Il comma 3 dell’articolo 7 del Decreto Legislativo n. 68 del 2020 individua la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli quale Laboratorio Pubblico di riferimento per le analisi di campione dei materiali che gli organi preposti all’accertamento intendono valutare ai fini dell’accertamento del corretto utilizzo dei termini «cuoio», «pelle» e «pelliccia» e di quelli da essi derivati o loro sinonimi, nell’etichettatura e nel contrassegno dei manufatti prodotti ed immessi sul mercato.
Oltre al ruolo di Laboratorio di riferimento, la Stazione Sperimentale Pelli ha già fornito il proprio contributo tecnico al Ministero dello Sviluppo Economico e ad UnionCamere, per la redazione della Procedura Operativa per la vigilanza su materiali, e per la formazione agli ispettori delle Camere di Commercio sugli elementi tecnici di dettaglio per l’esecuzione delle verifiche.

 

Il Decreto e le azioni conseguenti rappresentano l’opportunità per le Imprese conciarie italiane di vedere finalmente riconosciuta la tutela del proprio prodotto tramite un’azione basata sulla trasparenza dell’informazione al consumatore, che toglie la possibilità ai competitor di utilizzare impropriamente la terminologia “pelle” e “cuoio”, su materiali che non ne hanno le caratteristiche tipiche e peculiari che la rendono unica sul mercato.
Richiamando quanto già regolamentato dalla Direttiva 94/11/CE inerente l’etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature, il Decreto fornisce le definizioni di «cuoio» e «pelle», di «cuoio pieno fiore», di «cuoio rivestito» e «pelle rivestita», di «pelliccia» e di «rigenerato di fibre di cuoio».
Le attività di verifica in Laboratorio delle suddette terminologie si basano sulle relative definizioni e prevedono, in ogni caso, l’utilizzo di tecniche di Microscopia Ottica e/o Elettronica per riconoscere la struttura fibrosa tipica della pelle, oppure la morfologia del pelo di origine animale nel caso delle pellicce. Il riconoscimento non risulta sempre semplice e, al di là della disponibilità di apparecchiature avanzate e di procedure standardizzate, necessita dell’esperienza e della competenza dei tecnici di laboratorio che effettuano la determinazione.

 

Questa combinazione di elementi, tipicamente presenti in un Organismo di Ricerca completamente orientato allo studio di cuoi, pelli e pellicce quale la Stazione Sperimentale, risulta fondamentale anche quando sono da applicare metodiche specifiche di quantificazione, richieste per discernere le varie tipologie di prodotti. La misura dello Spessore della Rifinizione, per tramite di tecniche di microscopia ottica ed elettronica, secondo il metodo ISO 17186, risulta per esempio necessario per verificare se pellami rifiniti possano essere definiti come «pelle», o piuttosto debbano essere etichettati come «pelle rivestita», a fronte di un valore limite di rifinizione pari a 0,15 mm. Anche tale misura si basa, tuttavia, sulla capacità, non solo strumentale, di distinguere correttamente la fibra cuoiosa dal relativo strato di rifinizione.
Anche per le motivazioni sopra esposte, il Legislatore ha voluto sin dalle prime fasi di applicazione del Decreto, il supporto della Stazione Sperimentale che associa al livello di competenza settoriale riconosciuto a livello internazionale, la garanzia di terzietà derivante dalla propria funzione pubblica.
La Stazione, pertanto, risulta coinvolta concretamente ed in maniera efficiente in prima linea per la tutela del Made in Italy conciario, e intende offrire, anche in termini di valutazione preliminare gratuita, il proprio supporto alle Imprese interessate, per dirimere ogni dubbio circa la corretta denominazione dei propri prodotti in riferimento alle nuove disposizioni del Decreto Legislativo n. 68 del 2020.

 

Contributo scientifico a cura del dott. Gianluigi Calvanese, Responsabile dell’Area Analisi, Certificazioni e Consulenza di SSIP

 

 

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