Author page: Nunzia Marciano

MAGAZINE: World Leather Ottobre/Novembre 2024
MAGAZINE: World Leather Ottobre/Novembre 2024

◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊

 

Rivista di settore: World Leather – Magazine for the leather industry

 

 

E’ stato pubblicato il nuovo numero del magazine inglese “World Leather”, fondato nel 1987, che rappresenta una delle riviste leader a livello mondiale per l’industria della pelle.

Da CPMC – Progetto Chiroteca “The Same 25 steps”
Da CPMC – Progetto Chiroteca “The Same 25 steps”

La progettazione di un guanto che unisce la tradizione dei Guantai Napoletani e le nuove sperimentazioni materiche secondo i trend 2025: è stato questo il lavoro, finanziato dalla Stazione Sperimentale Industria Pelli, di Modia Romano, studentessa dell’Academy Vanvitelli e presentato nell’ambito del progetto promosso dalla “CONSCIOUS LEATHER DESIGN ACADEMY”. La borsa di studio nasce in collaborazione con la Rete di impresa “Chiroteca”, che ha come obiettivo la creazione di una rete sinergica tra la SSIP, l’Unione industriali Napoli, Lineapelle, Gargiulo Leather produttore di pellame, e tre aziende guantaie napoletane: Artigiano del guanto, Gala gloves e Andreano shop. Nell’ambito di questo lavoro tra moda e design Francesco Gargiulo della conceria napoletana Gargiulo Leather ha fornito le pelli su indicazione delle caratteristiche estetiche e morfologiche richieste; Alessandro Pellone di Gala gloves ha offerto il suo know how per lo sviluppo modello, in collaborazione con Cosmind srl, azienda specializzata nella
lavorazione di lamieristica di precisione per la creazione dei ganci in metallo con qrcode,
creato da SSIP dove si possono vedere le fasi di realizzazione del guanto e infine in collaborazione con l’azienda Mc Quadro srl per la laseratura dei materiale in pelle. Tutor in SSIP della Romano, la Dr.ssa Carmelina Grosso, responsabile della Biblioteca e del Coordinamento espositivo scientificostorico della mostra sul guanto. “The Same 25 step”: è questo il titolo del lavoro della Romano, nell’ambito dell’International Academy, proposto da Officina Vanvitelli, con Lineapelle, Academy pensata con l’obiettivo
di sviluppare un modello formativo avanzato relativo al rapporto tra design e pelle, caratterizzato dall’approccio green e dal basso impatto ambientale delle produzioni conciarie italiane.
A spiegare il progetto è la designer Modia Romano: “The Same 25 steps, nasce da una riflessione
storica ed esplora il ricco patrimonio culturale della guanteria napoletana, in particolare quella legata alla scuola del guanto della stazione sperimentale pelli. L’arte guantaria, tramandata nel contesto contemporaneo con le stesse 25 fasi di lavorazione restate immutate nel corso del tempo. E’ un progetto
ispirato dalla filosofia giapponese del kintsugi, dove Il forte valore simbolico di questa arte, viene evocata a trasformare le crepe e le rotture, in segni di una nuova storia contemporanea, tutta da riscrivere. Il progetto
The Same 25 steps fonde arte conciaria, arte guantaia, tecnologia applicata, lavorazioni tecnologiche e sostenibili, combinati con i gesti magici dei mestieri d’arte come il ricamo haute couture, in cui l’empatia verso l’oggetto diventa la leva emotiva e di riconnessione con esso. Una riscoperta.
Serena Iossa
Responsabile Politecnico del cuoio SSIP
Una ricerca ma anche una formazione di qualità, quella offerta dalla Stazione Sperimentale attraverso il Politecnico del Cuoio: ma che cosa vuole dire fare formazione di qualità?
Nelle aziende della filiera pelle, sempre più incisive sono le figure professionali altamente specializzate, che rappresentano un plus qualitativo notevole per quelle imprese che ne colgono l’importanza. Ed è proprio in virtù di tale consapevolezza che il Politecnico del Cuoio della SSIP ha implementato le attività nei principali distretti conciari afferenti alla Stazione Sperimentale, presenti in Campania,
Toscana e Veneto, con un’offerta formativa sia per soggetti privati che pubblici, concreta, ossia tarata sui reali fabbisogni delle aziende del settore e sulle necessità di inserimento lavorativo quasi immediato dei giovani, che è un altro notevole aspetto di una formazione che possa definirsi appunto di qualità. La parola d’ordine in ogni caso è “rete”: ma in che modo si intrecciano le diverse esperienze e i diversi attori che fanno parte del mondo conciario?
Di certo fare rete consente una fusione di know how ed esperienze che giova all’interno settore. Dal nostro punto di vista, fondamentali sono gli ITS che attraverso il lavoro delle Fondazioni ITS Academy MIA, MITA e COSMO, presenti nei tre distretti, arricchiscono il territorio di figure altamente competenti e specializzate e che captano le potenzialità elevate di una formazione realizzata attraverso attive collaborazioni
