L’economia circolare? E’ restituire al territorio

 

Pubblicato su CPMC 2/2021 – Le politiche Governative

 

Intervista a Roberto Marcato, Assessore allo Sviluppo ed Energia Regione del Veneto

 

 

“Transizione digitale ed ecologica”, una sfida per il Paese. A che punto siamo a suo giudizio?

 

Si tratta di due tematiche che, innegabilmente, sono oggi al centro delle politiche regionali, nazionali ed europee. Il fatto che si sia giunti ad avere piena consapevolezza della rilevanza di questi temi rappresenta una solida base da cui partire per rilanciare il sistema economico nel post-pandemia, mediante interventi mirati e orientati al futuro. Chiaramente le materie sono complesse e c’è molto da fare per reggere le sfide poste con riferimento ad esse a livello globale, ma ci sono validi motivi per essere ottimisti. Il primo che mi viene in mente è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che da qui al 2026 prevede di stanziare 49,2 miliardi di euro sulla missione “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, con l’obiettivo di promuovere la trasformazione digitale del Paese e sostenere l’innovazione del sistema produttivo, oltre che investire in due settori chiave per l’Italia: turismo e cultura.

 

Il PNRR inoltre stanzia ulteriori 68,6 miliardi di euro sulla missione “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, con gli obiettivi principali di migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva. Del resto l’Italia, e il Veneto con essa, sono da tempo impegnati sul fronte dell’innovazione digitale e dello sviluppo sostenibile. Pensiamo, ad esempio, al Piano Nazionale Transizione 4.0, in materia di digitalizzazione, ovvero, con riferimento alla transizione green, all’ampia platea di soggetti pubblici, privati e della società civile che hanno già incorporato, o stanno incorporando, nei propri programmi operativi gli impegni dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

 

Il tessuto produttivo del Veneto è all’avanguardia. Sarà trainante (o lo è già), anche nel settore della economia circolare?

 

Il Veneto è pieno di storie sostenibili e circolari che meritano di essere raccontate. Storie di eccellenze legate ai valori e alle tradizioni del territorio, elemento chiave alla base della crescita e dello sviluppo economico, a cui tutti dobbiamo essere riconoscenti. Per questo, nella mente di tanti imprenditori sta diventando sempre più importante restituire al territorio parte di ciò che hanno ricevuto e l’economia circolare è espressione anche di questo. E poi i numeri: le più recenti stime evidenziano come l’economia circolare possa generare un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’area EU pari a circa lo 0,5%, andando a favorire contestualmente la creazione di circa 700.000 posti di lavoro. Il Veneto è un attore protagonista nel quadro economico europeo e non può rimanere indifferente di fronte alle opportunità offerte dall’innovazione e dalla transizione ecologica. È attualmente in fase di discussione un progetto di legge volto a disciplinare ancor più nello specifico il tema dell’economia circolare e il coinvolgimento della Regione nello stesso. Non dimentichiamoci poi che la Regione sta intervenendo anche a supporto delle imprese che intendono investire in innovazione e green economy.

 

Quanto è importante, per vincere questa partita, il gioco di squadra? Quale il ruolo delle istituzioni, delle imprese e degli Enti di Ricerca?

Le sfide in chiave digitale ed ecologica che attendono il Veneto nei prossimi anni non possono prescindere dalla piena e consapevole integrazione a livello locale tra i soggetti appartenenti ad ognuna delle categorie previste dalla cosiddetta “Quadrupla Elica” ovvero imprese, ricerca, società civile e istituzioni. In tal senso, la Regione – già nel corso della passata programmazione – ha posto le basi per il realizzarsi di un modello di sviluppo economico che prevedesse la più stabile integrazione possibile tra sistema delle imprese e mondo della ricerca (inteso come Università, Enti di ricerca presenti, Centri di servitizzazione e trasferimento tecnologico) che operano sul territorio veneto. Principale vettore di questo modello di cooperazione tra ricerca e imprenditorialità è stato il sistema delle Reti Innovative Regionali (RIR). Infatti, fin dalla loro definizione – avvenuta con legge regionale 30 maggio 2014, n. 13- le RIR si sono dimostrate essere in grado di rafforzare i canali di dialogo permanente, agevolando la condivisione di progetti di sistema e operando in sinergia sui domini tecnologici mediante l’impiego delle tecnologie abilitanti e secondo un approccio multisettoriale/transettoriale.

Oggi, le attuali 20 Reti Innovative Regionali riconosciute dalla Regione del Veneto assieme ai 15 Distretti Industriali rappresentano un ottimo punto di partenza per il consolidamento di questo modello di policy regionale e per il raggiungimento dei futuri obiettivi quali:

• l’aumento da parte degli operatori regionali degli investimenti in ricerca, sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico;
• l’ampiamento per le imprese dei settori di riferimento e delle opportunità di mercato attraverso l’integrazione tecnologica e la
produzione sostenibile;
• l’aumento del carattere di trasversalità dell’attività di ricerca sia in termini di ricadute economiche e sociali sul territorio o
sia in termini di applicabilità negli ambiti settoriali;
• il miglioramento della capacità di internazionalizzazione delle imprese;
• il favorire la crescita formativa di personale altamente qualificato.

