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End of Waste e Materie prime secondarie: il nuovo quadro normativo
End of Waste e Materie prime secondarie: il nuovo quadro normativo

Il nuovo art. 184 ter del D.Lgs. 152/06, intitolato “cessazione della qualifica di rifiuto”, stabilisce le condizioni per potere escludere la qualifica di rifiuto. La normativa prevede che una sostanza che è diventata rifiuto e che quindi deve essere gestita nel rispetto della disciplina di settore, possa tornare ad essere gestita come non rifiuto solo dopo essere stata sottoposta ad un processo di recupero. 

 

Prima dell’introduzione dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006 aggiornato al 28/2/2021, il fine vita del rifiuto è stato a lungo identificato nella categoria delle materie prime secondarie (MPS), escluse dal regime dei rifiuti.

 

Concetti quali quello di materie prime seconde e materie secondarie si ricollegavano all’effettivo reimpiego del materiale, in assenza del quale esse tornavano a dover essere qualificate come rifiuti. Oggi tali concetti vengono sostituiti con quello di end of waste. La direttiva comunitaria prevede che vengano stabiliti appositi criteri che devono essere soddisfatti dai prodotti che originano da operazioni di recupero affinché gli stessi non rientrino più nella definizione di rifiuto. 

 

La Direttiva Comunitaria, recepita dall’art. 184 ter del D. Lgs. 152/06, prevede che tali criteri dovrebbero riguardare i rifiuti edili, i rifiuti in carta e in vetro, i metalli, gli pneumatici e i rifiuti tessili. Secondo il comma 1 dell’art. 184 ter un rifiuto cessa di essere tale, quando viene sottoposto ad un’operazione di recupero, rispettando le seguenti condizioni:

 

  1. La sostanza o l’oggetto è destinata ad essere utilizzata per scopi specifici;
  2. Esiste un mercato o una domanda per tale oggetto;
  3. La sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  4. L’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana

 

Le novità rispetto alla precedente disciplina consistono:

 

    • nella modifica della terminologia, non esistendo più le “materie prime secondarie” ma solo prodotti che cessano di essere rifiuti (c.d. “end of waste”); 
    • nella sufficienza della sola esistenza di un mercato e di una domanda per il prodotto, non essendo più ritenuto necessario anche il valore economico del prodotto; 
    • nel fatto che l’operazione di recupero può consistere anche solo nel controllo dei rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle suddette condizioni. 

 

E’ importante sottolineare che non è venuta meno la necessità che il rifiuto sia sottoposto ad operazione di recupero, perché possa essere definitivamente sottratto alla disciplina in materia di gestione dei rifiuti.

 

Le attività di recupero sono definite come ‘qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale’.

 

L’attività di recupero, come definita dall’art. 183, costituisce una fase della gestione del rifiuto, che deve in ogni caso essere effettuata da un soggetto autorizzato. 

 

In diverse sentenze è stata ribadita la necessità che risulti dimostrata l’intervenuta effettuazione di attività di recupero. Attività che deve essere condotta nel rispetto di quanto previsto, per le autorizzazioni in procedura semplificata, dai 

 

    • D.M. 5 febbraio 1998, per i rifiuti non pericolosi
    • D.M. 12 giugno 2002, n. 16, per i rifiuti pericolosi
    • D.M. 17 novembre 2005, n. 269, per i rifiuti pericolosi provenienti dalle navi

 

mentre per le autorizzazioni in procedura ordinaria (e AIA) ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006.

 

In ambito conciario alcuni dei materiali che vengono sottoposti a recupero sono rappresentati dai codici CER 04.01.08 Cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti cromo, CER 04.01.09 rifiuti delle operazioni di confezionamento e finitura, e CER 04.01.99.

 

Il D.M. 05.02.98 all’allegato 1 sub-allegato 1, paragrafo 8 ai punti 8.1, 8.5, 8.6, 8.7 e 8.8 riporta le indicazioni relative alla tipologia di recupero che può essere effettuata in funzione del diverso rifiuto non pericoloso di partenza. Se ne riporta uno stralcio di seguito.

 

8. RIFIUTI DERIVATI DA OPERAZIONI DI CONCIATURA E DALL’UTILIZZO DEL CUOIO E RIFIUTI TESSILI

 

8.1 Tipologia: olio di follone [040199].
8.1.1 Provenienza: ingrassaggio delle pelli per pellicceria.
8.1.2 Caratteristiche del rifiuto: olio denso a base di olio minerale, lanolina e altri grassi naturali penetranti.
8.1.3 Attività di recupero: a) attività edilizie come distaccante per cemento [R3]; b) recupero tal quale nell’industria conciaria per l’ingrassaggio della pelle [R3].