con gli Istituti tecnici locali, con il mondo universitario ma soprattutto con le imprese del territorio di riferimento, nelle quali poi i giovani formati troveranno collocazione.
Abbiamo collaborazioni oramai consolidate con l’Istituto Cattaneo di San Miniato e con l’ITTE Galilei di Arzignano, sostenute dalla Stazione Sperimentale anche attraverso
l’implementazione di nuovi laboratori innovativi e concerie sperimentali; inoltre una vasta rete di aziende è sempre più coinvolta nelle attività di formazione, sia per far crescere le competenze del proprio
personale che per trasferire alle nuove leve
competenze e know how. Come è nata la vostra collaborazione?  Il guanto è un concetto, oltre che una
tradizione, caro alla Stazione Sperimentale, basti pensare alla nostra Mostra sul Guanto che ha fatto il giro del mondo, e da cui e’ nata anche una rete di impresa Chiroteca coinvolta anch’essa nel progetto della studentessa, e all’importanza che la SSIP attribuisce alle figure tecniche legate alle attività artigianali e antiche, come appunto il guanto, per fare una formazione specializzata ma in una chiave chiaramente moderna, 4.0 che ingloba la transizione verde e quella digitale. Ne e’ l’esempio il QR code presente sul guanto realizzato, fondamentale per la tracciabilita del prodotto, tema molto caro all’intero comparto pelle.
Alessandra Cirafici – Coordinatore del Dottorato di interesse nazionale in design per il Made in Italy
Per Alessandra Cirafici la linea da seguire parte dalla sperimentazione e arriva sino al marketing, per ripensare il Made in Italy, che non modifichi la qualità ma la consapevolezza degli scenari che cambiano. Lineapelle, le imprese, l’università e la ricerca, il tutto con un concetto comune, quello di rete: con quale obiettivo?
Non si può immaginare un percorso che non sia di rete sia quando parliamo di aziende sia di reti concettuali perché non si può immaginare la sperimentazione slegata ad esempio dalla produzione, dai meccanismi di consumo, dai nuovi modelli di business. Tutto questo rende possibile la creazione di un progetto di filiera ma che sia un progetto utile per il nostro paese, e in questa direzione va il dottorato, che
ho il piacere di coordinare e che è il luogo deputato per fare questo dove riusciamo a proporre dei modelli che a partire dalla
ricerca sperimentale sui materiali a finire ai meccanismi di produzione e di consumo, possano rendere una riflessione sul Made in Italy e sul nuovo modo di concepirlo, non più pensabile nella sua modalità tradizionale.
Il Made in Italy è una stagione che è nata, che ha avuto il suo sviluppo: oggi dobbiamo pensare ad un nuovo modo di concepirlo
che non modifichi la qualità di quello che facciamo ma che ne modifichi sicuramente il senso di consapevolezza in uno scenario
che è completamente cambiato.
Il tema di questo numero di CPMC è proprio la qualità, riferita al sistema pelle: come questi due elementi, qualità e tracciabilità
fanno parte di questi processi?
Una parte significativa dei percorsi che stiamo sviluppando all’interno sia delle lauree che dei dottorati sono quelli legati al passaporto
digitale da cui non è possibile prescindere. Dobbiamo imparare a considerare di qualità qualunque processo che sia effettivamente
tracciabile e viceversa, non considerare di qualità i processi, seppure meravigliosi che
non ci consentono un tracciamento. Questo significa modificare non solo i meccanismi di produzione ma anche quelli di acquisto e consumo, e ciò significa educare il consumatore, fare in modo che questo senso di consapevolezza attraversi le strategie
dell’acquisto e rendendo imprescindibile, per noi, cosa stiamo comperando e quindi in un’ottica di CONSCIOUS, consapevolezza,
come non a caso si chiama il nostro percorso di formazione.
Patrizia Ranzo – Responsabile scientifico Officina Vanvitelli
Per Patrizia Ranzo, le certezze del mercato globale vengono meno; la libera circolazione delle merci è minacciata e i brand di lusso cominciano a vedere importanti flessioni delle proprie esportazioni. Da qui la necessità di sperimentare nuovi modelli collaborativi di impresa. Una rete che collega università, ricerca e imprese: come mettere a regime questi tre
attori del made in Italy?
Il sistema economico e produttivo dell’Italia concentra sul Made in Italy e sull’esportazione la sua economia reale, la sua cultura, la
capacità progettuale, creativa e produttiva, attraverso i principali ambiti produttivi delle 4A (arredo-casa, agroalimentare enogastronomia, abbigliamento-moda, automazione-meccanica) e in generale delle industrie creative. Tali ambiti sono espressione della cultura materiale e immateriale dell’Italia, della sua capacità di intrecciare percorsi creativi con il saper fare manifatturiero e le innovazioni tecnologiche.
