Jul 23 2026
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Conciare conviene! La circolarità e gli impatti nella produzione di cuoio
A cura di Rosario Mascolo, Marco Nogarole, Gianluigi Calvanese
Negli ultimi anni alcuni stakeholder dell’industria del Fashion e Automotive stanno mettendo in discussione il paradigma di circolarità alla base del settore conciario, ovvero che le concerie sono trasformatori di un sottoprodotto dell’industria alimentare, con conseguenti benefici di natura ambientale. Studi quali “Circumfauna”, su iniziativa di Collective Fashion Justice, concludono infatti che, dal punto di vista della sostenibilità, risulterebbe più conveniente non lavorare le pelli ma inviarle in discarica e sostituirle con materiali alternativi (es. sintetici) [1]. Tali conclusioni hanno contribuito ad alimentare un dibattito crescente sulla reale sostenibilità del cuoio, spesso basato su analisi che non considerano l’intero ciclo di vita dei materiali.
Come è noto, dalle pelli grezze derivanti dalla macellazione solo una parte viene destinata alla lavorazione del cuoio; gli strati non nobilitabili attraverso le lavorazioni conciarie sono utilizzati in altri settori industriali per la produzione, ad esempio, di gelatine, prodotti destinati alla cosmetica o all’agricoltura (fertilizzanti). Come riportato nel “Business case” pubblicato dal Markets Institute (World Wildlife Fund – WWF) [3], se le pelli grezze non fossero recuperate per la produzione di cuoio, il loro smaltimento in discarica comporterebbe il rilascio di gas serra [3], quali l’anidride carbonica e il metano, con conseguente impatto sull’ambiente. Il mancato riuso delle pelli grezze, di converso, comporterebbe la produzione di materiali da rivestimento alternativi. Tali materiali sono spesso identificati come “pelli” vegane, prodotte in molti casi da plastica, ovvero da materie prime derivanti da combustibili fossili [3]. Questo aspetto introduce una dipendenza diretta da risorse non rinnovabili o intensive, elemento che deve essere considerato nella valutazione complessiva della sostenibilità.
La domanda a cui si vuole rispondere è: la produzione di cuoio è effettivamente un processo con bilancio positivo dal punto di vista ambientale? Oppure è più conveniente sostituirla con materiali alternativi e smaltire in discarica le pelli grezze dopo la macellazione? A tale quesito è già stata data risposta nell’articolo “Would it really be better to let hides rot than turn them into leather? No…” di Leather Trade House, pubblicato sul sito leatheruk.org [2]. Nell’articolo viene ripreso il calcolo delle emissioni di anidride carbonica eseguito da Circumfauna [1], correggendo alcuni valori di CO₂ emessa, considerando il reale peso delle pelli grezze ed effettuando ulteriori valutazioni sulla formazione di metano nei processi di degradazione della pelle in discarica. Tali rielaborazioni evidenziano come alcune assunzioni iniziali possano condurre a una sovrastima degli impatti attribuiti alla produzione del cuoio.
In termini di bilancio di CO₂ emessa, la mancata valorizzazione conciaria di parte delle pelli grezze comporterebbe la sostituzione del cuoio con un materiale alternativo e lo smaltimento delle pelli; pertanto, il confronto corretto deve considerare la CO₂ emessa per la produzione conciaria rispetto alla somma della CO₂ derivante dalla produzione del materiale alternativo e di quella legata allo smaltimento. Entrando nel dettaglio dei valori (escludendo per semplicità le emissioni derivanti dall’allevamento, che sarebbero comunque presenti) e considerando esclusivamente la porzione di pelle grezza utilizzata nelle lavorazioni conciarie, i valori di CO₂ emessi sono i seguenti:

In tabella 1 è schematizzato il confronto tra la produzione di pelle e l’alternativa proposta di smaltimento e sostituzione. Nei dati riportati per le emissioni da smaltimento in discarica, il valore massimo tiene conto dell’impatto derivante dalla produzione di metano nel processo di degradazione della pelle. Inoltre, il valore riportato nello studio Circumfauna risulta superiore rispetto a quanto osservato in studi sperimentali su concerie tipo, nei quali sono state rilevate emissioni comprese tra 7,0 e 11 kg CO₂ e/m². Si evince che lo scenario alternativo comporta emissioni complessive superiori rispetto alla produzione di cuoio Per cui la lavorazione conciaria risulta effettivamente un processo con benefici dal punto di vista ambientale o, quantomeno, non può essere considerata caratterizzata da un impatto superiore rispetto alle alternative analizzate. Alle considerazioni sopra riportate sul processo conciario devono tuttavia essere affiancate ulteriori valutazioni, non sempre considerate negli studi disponibili. Una valutazione completa dell’impatto ambientale non può infatti essere limitata alla sola fase produttiva, ma deve necessariamente includere ulteriori dimensioni rilevanti, quali la circolarità, la durabilità del materiale e il comportamento a fine vita.
In particolare, per quanto riguarda la circolarità, sia il mercato sia la letteratura scientifica hanno evidenziato numerosi esempi di valorizzazione del cuoio e dei residui dell’industria conciaria, nonché dei prodotti a fine vita, come sottoprodotti impiegabili nella realizzazione di nuovi materiali e applicazioni. Questo approccio consente di estendere il ciclo di vita delle risorse e di ridurre la produzione complessiva di rifiuti, rafforzando ulteriormente il contributo del settore conciario ai modelli di economia circolare.