 

8.5 Tipologia: trucioli, ritagli e altri rifiuti di cuoio [040109] [040199].
8.5.1 Provenienza: industria conciaria, calzaturiera, della pelletteria e dell’abbigliamento in genere.
8.5.2 Caratteristiche del rifiuto: filamenti corti arricciati e piccoli pezzi di tessuto fibroso collagenico.
8.5.3 Attività di recupero: a) mescolamento con altre materie (lattice) in macchine impastatrici, essiccamento e bobinatura in rulli; oppure trattamento di parziale idrolisi con essiccamento e vagliatura, eventuale torrefazione [R3]; b) riutilizzo tal quale nell’industria manufatturiera e della pelletteria [R3].
8.5.4 Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: a) cuoio rigenerato, cuoio torrefatto; b) manufatti in cuoio e in pelle di limitate dimensioni.

 

8.6 Tipologia: scarti solidi conciati al vegetale [040108] [040109].
8.6.1 Provenienza: fasi di spaccatura, rasatura, rifilatura e smerigliatura dell’industria conciaria e del settore manifatturiero.
8.6.2 Caratteristiche del rifiuto: ritagli di tessuto fibroso collagenico di dimensioni variabili. 8.6.3 Attività di recupero: idrolisi con successiva essiccazione e vagliatura per la produzione di cuoio rigenerato [R3].
8.6.4 Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: cuoio rigenerato adatto al riutilizzo nell’industria manifatturiera.

 

8.8 Tipologia: carniccio di scarnatura, rasatura, spaccatura e pezzamatura in pelo [040108] [040199]
8.8.1 Provenienza: industria conciaria, fasi di scarnatura, rasatura, spaccatura e pezzamatura in pelo.
8.8.2 Caratteristiche del rifiuto: polvere più o meno fine e/o rifiuti di pellame.
8.8.3 Attività di recupero: industria delle colle, delle gelatine, degli idrolizzati proteici [R3]; 8.8.4 Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: colle, gelatine e idrolizzati proteici nelle forme usualmente commercializzate.
A titolo di esempio, le attività di recupero previste dal D.M. 05.02.98 per i rifiuti di interesse del settore conciario, consentono la produzione di cuoio rigenerato, l’industria delle colle, delle gelatine, ingrassanti, distaccanti per cementi e idrolizzati proteici.

 

 

 

Contributo scientifico a cura di ing. Daniela Caracciolo, Coordinatore tecnico-scientifico Dipartimento Tecnologie per l’Ambiente di SSIP

Visita didattica degli Ufficiali delle Forze Armate presso la Stazione Sperimentale
Visita didattica degli Ufficiali delle Forze Armate presso la Stazione Sperimentale

Nell’ambito del 101° Corso in Merceologia e Chimica Applicata, promosso dal Dipartimento di Management – Sapienza Università di Roma, in collaborazione con la Stazione Sperimentale che, rinnovando una antica tradizione, ne cura la sezione dedicata al cuoio, si è svolta nei giorni 10 ed 11 maggio una sessione didattica ad alto contenuto dimostrativo, presso la sede dell’istituto di ricerca, c/o il Parco Tecnologico del Comprensorio Olivetti di Pozzuoli.

 

La sezione del corso coordinata dalla Stazione Sperimentale, della durata di 60 ore, affronta disparate tematiche di interesse sia concettuale che pratico, che coprono argomenti di particolare interesse per gli Ufficiali, che dovranno gestire le attività di procurement per uffici tecnici delle centrali di committenza, nell’ambito dei relativi Corpi di appartenenza. Gli argomenti trattati, spaziano nello specifico dagli aspetti collegati alle caratteristiche merceologiche delle pelli ed alla terminologia dei cuoi commercializzati, alle caratteristiche di sostenibilità dell’industria conciaria italiana, agli aspetti analitici e normativi che riguardano le prove chimiche e fisico-meccaniche sul cuoio, agli approcci diagnostici per il monitoraggio della qualità dei processi e dei prodotti, all’approfondimento di specifici temi, riguardanti ad esempio gli strumenti di verifica dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) applicabili al settore conciario.

 

 

L’arricchimento formativo, in materia di cultura tecnica del cuoio, si è quindi perfezionato attraverso attività sia frontali che dimostrative, presso le aule didattiche ed i laboratori della sede di Pozzuoli della Stazione Sperimentale, nell’ambito delle due giornate, durante le quali gli Ufficiali sono stati affiancati da tecnici e ricercatori della SSIP esperti in materia di controllo delle caratteristiche di qualità, di sostenibilità e di performance dei cuoi e dei prodotti in cuoio.