Questo intreccio genera un livello di qualità percepito e riconosciuto nel mondo che definisce l’identità del nostro Paese.
Attualmente viviamo in un momento molto complesso in cui anche le certezze del mercato globale vengono meno; la libera
circolazione delle merci è minacciata dai recenti avvenimenti ed anche i brand di lusso cominciano a vedere importanti flessioni
delle proprie esportazioni. Di fronte a questo scenario occorre sperimentare nuovi modelli collaborativi di impresa, basati sulla capacità
di rispondere ai cambiamenti con velocità, aiutati dalle nuove tecnologie e dalla qualità ambientale delle produzioni. I dati recenti elaborati da Confindustria Moda ci raccontano che la performance del settore TMA (Tessile, Moda e Accessorio) ha avuto un aumento di fatturato, rispetto agli anni precedenti, del 3,2% con un aumento delle vendite a valore e una diminuzione dei volumi; c’è stata una perdita di marginalità dovuta all’aumento dei costi di energia e materie prime. Questi dati, al momento quasi positivi,
descrivono una situazione in movimento, inscritta negli scenari contemporanei dettati dall’incertezza dei mercati. Appare chiaro
che strategie immediate sono necessarie allo scopo di sostenere e rafforzare trend positivi; la ricerca assume un ruolo fondamentale, ma
in un sistema condiviso e connesso di attori.
La nostra Officina Vanvitelli agisce lungo tali linee strategiche, e lo può vedere in modo molto palese attraverso le piccole e grandi
innovazioni alle quali arriviamo insieme alle imprese a livello nazionale e locale. Innovazioni sostenute dalla sostenibilità dei processi
progettuali e produttivi, a monte e a valle di questi. Inoltre il modello imprenditoriale delle imprese coese, fortemente competitivo
come dimostrano i dati relativi alle esportazioni, è fortemente connesso ai modelli di produzione in ambito di economia
circolare, in quanto il controllo di tutta la linea di approvvigionamento, produzione e smaltimento è il presupposto necessario del
requisito di sostenibilità ambientale. In questo numero della nostra rivista parliamo di qualità e tracciabilità: come inserire, secondo lei, questi due elementi quando parliamo di made in Italy e di pelle?
A partire dal 2025, i prodotti italiani saranno obbligati ad essere dotati di passaporto digitale del prodotto (DPP), regolamentato
e richiesto dalla Comunità Europea per la circolazione delle merci nel mercato unico europeo. La tracciabilità sarà un requisito
non più opzionale che sarà identificabile sempre di più con la certificazione di qualità del prodotto, legata al saper fare dei territori
e alla sostenibilità ambientale e sociale della sua produzione. Il DPP, inizialmente, potrebbe essere oneroso per le piccole
e medie imprese, ma già alcune aziende storiche lo stanno sperimentando su base volontaria, allo scopo di sperimentare la sua
regolamentazione. Ciò che appare chiaro è che tracciabilità, qualità, sostenibilità ambientale e sociale, ricerca portano a
modelli imprenditoriali necessariamente connessi strettamente in filiera. Nel comparto produttivo della pelle, eccellenza campana,
le imprese più significative già sperimentano scelte produttive rigorose a vantaggio dell’ambiente, ma appaiono sempre più
necessarie scelte strategiche e innovative basate su visioni consapevoli ed avanzate in grado di anticipare mutamenti e favorire
competitività e resilienza.
Roberto Liberti – Coordinatore Conscious Leather Design Academy
Per Roberto Liberti, la parola d’ordine è innovazione, anche attraverso l’AI, a cui nessuno degli attori della filiera può o deve
sottrarsi. Rete e ricerca insieme per la qualità, concetto trasversale e imprescindibile.
La qualità è fondamentale in questo progetto pilota: qualità del progetto, delle aziende, del design e della sperimentazione,
con la contaminazione di tutta la filiera, guantai, Chiroteca, Lineapelle che è una vetrina. Infatti, con Modia Romano che è
una designer di guanti, abbiamo puntato proprio a questo, in un “cortocircuito”, tra lei, la Stazione sperimentale, la mostra
del guanto e Chiroteca. Questo spingerà, attraverso una sperimentazione innovativa, i guantai a creare dei nuovi progetti, perché
bisogna pensare al futuro, che utilizzi anche l’Intelligenza Artificiale come abbiamo visto per Conscious, coinvolgendo nella filiera
aziende che hanno un approccio innovativo.
Così come fondamentale è tracciare il prodotto: nel progetto di Modia Romano c’è proprio un QRcode, realizzato con
un’azienda specifica di Limatola, all’interno della chiusura del guanto, che permette di tracciare tutte le fasi di lavorazione, le 25 fasi,
messe in atto dalla SSIP.

