Feb 18 2026
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DA CPMC: Balducci (Presidente SSIP): Innovazione e sostenibilità per una strategia di sistema
Nel dibattito sulla sostenibilità, la produzione conciaria viene spesso descritta con categorie semplificate, talvolta distanti dalla sua reale evoluzione. È tema costante che stiamo, però smontano.
Mentre l’attenzione pubblica si concentra su materiali “alternativi” e narrazioni suggestive, il settore ha già intrapreso un percorso di trasformazione profonda, spinto da investimenti in efficienza, tecnologie pulite, digitalizzazione e gestione circolare delle risorse.
Un percorso che oggi richiede non soltanto di essere riconosciuto, ma soprattutto di essere portato a un livello superiore.
Il futuro della concia — e delle filiere collegate — non dipenderà da un singolo ‘impatto’ tecnologico, ma dalla capacità di mettere insieme mondi diversi: nano- tecnologie e lavorazioni tradizionali, biotecnologie e chimica avanzata, automazione robotica e artigianalità, manifattura digitale e competenze storiche del Made in Italy. La vera innovazione nasce infatti nello spazio di confine tra discipline, dove si intrecciano saperi complementari e si generano nuove possibilità progettuali e produttive.
Negli ultimi anni molte imprese hanno già intrapreso questo processo: hanno dialogato con università e centri di ricerca, sperimentato nuovi trattamenti, introdotto sistemi di monitoraggio intelligenti, automatizzato fasi complesse, riletto i propri modelli di circolarità. Ma il salto che attende il settore non può essere affidato ai soli sforzi individuali.
Oggi più che mai serve una visione condivisa. Serve una regia, la SSIP con CPMC si candida, capace di coordinare ricerca, imprese, territorio, formazione, infrastrutture digitali e politiche industriali. Serve una strategia che riconosca il valore del cuoio non come materiale del passato, ma come piattaforma tecnologica su cui innestare nuove funzioni, nuove applicazioni, nuovi modelli di tracciabilità, sicurezza chimica e riduzione degli impatti.
La concia italiana può diventare uno dei laboratori più avanzati d’Europa nel coniugare manifattura tradizionale e tecnologie emergenti. Può dimostrare, con evidenze misurabili, che la sostenibilità non nasce dall’opposizione tra materiali, ma dalla capacità di costruire filiere integrate, basate sull’uso efficiente delle risorse, sul recupero dei sottoprodotti, sulla collaborazione tra industrie che condividono obiettivi e valori.
Mettere insieme mondi significa anche ripensare le competenze: formare tecnici in grado di leggere dati, dialogare con biologi e ingegneri, comprendere algoritmi e processi, valorizzare il gesto manuale insieme alla progettazione digitale. Significa aprire la filiera a contaminazioni virtuose, dal tessile alla chimica green, dalla sensoristica ai nuovi materiali funzionalizzati.
La concia italiana ha dimostrato di saper innovare; ora occorre fare in modo che questa innovazione diventi una strategia di sistema, coordinata, trasparente e riconoscibile.
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