 

a cura di Claudia Florio, Coordinatore scientifico della didattica del Politecnico del cuoio

Metodo per la speciazione di Aldeidi di interesse conciario 
Metodo per la speciazione di Aldeidi di interesse conciario 

Nella pratica conciaria i composti di natura aldeidica possono trovare diversa applicazione in ragione delle peculiari caratteristiche chimiche che ne consentono un’efficace interazione con la matrice cuoiosa, o anche l’utilizzo quali intermedi per la preparazione di prodotti chimici.

Laddove per la Formaldeide esistono già restrizioni di diversa natura

‘Innovation Leather Manager’ nuove competenze tecniche e gestionali per le imprese
‘Innovation Leather Manager’ nuove competenze tecniche e gestionali per le imprese

Grande partecipazione al bando per il nuovo corso di Formazione ITS organizzato dalla SSIP “Innovation Leather Manager”.

 

Ben 62 domande presentate per partecipare al corso di formazione ‘Tecnico superiore per il coordinamento di processo di qualità, sostenibilità ed innovazione tecnologica nella filiera dei prodotti in pelle’ promosso dalla Fondazione ITS Moda Campania, di cui la Stazione Sperimentale è tra i soci fondatori.

 

Il Corso, di durata biennale, è gratuito ed è finanziato dal Miur e dalla Regione Campania. E’ rivolto a giovani e adulti con età tra 18 e 35 anni e prevede una durata complessiva di 1800 (di cui 1080 ore di aula e laboratori pratici e 720 ore di stage curriculare). Si svolgerà presso la sede della SSIP all’interno del Comprensorio Adriano Olivetti sito in Pozzuoli (NA) e nelle sedi dei Soci della Fondazione.

 

L’iniziativa si pone come obiettivo quello di formare e lanciare la figura dell’Innovation Leather Manager, per la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi sostenibili nella filiera dei prodotti in pelle con un approccio di filiera attento anche agli aspetti del recupero, dell’up-cycling, della nobilitazione.

 

“Con questa iniziativa la SSIP continua e consolida l’attività di formazione del Politecnico del Cuoio” ha sottolineato il direttore Generale Edoardo Imperiale che ha aggiunto “e’ la nostra missione: puntare sulla formazione di qualità per assicurare alle imprese competenze specialistiche all’avanguardia, che uniscano tradizione a innovazione, guardando ad aspetti di grande attualità quali il recupero, l’up-cycling e la nobilitazione degli scarti. C’è, nel Sud ed in ogni parte del Paese, uno straordinario capitale umano. Deve diventare ricchezza”.

 

Lo sviluppo di conoscenze specifiche, unitamente a quelle trasversali, consentirà una collocazione della figura professionale in uscita anche nelle divisioni “Ricerca & Sviluppo”, “Sostenibilità”, “Controllo qualità”, “Product management” e “Innovation Management”, oltre che negli uffici di pianificazione strategica aziendale.

 

“I giovani stanno comprendendo che per affermarsi nel mondo del lavoro devono aumentare le loro competenze, oltre quelle meramente scolastiche – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola -. Il tema più importante riguarda proprio la loro formazione, orientata in settori strategici che tendono all’eccellenza ed alla tutela della salute. L’importante riposta in termini numerici ci fa ben sperare e ci stimola sempre di più a sostenere realtà come la Ssip, autentico fiore all’occhiello per il nostro Mezzogiorno d’Italia”.

 

Per Carlo Palmieri, vice presidente del Sistema Moda Italia e numero due dell’Unione industriale di Napoli, che ha sempre creduto in questa opzione, si tratta di “formazione attuale ed innovativa per i giovani. È fondamentale per le imprese, della moda, dal fashion, dello stile, soprattutto dopo questa pandemia, contare su figure nuove e fortemente professionalizzate. Cambiano le nostre aziende e devono affrontare le sfide delle nuove tecnologie, dell’economia circolare, della sostenibilità. Così lo facciamo concretamente”.

 

 

Tutto pronto per il “Museo del Vero e del Falso”
Tutto pronto per il “Museo del Vero e del Falso”

Nel “Salone delle Grida” della Camera di Commercio di Napoli il Presidente dell’Ente, Ciro Fiola e il Presidente dell’Associazione Museo del Vero e del Falso, Luigi Giamundo, hanno illustrato la convenzione per la realizzazione del progetto “Museo del Vero e del Falso”. All’incontro con la stampa hanno preso parte anche:

 

Maria Vittoria De Simone – Procuratore Nazionale Aggiunto Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo

Fausto Zuccarelli – Magistrato

Giuseppe Silvestro – Direttore Ufficio Antifrode Direzione Campania e Calabria ADM

Giuseppe Mosca – Capitano, Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.