ROADSHOW MICS: Alla Stazione Sperimentale i partner di Spoke 4  MICS – Made in Italy Circolare e Sostenibile
ROADSHOW MICS: Alla Stazione Sperimentale i partner di Spoke 4 MICS – Made in Italy Circolare e Sostenibile

In occasione della II tappa del Roadshow MICS a Napoli è stata organizzata una visita alla Stazione Sperimentale, riservata ai partner di Spoke 4 del partenariato MICS – Made in Italy Circolare e Sostenibile.Oltre trenta i partecipanti, entusiasti del momento di scoperta e networking, che hanno avuto l’occasione di conoscere da vicino la Stazione e di avere contezza delle attività. Accolti dal Direttore Generale SSIP, Edoardo Imperiale e dalla Responsabile della Ricerca SSIP, Claudia Florio, dopo una presentazione della attività dell’ente di ricerca di Pozzuoli, con Gianluigi Calvanese, Responsabile Area Laboratori e Servizi alle Imprese hanno poi visitato i laboratori e con Carmelina Grosso, Responsabile della Biblioteca, hanno ascoltato il racconto della Mostra sulla Scuola del Guanto.

L’incontro è stato anche l’occasione per approfondire il progetto della SSIP, nell’ambito dello Spoke 4, SOLARIS (Sustainable Options for Leather Advances and Recycling Innovative Solutions) i cui obiettivi di ricerca sono: lo sviluppo di nuovi materiali circolari e materiali per la moda con proprietà aggiunte e lo sviluppo di tecnologie green per monitorare i processi di produzione. Con le attività di ricerca svolte dalla SSIP, il settore conciario si pone ancor di più come esempio di modello industriale sempre più attento all’ambiente, senza rinunciare alla qualità che da sempre contraddistingue il prodotto pelle italiano. Con le attività di ricerca svolte dalla SSIP all’interno di MICs, il settore conciario si pone ancor di più come esempio di modello industriale sempre più attento all’ambiente, senza rinunciare alla qualità che da sempre contraddistingue il prodotto pelle italiano.

 

ROADSHOW MICS: Inaugurata a Napoli la  nuova sede della Fondazione MICS  che consolida il ruolo della SSIP nei programmi di ricerca governativi a favore della filiera Pelle
ROADSHOW MICS: Inaugurata a Napoli la nuova sede della Fondazione MICS che consolida il ruolo della SSIP nei programmi di ricerca governativi a favore della filiera Pelle

La ricerca, l’innovazione, le persone, i numeri e lo storytelling, i risultati raggiunti in questi due anni con protagonista il Made in Italy, Circolare e Sostenibile: la II tappa a Napoli del Roadshow MICS, promosso dalla Stazione Sperimentale e da UNINA, nel Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio, è stato un momento non solo di divulgazione di ciò che MICS ha consentito di fare, in termini di ricerca e sinergie in questi mesi, ma anche un punto sulle prospettive future, su temi specifici e pregnanti tra cui il connubio tra la pelle e l’ampio settore tessile e moda, fondamentale per il rilancio da un lato e la difesa dall’altro, del nostro Made in Italy, in un’ottica di sostenibilità e circolarità. Tra i panel della giornata, moderati da Gerardo Ausiello, Capo redattore de Il Mattino, “Pelli e moda: il Made in Italy guida il rinnovamento”; “MICSxSUD: il Partenariato e altre opportunità”.

Dopo gli interventi introduttivi di Antonio Lanzotti, Delegato  per MICS del Rettore Università degli Studi di Napoli “Federico II e di Valeria Fascione, Assessore con delega alla Ricerca, Innovazione e Startup di Regione Campania, sono intervenuti esponenti della ricerca, del sistema imprenditoriali e delle istituzioni governative, tra cui Fabrizio Cobis, del Ministero dell’Università e della Ricerca che ha sottolineato “Con grande piacere l’importanza di questa giornata, che dà il giusto riconoscimento a un investimento così significativo. L’ambizione è fare qualcosa di grande, impiegare bene e velocemente le risorse, realizzare cose in grado di rimanere. Il Partenariato MICS si segnala per aver raccolto questa sfida, fin dal primo giorno. Vi ringrazio per ciò che state facendo”. A presidiare il panel, “Pelli e moda: il Made in Italy guida il rinnovamento”, il Direttore Generale della SSIP Edoardo Imperiale che ha evidenziato come “questo importante programma nazionale finanziato dal PNRR rappresenta una pietra miliare per il futuro delle filiere produttive italiane, con l’obiettivo di promuovere modelli industriali basati sull’economia circolare, riduzione dell’impatto ambientale e valorizzazione del patrimonio manifatturiero del nostro Paese. Questa II tappa del Roadshow”, continua Imperiale “contribuisce ad approfondire temi e questioni al centro del progetto e la SSIP assicura la sua parte. In collaborazione con l’Università di Napoli Federico II e con imprese leader, la SSIP sta  mettendo in campo la propria expertise per sviluppare soluzioni innovative volte a migliorare i processi produttivi nel settore conciario con particolare riferimento all’ottimizzazione del riutilizzo degli scarti di lavorazione, trasformandoli in nuove risorse per l’industria; le opportunità offerte dai materiali innovativi, come la pelle rigenerata; la riduzione delle emissioni per una filiera sempre più green; l’adozione di processi di concia sostenibili e tecnologie avanzate anche per rispondere alla crescente domanda di trasparenza e tracciabilità da parte dei consumatori”

