◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊

 

Autore: Fulvia Bacchi, Direttore UNIC

 

Il fronte è comune a tutta la filiera della pelle, perché la necessità è diffusa e trasversale. Serve uno scatto in avanti sotto il profilo formativo, non solo per soddisfare un evidente fabbisogno di figure professionali specializzate. L’impulso delle nuove tecnologie richiede anche in conceria un upgrading digitale di competenze tradizionalmente rimaste contestualizzate in una dimensione manuale.

In questo senso l’impegno comune di UNIC – Concerie Italiane e SSIP è costante e verificato da una serie di progetti formativi pensati per intercettare quella quarta rivoluzione industriale che sta trasformando il tessuto della manifattura italiana e internazionale della moda e del lusso.

Fulvia Bacchi, DG UNIC

È un impegno che trova conferma nei risultati del progetto Digital TCLF, co-finanziato dal programma UE Erasmus+ e sostenuto, tra gli altri, da Cotance (la federazione europea delle associazioni nazionali della concia) e CEC, analoga organizzazione del settore calzaturiero.

La sua premessa è che la rivoluzione digitale sta cambiando non solo le professioni, ma anche i luoghi di lavoro, ponendo in primo piano, quasi allo stesso livello del prodotto, le informazioni, in particolare quelle relative alla trasparenza della supply chain.

La sua conclusione è che la filiera pelle/fashion, nei prossimi cinque anni, dovrà reperire quasi 42.000 lavoratori specializzati: 41.932, per la precisione.

Il progetto individua nove figure professionali “digitalizzate” di riferimento, alcune direttamente coinvolte nel processo conciario. È il caso dei “finishing technician, che ricercano e sperimentano tecniche innovative di rifinitura”: ne serviranno 900. Oppure dei “leather technologist, manager che si occupano degli aspetti tecnici della produzione conciaria: 982. E ancora: nei prossimi cinque anni serviranno la bellezza di 5.060 “product lifecycle manager”, specializzati nella “supervisione, nella gestione e nell’elaborazione dei dati per valutare il ciclo di vita di un prodotto”. Di riferimento meno diretto al settore conciario, ma ugualmente strategiche, le competenze legate allo “studio dei trend moda, per riconoscerli e anticiparli” (fabbisogno: oltre 6.500 “product trend manager”) e quelle che permettono di “analizzare il mercato per sostenere le scelte stilistiche e le vendite” (fabbisogno: 6.835 “digital marketing professional”).

Sono lavori “vecchi”, se si vuole, ma “nuovi” nelle modalità con cui oggi si esprimono e si applicano alla pelle, sia sotto il profilo produttivo che commerciale. E sono professioni che, per entrare nella dimensione digitali che gli viene richiesta, hanno la necessità di essere insegnati con strumenti e modalità di studio (applicate) evolute. È un lavoro complesso e, come spesso si sente dire, disruptive. Ma è un lavoro necessario, che vede UNIC e SSIP in prima linea.

Fonte: Magazine “Cuoio Pelli Materie Concianti”, CPMC, Vol.CXV, edizione n. 3 (2019)

 

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