 

Presenti Fabrizio Luongo, Presidente di SI Impresa (Azienda Speciale della Camera di Commercio di Napoli) ed Edoardo Imperiale, Direttore Generale della Stazione Sperimentale per l’Industria delle pelli.

 

Le due sedi del Museo sono state identificate nella Borsa Merci di Napoli, al Corso Meridionale, e all’interno della Stazione per l’Industria delle Pelli, in via Campi Flegrei a Pozzuoli.

 

COSA PREVEDE IL PROTOCOLLO

 

Il progetto prevede la realizzazione di una esposizione permanente nella formula di mostra di prodotti/materiali originali e contraffatti messi a confronto, l’utilizzo di strumentazioni quali monitor, didascalie, immagini esplicative, proiezioni video e allestimenti di postazioni interattive con game didattici o filmati esplicativi.

 

Il percorso sarà arricchito da postazioni tecnico/scientifiche, tecnologie con realtà aumentata per dar vita a laboratori didattici ed immersivi volti a coinvolgere il visitatore ed invitarlo a riflettere sulle differenze in termini di qualità e sicurezza dei materiali/manufatti contraffatti messi a disposizione dalla Magistratura, GDF, Dogane rispetto ai prodotti a norma di legge.

 

Si procederà ad avviare accordi, con il mondo universitario, con le Direzioni scolastiche provinciali e regionali e con l’Anpal.

 

Servizi spa (MLPS) per l’organizzazione delle visite degli studenti ed il collegamento con il sistema dell’alternanza scuola lavoro, dei focus di approfondimento su tematiche particolari, per la formazione ed informazione di alunni nelle scuole primarie, secondarie e di studenti universitari e del sistema formativo tecnico superiore con la partecipazione di tutti gli stakeholder coinvolti nel progetto MVF.

 

L’Associazione MVF inoltre assicurerà piena collaborazione e supporto attraverso l’attività dei soci fondatori promuovendo attraverso le loro reti di conoscenza professionali, la diffusione del progetto alle imprese ad esse collegate su scala nazionale, europea ed internazionale per consentire un sempre più ampio coinvolgimento, partecipazione e confronto tra le imprese e la società civile al fine di promuovere una nuova cultura di impresa ed arricchire il progetto con nuove idee, proposte e stimoli innovativi.

 

Sarà predisposto, altresì, un format di allestimento standard e contenuti modulabili a seconda della tematica oggetto dell’esposizione al fine di organizzare agevolmente delle mostre itineranti in Italia con un calendario di iniziative che prevedono sia eventi locali che la partecipazione ad eventi nazionali ed internazionali.

 

Saranno organizzate mostre temporanee di prodotti e di settori colpiti dal tema della contraffazione (agroalimentare, moda, farmaceutico, turistico, discografia ed editoria) coinvolgendo di volta in volta in questi eventi i principali protagonisti (imprese, associazioni di categoria, sindacati, scuole ed università, Ministeri).

 

SI Impresa, di concerto ed in collaborazione con le associazioni e le istituzioni che aderiscono al progetto, predisporrà ogni anno, un documento di analisi e di proposte sul fenomeno della contraffazione unitamente a un resoconto dettagliato delle attività svolte.

 

Soddisfazione è stata espressa dal Presidente della SSIP, Graziano Balducci.

 

“La Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti sarà coinvolta nel progetto svolgendo attività di divulgazione tecnico/scientifica, sensibilizzazione e formazione alle imprese ed alla collettività circa i requisiti essenziali di composizione di prodotti e di manufatti fabbricati con pelli e materie concianti”.

 

 

Ricerca e formazione, un laboratorio per studenti ed imprese
Ricerca e formazione, un laboratorio per studenti ed imprese

Parliamo con la dottoressa Tiziana Gambicorti, Responsabile Sezione Distretto Industriale Toscana, fra i protagonisti dell’inaugurazione del “Chemistry Innovation Lab” nella sede dell’istituto Istituto Tecnico “Carlo Cattaneo” di San Miniato. Il 23 aprile il taglio del nastro che consolida un lavoro avviato da tempo e che caratterizza la SSIP.

