Focus

Intervista a Fabrizio Nuti, Presidente di UNIC
Intervista a Fabrizio Nuti, Presidente di UNIC

Fabrizio Nuti, presidente UNIC traccia la traiettoria per il futuro del settore conciario. Le parole chiave per la ripartenza del settore dopo l’emergenza sanitaria sono “Innovazione” e “Collaborazione con le istituzioni”.

 

Alla luce delle trasformazioni della società e degli effetti della pandemia quali le priorità per il settore conciario nei prossimi anni ?

Fiola “Con la SSIP per la tutela del Made in Italy”
Fiola “Con la SSIP per la tutela del Made in Italy”

Presidente Fiola, il decreto legislativo, con le Nuove disposizioni in materia di utilizzo dei termini “cuoio”, “pelle” e “pelliccia” e di quelli da essi derivati o loro sinonimi e la relativa disciplina sanzionatoria ai sensi dell’articolo 7 della legge 3 maggio 2019, n. 37 – Legge europea 2018, riconosce alla SSIP un ruolo nazionale rilevante.

 

Un risultato storico. In questa ottica fondamentale il ruolo della Camera di Commercio di Napoli.

 

“Il ruolo della Camera di Commercio si conferma strategico nell’ottica di sostenere e valorizzare una realtà di straordinario interesse e, considerato anche l’impatto sull’ambiente e l’economia, strategica per il futuro del Paese. Ancor più importante il contributo che la stazione può ed ha già iniziato a fornire nell’ottica della formazione dei nostri ispettori, in relazioni agli elementi tecnici di di dettaglio per l’esecuzione delle verifiche. Siamo convinti che il ruolo degli organismi di ricerca debba rappresentare una bussola nel quadro generale del sostegno che gli enti camerali devono orientare nell’ambito della loro visione strategica”.

 

Si è insediato formalmente ed è operativo il tavolo di lavoro per la tutela e la salvaguardia ambientale del Distretto conciario della Campania. Il tavolo è stato attivato nell’ambito dell’accordo firmato nel settembre dello scorso anno fra la Stazione Sperimentale Pelli (SSIP) e il Distretto dell’Appennino Meridionale.

 

Quali, a suo giudizio, gli obiettivi da raggiungere?

“Il primo è senz’altro quello di perseguire la salvaguardia del marchio Made in Italy e, di conseguenza, la tutela di ciò che scaturisce dall’attività delle nostre imprese. Negli anni il polo conciario campano, le realtà che lavorano le pelli e in generale l’artigianalità ad esso collegata, hanno avuto crescenti difficoltà proprio a causa di una mancata rete di protezione normativa e di prodotto. La stazione sperimentale pelli, nell’ambito del nuovo quadro normativo, ci consente di guardare al futuro con maggiore ottimismo”.

 

La Camera di Commercio, con la SSIP, in prima linea per la ricerca e formazione. Quanto pesa questa scommessa?

“La formazione è tema strategico. Il mercato può essere affrontato solo ed esclusivamente se si punta alla produzione di eccellenza, sia per quel che riguarda i prodotti che nell’ambito dei servizi offerti. La ricerca, che nel nostro caso è all’avanguardia e rappresentata da straordinarie professionalità capaci si utilizzare al meglio la tecnologia più performante in dotazione ai nostri laboratori, è alla base di tutto. La formazione, è la naturale declinazione di ogni realtà che voglia competere e vincere in un contesto in cui la concorrenza, spesso sleale, cerca scorciatoie che, però, non sempre vengono premiate dai risultati in termini di business”.

Intervista a Rosario Mascolo, Dipartimento di Sviluppo Prodotto SSIP
Intervista a Rosario Mascolo, Dipartimento di Sviluppo Prodotto SSIP

Rosario Mascolo è in SSIP dal 2005, ha maturato grandi esperienze ed è oggi il Coordinatore Scientifico del Dipartimento di Sviluppo Prodotto dell’Ente.
Si è laureato alla Federico II di Napoli, Laurea Magistrale in Ingegneria dei materiali – voto 110/110 con lode e con una tesi sull’ “Effetto del flessibilizzante nel comportamento a fatica dei compositi”.

Intervista a Daniela Caracciolo, Dipartimento tecnologie per l’ambiente SSIP
Intervista a Daniela Caracciolo, Dipartimento tecnologie per l’ambiente SSIP

Daniela Caracciolo, ha in tasca una laurea in ingegneria chimica con voto 110/110 presso l’Università degli Studi di Salerno, oggi è Coordinatore del Dipartimento tecnologie per l’ambiente della SSIP.

In SSIP arriva nel 1999 vincendo una borsa di studio e, da quel momento, si è occupata di caratterizzazione di acque reflue, rifiuti e fanghi. Con la forma mentis dell’ingegnere chimico, Daniela Caracciolo ha sempre affrontato nuove sfide interessandosi non solo della parte analitica del settore ambientale, ma anche degli aspetti legislativi, sia per poter seguire gli aspetti autorizzativi ambientali che per le assegnazioni del Codice CER ai rifiuti.

 

Come continua e cambia il ruolo della SSIP alla luce degli interventi legislativi e delle nuove sfide?