 

A margine del panel “MICSxSUD: il Partenariato e altre opportunità” si è svolta, infine, l’inaugurazione presso il Polo di San Giovanni a Teduccio della Sede Sud di MICS, che ospiterà anche la SSIP, un nuovo HUB  dedicato alla crescita del Mezzogiorno, ponendosi come punto di riferimento per la formazione, la ricerca e l’innovazione, con un focus particolare sullo sviluppo di nuovi materiali e le loro applicazioni nell’Arredamento, Filiera Moda  e Automazione-Meccanica.

CTC ENTERPRICES: FRANÇAISE DU CUIR, INCLUSIONE NEL CUORE DELLA RSI
CTC ENTERPRICES: FRANÇAISE DU CUIR, INCLUSIONE NEL CUORE DELLA RSI

◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊

 

Rivista di settore: CTC entreprises

Questa rivista, finanziata mediante la contribuzione delle industrie francesi del cuoio, delle calzature, della pelletteria e dei guanti, viene distribuita gratuitamente dalle aziende associate del “Centre Technique du Cuir – CTC”.

Formazione – La SSIP alla Cerimonia di Apertura del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”
Formazione – La SSIP alla Cerimonia di Apertura del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”

La Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e Materie Concianti, ha preso parte, con il DG SSIP Edoardo Imperiale e la Responsabile ricerca SSIP Claudia Florio, alla Cerimonia di Apertura del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”: anche per l’anno accademico 2024-2025 la Stazione Sperimentale rinnova, infatti, la collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”, ed in particolare con il Dipartimento di Management, dove svolgerà la quarta edizione del Corso di formazione di Scienze Merceologiche. Il corso è destinato agli Ufficiali delle Forze Armate, interessati approfondire gli aspetti di chimica applicata e scienze merceologiche, per la sezione cuoio. Il corso rientra nell’ambito delle attività di formazione e divulgazione scientifica del Politecnico del Cuoio ed è coordinato da Florio. Imperiale ha sottolineato il lavoro della SSIP e l’obiettivo della collaborazione: “La Stazione Sperimentale Pelli porta avanti da anni un lavoro di ricerca avanzata e innovazione, e siamo orgogliosi di poter mettere queste competenze al servizio della vostra formazione. L’obiettivo di questo corso è duplice: da un lato, fornire strumenti tecnici e analitici per una valutazione approfondita della qualità e della provenienza dei materiali; dall’altro, promuovere una comprensione critica delle innovazioni e delle sfide presenti nell’industria dei materiali e delle sostanze chimiche, fattori determinanti per le vostre attività operative e gestionali”.

Con la SSIP sono intervenuti, tra gli altri: il prof. Giovanni DI Bartolomeo, Preside della Facoltà di Economia; Brig. Gen. Salvatore Sansone, Comandante Commissariato e Vice Comandante Logistico dell’Esercito; Ten. Gen. Stefano Rega, Direttore Centrale di BILANDIFE e Capo del Corpo di Commissariato dell’Esercito.

DA CPMC – AA. VV: “Utilizzo di tecniche avanzate di microscopia ottica per l’analisi delle pelli a supporto dell’eccellenza del Made in Italy”
DA CPMC – AA. VV: “Utilizzo di tecniche avanzate di microscopia ottica per l’analisi delle pelli a supporto dell’eccellenza del Made in Italy”