Liquefazione Idrotermale (HTL) di Fanghi Conciari
Liquefazione Idrotermale (HTL) di Fanghi Conciari

Il 14 e 15 aprile 2021 si terrà il 10° European Combustion Meeting, in virtual edition. La Stazione Sperimentale Industria Pelli e l’Università degli Studi di Napoli Federico II parteciperanno al convegno presentando un lavoro dal titolo: “Outline of a process for the Hydrothermal Liquefaction of a tannery sludge for biofuel production”. F. Di Lauro, M. Balsamo, R. Solimene, R. Migliaccio, D. Caracciolo, P. Salatino, F. Montagnaro.

 

La liquefazione Idrotermale (HTL), anche definita pirolisi idrotermale, è un processo di depolimerizzazione termica della biomassa volta ad ottenere petrolio greggio, a volte denominato bio-olio o biocrudo, in condizioni di temperature moderate (200–350 °C) ed alte pressioni (40–200 bar), imitando in tal modo le condizioni geologiche che la Terra utilizza per creare il petrolio greggio. Il bio-olio ottenuto può essere successivamente trattato mediante le convenzionali operazioni di raffinazione del petrolio.

 

Tra i vari processi termochimici adottati per generare vettori energetici dai fanghi (ex. gassificazione, pirolisi) l’HTL sta guadagnando un grande interesse in quanto consente di sfruttare il contenuto di acqua dei fanghi per la produzione di biocrudo, evitando potenzialmente la fase di disidratazione altamente energivora. L’HTL, infatti, consente di trattare materiali ad alta umidità, in un processo in cui l’azione dell’acqua e della pressione consente di degradare la biostruttura di partenza: i frammenti generati, instabili e reattivi, possono poi ristrutturarsi nello stesso ambiente, per dar luogo a bioliquidi di interesse energetico.

 

Nel dettaglio, durante il processo HTL le condizioni operative sopra definite,  portano l’acqua in condizioni subcritiche, facendo assumere a quest’ultima le caratteristiche di un solvente polare organico per specie organiche, solubilizzando la matrice organica presente nella biomassa (nel nostro caso fanghi) e determinando la scissione idrolitica dei bio-componenti per generare frammenti reattivi che, nello stesso ambiente di reazione si ricombinano per produrre il biocrudo (prodotto target)  insieme a una fase acquosa, ad una fase gassosa e ad un residuo solido come coprodotti. L’acqua funge dunque da catalizzatore e mezzo di reazione. 

 

Data la natura altamente eterogenea e complessa della matrice di partenza, i meccanismi di reazione che hanno luogo durante il processo non sono stati ancora chiariti in letteratura. Tuttavia, è possibile schematizzare il processo in tre fasi principali: i) idrolisi/depolimerizzazione della biomassa a formare monomeri ii) decomposizione termo-chimica dei monomeri a formare intermedi attraverso reazioni di deidrogenazione, decarbossilazione, deaminazione, iii) riarrangiamento/ricombinazione dei frammenti reattivi attraverso ri-polimerizzazione, condensazione e ciclizzazione, con formazione di bio-olio e biochar. 

 

L’ottimizzazione del processo è volta ad aumentare la resa e la qualità del biocrudo rispetto alle altre fasi che si formano durante il processo (biogas e biochar), questo perché per molte applicazioni, l’energia è richiesta in forma liquida, soprattutto per applicazioni nel campo del trasporto, dove ottenere un combustibile liquido ci permette di integrarlo facilmente nella filiera di produzione dei combustibili che è già ampiamente consolidata sul mercato. Inoltre, la liquefazione idrotermale è anche un modo per aumentare la sua densità energetica della biomassa grezza, generalmente piuttosto bassa. Al contrario, il bio-crudo ottenuto a valle del processo è arricchito in C (e impoverito in O, N, H) rispetto al fango genitore, e di conseguenza presenta una maggiore densità energetica. Questo influisce direttamente sulla sostenibilità economica del processo.

 

Tale processo risulta di particolare interesse per il trattamento di fanghi conciari, infatti per tali fanghi, speciale attenzione va posta nel prevenire l’ossidazione del cromo in essi contenuto in alte concentrazioni, dallo stato trivalente a quello esavalente. Per tale motivo in questo caso si preferiscono tecniche che non puntano all’ossidazione completa della matrice organica del fango (come ad es. accadrebbe mediante combustione), ma piuttosto alla produzione di un prodotto intermedio liquido (come nel caso HTL).

 

a cura di Daniela Caracciolo, Coordinatore scientifico del Dipartimento Tecnologie per l’Ambiente di SSIP

 

 

Si comunica che, in ottemperanza al Decreto-Legge 21 settembre 2021 n.127, dal prossimo 15 ottobre e fino al 31 dicembre 2021, per l’accesso agli uffici della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli, gli ospiti sono tenuti a possedere ed esibire Green Pass in corso di validità.

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