 

Le leggi in ambito ambientale sono in continua evoluzione ed aggiornamento; dietro la spinta della Comunità Europea vi sono modifiche continue di varia natura e importanza. Solo per citarne alcune abbiamo:

  • in tema di gestione dei rifiuti – dalla soppressione del Sistri, alle varie disposizioni inserite nella legge europea per il 2018, a nuovi interventi sulla questione della cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste) fino alla gestione dei rifiuti con il D. Lgs. 3 settembre 2020, n. 116.
  • l’evoluzione in materia di autorizzazioni e valutazioni ambientali, a esito del restyling normativo del 2017 e 2020;
  • aggiornamenti in materia di emissioni (idriche e gassose), bonifiche, gestione dei materiali di scavo;
  • aggiornamenti su “altre forme di inquinamento”, in particolare, inquinamento acustico, elettromagnetico e luminoso nonché sui temi delle emissioni odorigene e dei gas ad effetto serra.

Il dipartimento di tecnologie per l’ambiente pone molta attenzione agli aspetti normativi ed ai suoi continui aggiornamenti, in modo da poter affiancare le industrie conciarie, considerando che trattandosi di piccole e medie imprese spesso non hanno internamente una figura dedicata a tali attività, mission che la Stazione Sperimentale ha sempre tenuto a cuore.

 

Il dipartimento che lei guida è centrale. Perché lo sarà sempre di più?

 

Gli aspetti ambientali insieme alla sostenibilità e all’economia circolare, intesa come recupero dei materiali, oggi stanno assumendo un interesse sempre maggiore.

I principali obiettivi del Dipartimento Tecnologie per l’Ambiente sono la messa a punto e lo sviluppo di sistemi innovativi di trattamenti finalizzati al recupero energetico e al recupero delle acque all’interno dei distretti industriali conciari. L’utilizzo di tecnologie innovative grazie alla presenza di nano-agenti modificati e di tecnologie che sfruttano l’ossidazione avanzata, in grado di degradare gli inquinanti recalcitranti presenti nelle acque e trasformare i fanghi conciari in energia e sostanze inerti.

Argomenti di forte interesse per molti settori industriali, come quello conciario, che risultano essere energivori ed utilizzano grandi quantità di acqua.

Nasce l’esigenza di ottimizzare la struttura produttiva per ottenere una più elevata qualità con un minor costo di materie prime, di energia e di impatto ambientale; e allo stesso tempo sono fondamentali la capacità di monitoraggio dei processi energivori e potenzialmente dannosi, e una più accurata e completa gestione dei rifiuti, degli scarti di lavorazione e delle acque di processo e di fognatura, da trasformare in risorsa piuttosto che in un costo socio-economico.

È comunemente riconosciuta l’esigenza di un cambiamento dei modi produttivi e di consumo per renderli più adeguati ad una sostenibilità globale, ambientale e sociale. Ad oggi vi è una diffusa consapevolezza della necessità di processi produttivi competitivi dal punto di vista qualitativo ed economico, ma al tempo stesso praticabili dal punto di vista di un benessere e di una salute visti in modo globale.

 

Sostenibilità e sviluppo. Negli anni passati sembravano temi in antitesi. Oggi non c’è sviluppo senza sostenibilità. Le imprese, a suo giudizio, sono sintonizzate con questa missione?

 

L’accresciuta consapevolezza che lo sviluppo economico stabile e durevole passa attraverso l’incremento della competitività ispirata a criteri di minore impatto ambientale ed utilizzo sostenibile delle risorse, determina la spinta dello sviluppo industriale.

Il mondo dell’alta moda è particolarmente sensibile all’argomento sostenibilità, via motu proprio, o sotto la spinta di associazioni ambientaliste; per questo motivo sono nate associazioni di brand importanti interessate allo sviluppo di programmi per la sostenibilità dei loro prodotti.

Le aziende sanno che per poter essere competitive e rivestire un ruolo leader nel settore di interesse, devono occuparsi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Le imprese sanno anche che oggi riveste un ruolo importante la comunicazione e l’informazione al cliente di quanto impegno si mette in campo per la produzione di un prodotto.

Ciò avviene non solo attraverso le certificazioni ambientali come sistemi, metodologie e strumenti di gestione ambientale (ISO 14001, EMAS, etc.) ma anche di etichette ambientali di prodotto come la PEF (Product Environmental Footprint).

Per poter affermare che un prodotto è sostenibile è necessario analizzarlo con strumenti di valutazione ambientale e socio-economica che ne quantifichino gli impatti sull’ambiente e sui diversi attori della filiera, inclusi i lavoratori, le comunità locali, i consumatori. Riuscire a modellare filiere, spesso complesse e globali, nelle loro relazioni tecnologiche, di mercato e socio-economiche permette di identificare dove è prioritario intervenire e come farlo senza causare trasferimenti di impatto lungo la catena di fornitura e fra comparti ambientali diversi. L’LCA, Life Cycle Assessment, oggi è affiancata dalla Life Cycle Costing e Social-LCA che integrano gli aspetti sociali ed economici.

 

Gaetano Amatruda

Ufficio Stampa SSIP

 

 

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