Il “Made in Italy” rappresenta da sempre un sinonimo di qualità, eleganza e artigianalità nel mondo della moda e del design. Tra i materiali che incarnano al meglio questi valori, la pelle occupa un posto di rilievo. Utilizzata per la produzione di articoli di abbigliamento, pelletteria, calzature, interni di automobili, di componenti di arredo e, più in generale, articoli destinati al mercato del lusso, la pelle italiana è rinomata per la sua eccellenza in termini merceologici e le sue elevate prestazioni. Le pelli di alta qualità sono il frutto di una lunga tradizione artigianale e di un’accurata selezione delle materie prime. Ogni fase del processo produttivo, dalle operazioni di riviera, alla concia, post-concia e rifinizione, è eseguita con meticolosa attenzione per garantire un prodotto finale privo di difetti1-4. Questo livello di perfezione non solo conferisce un valore estetico e tattile ineguagliabile, ma assicura anche una maggiore durata e resistenza nel tempo. La pelle naturale, che costituisce un sottoprodotto dell’industria alimentare, è sottoposta a trattamenti fisici e chimici che conferiscono al materiale una notevole resistenza meccanica e stabilità contro il calore, l’umidità e l’usura. Le caratteristiche uniche della pelle includono una struttura specifica formata da pori e follicoli piliferi, che variano a seconda della specie animale da cui proviene; in tal senso, la corretta identificazione di queste caratteristiche fisiologiche, scongiura il rischio di frode commerciale attraverso l’etichettatura ingannevole, dove la provenienza dell’animale può essere falsamente dichiarata per aumentare il valore del prodotto. Materiali alternativi che imitano la pelle, inoltre, sono prodotti attraverso processi industriali che utilizzano di sovente materiali plastici per creare un prodotto che simula l’aspetto e la sensazione della pelle naturale. Questa alternativa è diventata popolare grazie al suo costo inferiore e alla possibilità di produzione in massa. Tuttavia, i materiali alternativi, oltre a presentare aspetti potenzialmente penalizzanti sul piano ambientale, presentano anche limitazioni significative, come la scarsa permeabilità, e la bassa durabilità. Inoltre, sul piano ecotossicologico, i materiali alternativi possono contenere sostanze chimiche nocive, che potrebbero rappresentare rischi significativi per la salute dei consumatori. Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse nel distinguere tra pelle, nota per la sua qualità e autenticità e materiali alternativi, particolarmente per il “Made in Italy”. Questo interesse è dovuto alla necessità di proteggere l’integrità del prodotto italiano di punta, nei settori produttivi rappresentati, minacciato dalla diffusione di materiali sintetici che imitano la pelle. Le tecnologie avanzate di analisi e certificazione sono diventate fondamentali per garantire l’originalità dei prodotti italiani5 . Prodotti falsificati, spesso realizzati con materiali scadenti e tecniche di lavorazione inadeguate, non solo danneggiano l’immagine del “Made in Italy”, ma compromettono anche la fiducia dei consumatori e minano l’economia delle imprese artigiane. Tecnologie avanzate di analisi sono inoltre importanti per la rilevazione di difetti e imperfezioni sia durante il ciclo di lavorazione che nel prodotto finito, in modo da garantire l’elevato livello di qualità connesso con il Made in Italy. In questo lavoro è stata utilizzata una tecnica di microscopia ottica avanzata per analizzare la texture di superfici estese di pelle e per caratterizzarne le proprietà e gli eventuali difetti. Tale approccio combina l’uso di un microscopio ottico automatizzato, collegato ad una telecamera ed equipaggiato con obiettivi per campo chiaro ed epifluorescenza, con tecniche di analisi delle immagini. Il microscopio è dotato di una piattaforma di posizionamento motorizzata che consente di spostare il campione in maniera controllata e ad alta precisione. L’acquisizione delle immagini viene effettuata in due modalità principali: • Campo chiaro: la luce bianca viene trasmessa o riflessa dal campione, illuminando la superficie e rivelando dettagli strutturali e difetti. • Epifluorescenza: utilizza specifiche lunghezze d’onda di luce per eccitare le molecole fluorescenti nel campione, rivelando caratteristiche non visibili in condizioni normali. Questa tecnica è particolarmente efficace per evidenziare difetti nascosti grazie a trattamenti chimici o coloranti applicati alla pelle. Con queste tecniche, è possibile ottenere una visione dettagliata del campione. Utilizzando il sistema di posizionamento motorizzato, viene effettuata una scansione automatica del campione, in cui la telecamera acquisisce le immagini che vengono poi assemblate insieme attraverso un algoritmo di “stitching”. Viene così generata un’immagine composita di notevoli dimensioni spaziali (dell’ordine dei cm). Questa immagine può essere esaminata nel suo complesso mediante routine di analisi delle immagini e/o ingrandita per estrarre caratteristiche specifiche. Come esempio, le immagini riportate in Fig. 1 mostrano un’immagine singola in campo chiaro (a) e due immagini composite derivanti da mosaici 4×4 (b e c), acquisendo in quest’ultimo caso 16 immagini in due diversi canali (quello del Nile Red e quello del FITC). Le immagini in epifluorescenza mostrano un segnale apprezzabile in entrambi i canali utilizzati, che può essere attribuito non solo a riflessione della luce, ma anche all’autofluorescenza della pelle. Per verificare questa attribuzione, sono state condotte delle osservazioni anche nella sezione trasversali di campioni di pelle, come illustrato di seguito.

Sono stati esaminati un campione di pelle ed uno di materiale alternativo acquisendo mosaici 5×5 in 3 canali fluorescenti (FITC, Dapi e Nile Red), a parità di condizioni sperimentali. Quello che si evince dalle immagini di Fig. 2 a e b è la sostanziale differenza tra i due campioni; in particolare, nel campione di pelle in Fig.2a si osserva chiaramente la struttura superficiale della pelle con prevalenza nel canale del Dapi, mentre in Fig. 2b il campione di materiale alternativo non è chiaramente visibile ed in questo caso a prevalere è il canale del Nile Red.

