La Certificazione di un Prodotto deriva dalla “domanda” da parte del sistema socio-economico cui è destinato, di assicurazione preventiva dell’adeguatezza all’uso previsto ed alla sua eliminazione al termine della vita utile. La risposta a tali domande serve il duplice scopo di consentire ai clienti e utenti/consumatori in genere di condurre una sceltaoggettiva nell’ambito dell’offerta, e di permettere ai produttori/fornitori, di operare nel contesto di un mercato provvisto di parametri di riferimento.
Storicamente, nel settore pelle, il mercato ha richiesto di certificare particolari caratteristiche di performance merceologica, legate alla relativa destinazione d’uso o a determinate caratteristiche legate ai sistemi di concia utilizzati, in ragione delle quali sono state sviluppate specifiche norme tecniche di settore, o la definizione a livello comunitario dei requisiti derivanti dal Marchio ECOLABEL. Inoltre, i principali Clienti dell’industria conciaria italiana, ovvero il comparto Moda, impongono meccanismi di certificazione orientati principalmente a garantire il rispetto dei parametri ambientali o l’assenza di prodotti chimici pericolosi all’interno del pellame, e su tali presupposti hanno definito propri Capitolati Tecnici applicabili sia ai prodotti conciari (MRSL) che al materiale pelle (PRSL). Infine, per proprietà non espressamente già individuate nelle Norme Tecniche di settore, quali ad esempio la Conduttanza superficiale, legata alla possibilità di far funzionare i moderni Touchscreen, possono essere comunque individuati specifici protocolli di validazione, già applicati dalla Stazione Sperimentale.
Tuttavia, già in queste prime fasi successive alla pandemia da COVID-19 la domanda di certificazione di prodotto si sta spostando verso requisiti mirati ad esplorare nuove applicazioni del materiale pelle correlate alla produzione di manufatti che possano essere conformi alle misure di prevenzione del contagio messe in atto a livello nazionale ed internazionale. In quest’ambito si sottolinea che l’UNI, Ente Italiano di Normazione, ha deciso di mettere a disposizione, liberamente scaricabili (qui), le norme tecniche che definiscono i requisiti di sicurezza, di qualità e i metodi di prova di maschere filtranti, guanti e occhiali protettivi, indumenti e teli chirurgici.
Fermo restando che l’orientamento della domanda di mercato non necessariamente è rivolta alla produzione di dispositivi di produzione individuale, è indubbio che questi nuovi requisiti riguardano caratteristiche e/o proprietà che, relativamente al materiale pelle, non sono stati finora considerati e/o sufficientemente indagati, con conseguente mancanza di protocolli e/o metodi validati per la relativa certificazione.
E’ il caso, ad esempio, della Resistenza ai Batteri, per le quali, almeno per i prodotti tessili, sono sviluppati protocolli certificativi basati su metodi (tipo AATCC 100) che verificano la riduzione di concentrazione di inoculi di batteri, che tuttavia non sono specifici di quanto possa interessare il cuoio. Per quanto riguarda le pelli, esiste unicamente quanto definito dal metodo ASTM D 4576 e che verifica il grado di crescita di un inoculo di Aspergillus Niger, la specie fungina di maggior interesse conciario, fornendo un indice sulla base della percentuale di crescita osservato. Tuttavia, tale metodo si applica sulle pelli allo stato Wet-Blue.
In quest’ambito, ancora mancante di riferimenti certi applicabili al cuoio, la Stazione Sperimentale si sta già adoperando, unitamente ai propri partner di ricerca, per definire uno o più protocolli analitici per certificare la resistenza a diversi ceppi batterici, e possibilmente alcune tipologie di virus, applicabili sia al materiale cuoio che ai manufatti. L’attività si sta orientando anche a definire un protocollo di valutazione della capacità di impedire il deposito delle specie batteriche e/o fungine in superficie.

Per informazioni puoi rivolgerti a:

 

Gianluigi Calvanese
email: g.calvanese@ssip.it
telefono e WhatsApp: 349 089 9336

 

Minimum 4 characters