È necessario fare chiarezza sugli equivoci indotti dalla terminologia e dal marketing e raccontare un’altra storia. L’editoriale di Fulvia Bacchi, Direttore Generale UNIC.

 

Fulvia Bacchi, DG Unic

“Dal punto di vista tecnico e sanitario, la decisione di passare alla pelle senza metalli non ha alcun fondamento, né per il consumatore finale né per i lavoratori coinvolti nel processo produttivo” sostiene Maurizio Masi, professore di Chimica e Fisica applicata e direttore del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” presso il Politecnico di Milano. “Questa proposta non ha alcun senso, perché punta ad eliminare un conciante che non crea problemi ed è presente in molti oggetti di uso quotidiano, basti pensare all’acciaio inossidabile. Lo sanno bene anche gli enti sanitari, che infatti non prevedono alcuna limitazione, diversamente da quanto accade con altri composti metallici, che sono invece sottoposti a restrizioni espresse per parti di milione”. Masi è un grande sostenitore del cromo, soprattutto per quanto riguarda i risultati osservabili nella fase di concia. “La concia al cromo trivalente permette di ottenere un prodotto eccellente sul piano qualitativo, sotto tutti i punti di vista, dalla sensazione tattile alle proprietà meccaniche, fino alla resistenza e alla compatibilità allergometrica prosegue. Eventuali alternative potrebbero portare più problemi che vantaggi”.

Riporto queste affermazioni, contenute nell’articolo “Move over metal”, a firma di Andrea Guolo, che la rivista Leather International dello scorso agosto ha dedicato alla presa di posizione di un importante gruppo internazionale del lusso verso una concia “metal free”. Tema certamente non nuovo, ma che è stato ripreso in maniera più sistematica e sul quale la confusione è tuttora grande.

È necessario fare chiarezza sugli equivoci indotti dalla terminologia e dal marketing e raccontare un’altra storia.

Se oggi, l’85% delle pelli prodotte nel mondo sono conciate al cromo è perché ambientalmente ed economicamente si sono raggiunte prestazioni di altissimo livello.

Il cromo è un elemento ubiquitario, naturalmente presente nello stato di ossidazione trivalente. È essenziale nella vita dei mammiferi, compreso l’uomo, in quanto ha una funzione regolatrice nel metabolismo dei carboidrati. Viene utilizzato anche nella cosmesi, nella farmaceutica.

125 anni fa la concia al cromo diede il via al passaggio da una forma artigianale ad una forma industriale della produzione conciaria, allorché lo statunitense M. Dennis la introdusse nel processo produttivo.

125 anni di progresso e confronti, che tuttavia non sono stati sufficienti per far capire che il tema della sostituzione del cromo non è un’esigenza prioritaria. Gli impianti di depurazione sono in grado di smaltirne il residuo contenuto nelle acque reflue e, casomai, i problemi aumentano con l’utilizzo di prodotti alternativi al cromo, più problematici da abbattere in fase di smaltimento. Inoltre, da un’attenta analisi dei dati prodotti, è più che ipotizzabile che l’eliminazione del cromo III dal processo di concia, dia origine a un aumento del rischio di sensibilizzazione per taluni soggetti, a causa della maggiore quantità di composti organici necessari per la produzione di pelli di qualità e caratteristiche comparabili.

 

di Fulvia Bacchi
Direttore Generale Unione Nazionale Industria Conciaria

 

Fonte: CPMC n. 3/2018

 

 

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