 

In Fig. 2c e d sono invece presentate delle immagini della sezione trasversale dei due campioni (pelle e materiale alternativo). In Fig. 2c, relativa al canale in DAPI come esempio, si può notare come il campione di pelle mostra una limitata fluorescenza nella sezione (risultati simili sono rilevabili nei canali di fluorescenza nel rosso e nel verde). La Fig. 2d mostra invece una notevole fluorescenza per il campione di materiale alternativo nella sezione esaminata. Si può quindi evincere che la fluorescenza osservata nel campione di pelle in Fig. 2a sia prevalentemente il risultato di una riflessione, mentre la fluorescenza osservata per il campione di materiale alternativo in Fig. 2b possa essere dovuta almeno in parte ad un’autofluorescenza del materiale. In conclusione, la scansione automatica di campioni di pelle al microscopio consente l’esame di superfici dell’ordine dei cm con una risoluzione dell’ordine dei micron. Oltre a consentire di individuare in campo chiaro eventuali difetti morfologici presenti nel campione, la scansione può essere effettuata in epifluorescenza per rilevare caratteristiche di tipo chimico e fisico. Come sviluppo futuro c’è l’osservazione sistematica di campioni diversi sia nel piano della pelle che lungo la sezione trasversale in modo da avere una prospettiva più ampia per valutare la struttura interna del materiale, andando oltre l’analisi dello strato superficiale. Studiare il legame tra la microstruttura interna e quella esterna è un aspetto importante per la caratterizzazione della qualità e della durabilità dei prodotti in pelle. L’utilizzo di tecniche di acquisizione motorizzata di immagini al microscopio di ampie superfici di pelle, come descritto in questo articolo, rappresenta un contributo per l’indagine di campioni su una scala estesa (dell’ordine dei cm), con possibili ricadute applicative nella rilevazione di difetti e nell’identificazione di prodotti contraffatti.

 

Ringraziamenti Questo studio è stato supportato dal progetto MICS (Made in Italy Circolare e Sostenibile), finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – missione 4 componente 2, investimento 1.3 – D.D. 1551.11- 10-2022, PE00000004). Si ringrazia il CEINGE Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore (Via Gaetano Salvatore 486, 80145 NAPOLI) ed in particolare l’ing. Antonella Panarelli per il supporto fornito nell’acquisizione delle immagini. Bibliografia 1 Florio, C. & SSIP, R. R. PROGETTO SOLARIS: APPROCCI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E CIRCOLARE DELLA FILIERA DEL CUOIO. Chimica & L’Industria 24 (2024). 2 Sharma, A., Srinivasan, V., Kanchan, V. & Subramanian, L. in Proceedings of the 23rd ACM sigkdd international conference on knowledge discovery and data mining. 2011-2019. 3 Liu, C.-K., Latona, N. P., Lee, J. & Cooke, P. H. Microscopic observations of leather looseness and its effects on mechanical properties. (2009). 4 Borlandelli, C. M. & Mahltig, B. Leather types and fiber-based leather alternatives-an overview on selected materials, properties, microscopy, electron dispersive spectroscopy eds and infrared spectroscopy. Annals of Textile Engineering and Fashion Technology 1 (2022). 5 Varghese, A., Jain, S., Prince, A. A. & Jawahar, M. Digital microscopic image sensing and processing for leather species identification. IEEE Sensors Journal 20, 10045-10056 (2020).

Focus Scientifico: Garanzia nella compravendita delle pelli: contestazione su vizi nei contratti di vendita e di subappalto
Focus Scientifico: Garanzia nella compravendita delle pelli: contestazione su vizi nei contratti di vendita e di subappalto

Quando si parla di compravendita delle pelli, è sempre opportuno che la Conceria ed il Cliente contrattualizzino tutti i possibili aspetti per evitare l’insorgere di successive contestazioni dei pellami.

Quando le parti contraenti sono in Italia, oltre alle prescrizioni del Codice Civile, è possibile sottoscrivere condizioni integrative in tutta la documentazione a valore contrattuale, cioè nelle fatture, nei DDT e/o negli ordini e nelle conferme d’ordine, oppure utilizzare strumenti condivisi a livello internazionale quali, ad esempio, i Contratti Internazionali N. 6 e N. 7 dell’ICT (International Council of Tanners) [1] relativamente alle pelli grezze e a quelle finite.

In molti casi le aziende del settore non prevedono tali pratiche; per tale motivo accade di sovente di ricevere richieste di chiarimenti su possibili contestazioni per difformità merceologiche delle pelli. Ciò anche dopo mesi o addirittura anni dall’avventa compravendita.