 

Settore pelli, filiera Moda in generale. Cosa ha da dire al Paese il Veneto?

Innanzitutto sul settore specifico della pelle il Veneto ha già molto da dire grazie allo storico distretto industriale della pelle della Valle del Chiampo (VI), uno dei sistemi industriali che vantano la maggiore rilevanza strategica per l’economia nazionale, conosciuto in tutto il mondo e più grande distretto conciario d’Europa, nonché principale centro di produzione in Italia con oltre il 50% della produzione italiana, con il più alto numero di addetti, oltre 10.000, per un fatturato totale che si avvicina ai 3 miliardi di euro. Su tali basi, l’Amministrazione regionale ripone importanti aspettative per una continua crescita del settore, per la quale la Regione potrà dare supporto concreto nei percorsi di innovazione e nella transizione a sistemi di produzione sostenibili ed eco-compatibili. In particolare, il Veneto continuerà a guardare con particolare interesse a tutti quei progetti finalizzati al miglioramento del carattere di sostenibilità connesso ai settori in questione, dalla ricerca di tecnologie più sostenibili nelle diverse fasi di lavorazione e nel recupero degli scarti e dei prodotti a fine vita, fino alla valutazione delle alternative tecnologiche disponibili per ottenere processi tendenzialmente “zero waste”.

Allo stesso modo la Regione riconosce l’importanza riguardante le necessità connesse all’evoluzione delle attività di formazione delle filiere, sia in relazione all’offerta delle Istituzioni scolastiche presenti, sia dando vita a percorsi innovativi di istruzione superiore e di formazione aziendale. Più in generale, nel sistema veneto della moda, il Veneto può continuare a dire, a pieno titolo, in ogni angolo del mondo, che la nostra manifattura corrisponde a prodotti “belli, ben fatti e buoni”. In Veneto i settori ascrivibili al comparto “Moda” presentano numeri estremamente significativi: considerando solo i settori tessile, occhialeria, abbigliamento e calzature si riscontra la presenza di oltre 9.500 unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale) con un fatturato complessivo di 15,6 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale), un’occupazione di quasi 100 mila addetti e un valore delle esportazioni di oltre 9 miliardi di euro, pari al 18% dell’export regionale il quale, nel 2019, aveva raggiunto il valore record di 56,5 miliardi di euro.

Va evidenziato che questo scenario, preesistente alla crisi causata dalla pandemia ancora in atto, sta scontando un crollo dell’export con un sostanziale azzeramento della spesa in Italia dei non residenti (es. turisti) e la caduta della spesa delle famiglie. La Giunta regionale del Veneto sta ora affrontando la grande sfida della ripartenza e del rilancio di questi settori, caratterizzati dalla necessità di valorizzare e mantenere le manualità artigianali e le competenze tecniche, innervandole di nuovi input innovativi, non solo di tipo tecnologico. L’impegno è in questo caso volto a continuare a valorizzare i prodotti moda del territorio certificando il luogo di origine per trasmettere anche le componenti immateriali del prodotto e comunicare al consumatore finale le caratteristiche di unicità e qualità che contraddistingue ogni prodotto “Made in Italy”. La grande sfida che si dovrà affrontare nel prossimo futuro sarà la capacità del sistema industriale e artigianale del Made in Italy di generare una nuova domanda coerente con i cambiamenti in atto, quale contromisura utile a contrastare – a livello macro-economico – la crisi di sistema, facendo ripartire i consumi e innescando così un circolo virtuoso.

In tale scenario, le attività di ricerca nel comparto “Moda” dovranno guardare allo sviluppo di tecnologie indossabili e sistemi IoT capaci di operare un monitoraggio attivo ed interattivo del soggetto, ai fini della sicurezza e della performance; ideare strumenti, metodi e protocolli computazionali necessari ai fini del trasferimento in ambito virtuale delle fasi di ideazione/visualizzazione/progettazione di prodotto e processo produttivo; definire, progettare ed introdurre innovativi prodotti chimici e processi di lavorazione conciaria, dalla fase di riconcia, ingrasso e rifinizione, al fine di introdurre nel mercato nuovi prodotti in pelle ecosostenibili, finalizzati al miglioramento delle produzioni creative della calzatura.

 

 

 

 

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Si comunica che la sede di Pozzuoli della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti rimarrà chiusa nella giornata di domani 22 maggio per verifiche all’interno del comprensorio Olivetti a seguito degli eventi sistemici avvenuti nella giornata del 20 maggio.

In caso di esigenza, è possibile rivolgersi ai seguenti contatti:

dott. Gianluigi Calvanese

mail g.calvanese@ssip.it

mobile. +393490899336

 

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