Un esempio esplicativo risulta la rivalutazione dello scarto semilavorato del cuoio per la produzione di fertilizzanti. Il recupero degli scarti di pelle per la produzione di fertilizzanti risulta generalmente più vantaggioso rispetto alla termovalorizzazione, quando tecnicamente e ambientalmente fattibile, perché consente di mantenere il valore della materia organica all’interno del ciclo produttivo, trasformando un rifiuto in una risorsa utile per il suolo. Al contrario, la termovalorizzazione comporta la distruzione di tale valore, limitandosi al recupero energetico e generando comunque emissioni e residui da gestire. In quest’ottica, il recupero per uso fertilizzante si configura come una soluzione più coerente con i principi di economia circolare e con una riduzione complessiva degli impatti ambientali.
Per quanto riguarda, invece, la durabilità, il parametro è sicuramente correlato alle performance dei materiali valutate anche come “stabilità” nel tempo. In letteratura esiste uno studio “Comparison of the Technical Performance of Leather, Artificial Leather, and Trendy Alternatives” [4] in cui sono confrontate le caratteristiche del cuoio con quelle di materiali sintetici a base poliuretanica (PU), materiali tessili rivestiti e alternative bio-based quali Piñatex® (fibre di ananas) e Desserto® (derivato da cactus). I risultati hanno mostrano che il cuoio presenta una combinazione di proprietà tecniche difficilmente replicabile, con elevata resistenza meccanica, buona stabilità sotto sollecitazioni ripetute e maggiore capacità di mantenere nel tempo le proprie prestazioni. Ciò implica che, a parità di funzione, il cuoio è può essere caratterizzato da una vita utile più lunga rispetto a molti materiali alternativi, riducendo la frequenza di sostituzione e gli impatti ambientali cumulativi. Ne consegue che l’impatto ambientale deve essere valutato rispetto all’unità funzionale (ad esempio anni di utilizzo) e non esclusivamente per unità di materiale prodotto.
Infine, il fine vita, inteso come biodegradabilità o compostaggio, deve essere considerato come un ulteriore elemento di valutazione dell’impatto ambientale dei materiali e per il quale la letteratura ha già fornito dati sperimentali e risultati scientifici. Il cuoio, essendo costituito principalmente da collagene, presenta una natura organica che consente, in condizioni idonee, processi di degradazione biologica.
Studi recenti riportano che, in condizioni ambientali meno controllate (ad esempio soil burial), il cuoio può raggiungere livelli di biodegradazione dell’ordine del 30–40% in tempi relativamente brevi, mentre in condizioni di compostaggio controllato i valori possono superare il 60–70%, a seconda del tipo di concia e dei trattamenti applicati [5,6]. In particolare, i sistemi conciari a minore impatto chimico (ad esempio chrome-free o bio-based) mostrano prestazioni migliori rispetto a soluzioni più tradizionali [6].
Ulteriori evidenze sperimentali mostrano che, in condizioni di compostaggio, il cuoio può raggiungere una degradazione completa in tempi compresi tra 21 e 35 giorni, mentre materiali alternativi quali leatherette e alcune soluzioni bio-based contenenti componenti polimeriche (ad esempio Piñatex® e Desserto®) non mostrano degradazione significativa anche dopo 90 giorni [7]. Altri studi confermano che i materiali sintetici a base poliuretanica presentano livelli di biodegradazione generalmente trascurabili, risultando persistenti nell’ambiente [6–8].
Nel complesso, tali evidenze indicano che il cuoio, pur con variabilità legata ai processi produttivi, presenta una capacità di degradazione generalmente superiore rispetto a molte alternative attualmente disponibili. In termini tecnici, il cuoio presenta la capacità di reintegrarsi più facilmente nei cicli naturali rispetto a materiali sintetici persistenti.
Alla luce di tali considerazioni, si evidenzia che la lavorazione conciaria rappresenta un processo coerente con i principi di economia circolare. Il confronto non è quindi tra cuoio e “non cuoio”, ma tra cuoio e specifiche alternative, spesso basate su polimeri di origine fossile, caratterizzate da una minore durata e da criticità nel fine vita.
BIBLIOGRAFIA
[1] Collective Fashion Justice (2023). Circumfauna – Leather Carbon Footprint.
https://circumfauna.org/leather-carbon-footprint
[2] Leather UK (2023). Would it really be better to let hides rot than turn them into leather? No….
https://leatheruk.org/would-it-really-be-better-to-let-hides-rot-than-turn-them-into-leather-no/
[3] World Wildlife Fund – WWF (2022). The Leather Business Case.
https://files.worldwildlife.org/wwfcmsprod/files/Publication/file/3gs7vgqvmc_DCF_Leather_Business_Case_10_22_v4.pdf
[4] Meyer, M., Dietrich, S., Schulz, H., Mondschein, A. (2021). Comparison of the Technical Performance of Leather, Artificial Leather, and Trendy Alternatives. Coatings, 11(2), 226.
[5] Biodegradability of leather – recent advances and assessment methods. ScienceDirect (2025).
https://www.sciencedirect.com/org/science/article/pii/S2164632525000988
[6] Wang, Y. et al. (2024). Biodegradability of leather: a crucial indicator to evaluate sustainability of leather. Collagen and Leather.
https://link.springer.com/article/10.1186/s42825-024-00151-z
[7] Sardroudi, N. P. et al. (2024). Composting capacity of leather and alternative materials. Sustainability, 16, 2324.
https://www.mdpi.com/2071-1050/16/6/2324
[8] Biodegradability of leather: a crucial indicator to evaluate sustainability. ResearchGate (2024).
https://www.researchgate.net/publication/379476064_Biodegradability_of_leather_a_crucial_indicator_to_evaluate_sustainability_of_leather
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