Le contestazioni effettuate alle Concerie sono in genere conseguenti a non conformità (vizi o difformità dei prodotti) a requisiti presenti in capitolati tecnici e che prevedono l’esecuzione di prove di laboratorio (es. prove di solidità del colore, di resistenza meccanica o di resistenza della rifinizione), con conseguente reclamo e richiesta di applicazione di garanzie.

Come dovrebbe comportarsi la Conceria? I casi possibili sono 3: l’esistenza di sottoscrizioni di condizioni particolari tra le parti, l’utilizzo di contratti di settore, l’assenza di documenti con rilevanza contrattuale.

Prendiamo il caso di un contratto di vendita di pelli finite. Qualora non esistano evidenze di natura contrattuale stipulate tra le aziende, può essere fatto un rimando al Contratto Internazionale N. 7 che riporta nei punti 3 “Qualità” e 20 “Reclami” le seguenti clausole:

  • (3.2) Salvo diversa indicazione nella Clausola 1, il Venditore non garantisce che i beni siano adatti allo scopo per il quale potrebbero essere richiesti o utilizzati, né è responsabile per eventuali difetti che si manifestano dopo che i beni sono stati messi in uso, né per danni che sorgano nel corso della produzione o comunque derivanti dal loro utilizzo.
  • (20.2) La qualità, la descrizione, le misure, il peso e/o le condizioni della pelle sono da considerarsi approvati, salvo che il compratore finale non notifichi un reclamo entro 14 giorni lavorativi dall’arrivo della pelle presso il luogo di ispezione o dalla sua messa in deposito sotto il controllo del compratore (gli intermediari avranno ulteriori 4 giorni lavorativi), ma in nessun caso oltre 28 giorni dopo l’ultimo giorno di sbarco al porto di destinazione/luogo di consegna.
  • (20.3) Il compratore deve mantenere la spedizione nel suo stato originale, soggetta alla necessaria ispezione, ma almeno l’80% della quantità deve essere in condizioni chiaramente identificabili come il suo stato originale, a meno che il venditore non abbia concordato diversamente.
  • (20.6) Il venditore deve rispondere alle richieste di reclamo tempestivamente, ma entro 5 giorni lavorativi.

Il Contratto Internazionale stabilisce chiaramente i vincoli tra le parti e le modalità di gestione, anche in termini temporali, di un eventuale reclamo, indicando anche l’obbligo da parte del Cliente di mantenere un corretto mantenimento (es. stoccaggio) dei prodotti, ed escludendo il Venditore da qualsiasi vizio insorto sui manufatti in fase di utilizzo o nelle fasi di produzione.

Qualora non sia applicabile il Contratto Internazionale ed i contraenti siano italiani, per i contratti di vendita restano comunque applicabili i principi generali previsti dal Codice Civile; in base a tale natura contrattuale si sarebbe applicato l’art. 1495 del Codice Civile per il quale la denuncia del vizio occulto deve avvenire, a pena di decadenza, entro 8 giorni dalla sua scoperta purché entro un anno dalla consegna del bene.

Altro caso, invece, è quando il rapporto tra Cliente e Conceria non sia inquadrabile come contratto di vendita, ma come contratto di subappalto di una specifica lavorazione. In tal caso, visto che la Conceria non vende proprie pelli, ma effettua soltanto una lavorazione in subappalto/subfornitura su materia prima o semilavorata fornita dal Cliente, non è sicuramente applicabile il Contratto Internazionale N. 7, e, sempre nel caso in cui le aziende contraenti siano italiane, la garanzia dei vizi è disciplinata dalla normativa prevista per l’appalto di cui all’art. 1667 del Codice Civile. Per tale fattispecie, il Codice Civile prevede che la denuncia dei vizi occulti riscontrati dal Committente debba avvenire entro 60 giorni dalla scoperta, purché entro due anni dalla consegna dei pellami.

A prescindere dalla tipologia di contratto, è noto che la pelle, sia allo stato finito che in quello di semilavorato, abbia caratteristiche merceologiche non correlate esclusivamente alla qualità delle lavorazioni subite, ma anche dalle condizioni di trasporto ed immagazzinamento (es. ambienti eccessivamente umidi o freddi). Per tale ragione, al fine di evitare contestazioni su vizi dei prodotti forniti o lavorati e relativi reclami sulla garanzia, è sempre consigliato stabilire a priori le condizioni specifiche, sia nel caso di contratto di vendita che in regime di subappalto. Ciò vista anche la difficoltà nel dimostrare il mantenimento delle condizioni delle pelli sia da parte del Committente che della Conceria.

[1]       https://leather-council.org/what-we-do/international-contracts

A cura di Rosario Mascolo

Articolo scritto con la collaborazione di:

  • Gianluigi Calvanese (Responsabile Area Analisi, Consulenza e Certificazioni della Stazione Sperimentale)
  • Giovanna Vitiello (Ufficio Legale UNIC – Concerie Italiane)

Pubblicato il: 20 Nov 2024 alle 11:07

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