Readiness Level). Il concetto è che bisogna partire dalla buona Ricerca e farla diventare Innovazione tecnologica.

 

Quanto, in queste sfide, è fondamentale il gioco di squadra? La collaborazione con Enti come la SSIP, il contributo delle Università e degli Enti di Ricerca?

 

Ricerca giocano un ruolo fondamentale nell’avanzamento della frontiera della conoscenza, nello sviluppo di progetti innovativi, nella formazione di giovani talenti e nei processi di trasferimento tecnologico. E le aziende che vogliono crescere hanno sempre più bisogno di acquisire nuove conoscenze, dotarsi di nuovi talenti e fare innovazione. Innovazione che può essere
rafforzativa, nel senso che migliora i processi produttivi e la filiera, o trasformativa, che crea nuovi processi, prodotti, servizi e modelli di mercato. Il trasferimento di conoscenze e di tecnologie dal mondo della ricerca alle imprese ha un ruolo fondamentale nel favorire l’applicazione diretta, la valorizzazione, l’impiego della conoscenza e contribuisce sensibilmente allo
sviluppo locale economico. Tutte le sfide, non solo quelle economiche, si vincono facendo gioco di squadra tra istituzioni, imprese, Università, associazioni categoria e centri di ricerca.

 

L’altro lato del trasferimento tecnologico è quello della formazione dei giovani e del personale. Sono sufficienti i progetti in campo?

 

Progettare, governare e alimentare il processo di innovazione e trasferimento tecnologico in azienda, è un’attività complessa e difficile da gestire per molte realtà. Occorre una costante tensione culturale, che si opponga all’inerzia o all’avversione al rischio e al mantenimento dello status quo. In quest’ottica, gli sforzi che si stanno facendo vanno innanzitutto nella direzione di prevedere delle attività di formazione specifiche che l’Università può promuovere co-progettando l’offerta formativa insieme
alle imprese o attivando dei percorsi formativi che prevedano una partecipazione attiva delle stesse. Ma oggi fare trasferimento tecnologico ed innovazione vuol dire avere competenze multidisciplinari: tecnico-scientifiche,economico-finanziarie, brevettuali.
E questo rende necessario formare nuovi profili dando loro competenze con le quali possano contribuire all’accelerazione tecnologica di un’azienda: il profilo dell’Innovation Manager. Questo è il motivo principale per il quale oggi le aziende hanno bisogno di integrare nella propria compagine un Innovation manager. Un professionista che sia in grado di controbilanciare il naturale istinto conservatore delle strutture esistenti, progettando e alimentando la cultura dell’innovazione all’interno dell’azienda e nei confronti dell’ecosistema che la circonda.

 

Ci sono risorse nazionali ed europee, il Pnrr. L’insieme delle regole rende possibili progetti o soffriamo di troppa burocrazia?

 

In questo momento storico le risorse per fare innovazione o trasferimento tecnologico ci sono. In Italia, ad esempio la Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) gestito dal MUR ha l’obiettivo di finanziare progetti per rafforzare le filiere della ricerca a livello nazionale e promuovere la loro partecipazione alle catene di valore europee e globali. Oppure ci sono gli strumenti del MISE, che finanziano, ad esempio, i poli per il trasferimento tecnologico che dovranno fornire i) servizi relativi a test e sperimentazione (“test before invest”); ii) formazione e sviluppo delle competenze, sostegno all’accesso ai finanziamenti; iii) networking e accesso all’ecosistema dell’innovazione. Anche a livello Europeo, il programma Horizon, attraverso l’European Innovation Council, finanzia attività di trasferimento tecnologico e di R&I. Il problema è che si tratta sempre di bandi competitivi e chiunque abbia avuto esperienza nella sua vita di partecipazione ad un bando Horizon sa che si possono ottenere dei giudizi negativi. In altri casi, invece, si
possono ricevere giudizi positivi, ma non sufficienti ad ottenere il finanziamento rispetto alla qualità e alla quantità delle proposte. La competizione è diventata dura e scrivere progetti competitivi è complesso e richiede competenze specifiche. Un problema italiano dei progetti a finanziamento pubblico è sicuramente quello della burocrazia che molto spesso finisce per
costituire un potente freno alla partecipazione ai bandi per coloro che non dispongono di rodati sistemi di produzione documentale. Questa è la sfida di ogni riforma della Pubblica Amministrazione: trasformare l’elefantiaco apparato burocratico in un sistema efficiente, pronto e reattivo che non rallenti l’attività del Paese, ma, al contrario, la traini.

 

 

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