Jul 30 2026
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Cuoio e biobased economy: L’ecosistema abilitante dell’industria circolare
Testimonianze della CCIAA di Vicenza
L’industria conciaria italiana si trova ad affrontare oggi un passaggio decisivo: non è più sufficiente, infatti, misurarsi sui mercati internazionali secondo la tradizionale dialettica tra qualità del prodotto e costo dei fattori, ma diventa imperativo anche sapersi collocare con piena consapevolezza dentro il paradigma della bioeconomia e dell’economia circolare. Una nuova sfida, questa, che il Distretto della Concia di Vicenza è culturalmente pronto ad affrontare, come sottolinea il Presidente della Camera di Commercio di Vicenza Giorgio Xoccato: «Storicamente il nostro Distretto è avvantaggiato in un questo percorso per la particolare sensibilità che ha già dimostrato, nell’ultimo ventennio, rispetto alla sostenibilità ambientale, ideando e realizzando progettualità che sono andate ben oltre i vincoli sempre più stringenti imposti dal legislatore e configurandosi per questo motivo a tutti gli effetti come buone pratiche che hanno fatto scuola a livello nazionale e anche internazionale. Le imprese vicentine della concia hanno compreso da tempo come la sostenibilità ambientale possa rappresentare una leva di competitività piuttosto che un vincolo, in quanto elemento di distinzione rispetto ai competitors in un mercato sempre più sensibile al tema. Una spinta che nasce dal consumatore finale ma che a cascata influenza tutta la filiera, incluse dunque le aziende che operano nel BtoB.
Ora si tratta di compiere un ulteriore salto di qualità, focalizzando e valorizzando un concetto di economia circolare che in realtà è insito nell’industria conciaria». In questo quadro emerge con forza il ruolo decisivo che può avere la presenza a Vicenza di una sede della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle materie concianti, proprio nell’ottica di supportare l’intera filiera in tutta la sua complessa articolazione nello sviluppare pienamente la sua capacità di recuperare, rigenerare e reimmettere valore nei cicli produttivi. «Per un territorio come il nostro sottolinea Francesca Vitetta, responsabile dell’Area Innovazione di Made in Vicenza, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Vicenza il tema non è aderire a una tendenza, ma governare un’evoluzione strutturale già in atto.
Quando parliamo di “ecosistema abilitante” dell’industria circolare riferito al comparto conciario, non facciamo riferimento a un concetto astratto o descrittivo. Parliamo, piuttosto, dell’insieme integrato di condizioni tecniche, infrastrutturali, regolatorie, finanziarie e organizzative che consentono alle imprese di trasformare la sostenibilità da obbligo di conformità a leva industriale». In questo ecosistema rientrano la disponibilità di tecnologie per il recupero degli scarti, l’efficienza dei sistemi di depurazione e trattamento, la ricerca applicata sui sottoprodotti proteici e fibrosi, la qualità delle relazioni tra concerie, chimici, impiantisti, gestori ambientali, brand e organismi di certificazione. La circolarità, infatti, non si realizza per dichiarazione di principio: si realizza quando la filiera è in grado di misurare i flussi, distinguere ciò che è rifiuto da ciò che può tornare materia, e costruire processi industrialmente replicabili.
Per il settore, il primo nodo tecnico riguarda precisamente la gestione e la valorizzazione dei residui di processo. Rasature, rifili, carnicci, fanghi, bagni esausti e sottoprodotti organici non possono più essere considerati soltanto voci passive del ciclo conciario, ma devono entrare in una logica di upstream e downstream integration, nella quale ogni frazione sia analizzata per contenuto, destinazione e potenziale di recupero. La traiettoria più avanzata è quella che punta alla massima valorizzazione di collagene, proteine, grassi e matrici secondarie, riducendo progressivamente il ricorso allo smaltimento e incrementando il tasso di reimpiego in altre filiere industriali. A questo si collega il tema dell’acqua, dell’energia e dei reagenti chimici: la vera circolarità conciaria non si limita al fine vita del materiale, ma investe la progettazione del processo, la selezione delle sostanze, il riuso interno ed esterno delle risorse, la riduzione dell’impronta ambientale lungo tutto il ciclo. Vi è poi una seconda questione, altrettanto rilevante, che riguarda la governance normativa e di mercato. Le imprese conciarie operano oggi in un contesto in cui tracciabilità, conformità chimica, rendicontazione ESG, passaporto di prodotto, carbon footprint e responsabilità di filiera stanno diventando elementi ordinari del rapporto con i committenti, soprattutto nei segmenti medio-alti e internazionali.
Ciò impone un salto di qualità nella capacità di produrre dati affidabili, comparabili e verificabili. «La bioeconomia, nel comparto pelle, non può essere ridotta a una narrazione semplificata sul “naturale” sottolinea a questo riguardo la dott.ssa Vitetta ma deve poggiare su metriche solide, su bilanci di massa rigorosi, su analisi del ciclo di vita credibili e su una chiara distinzione tra recupero effettivo di materia, recupero energetico e semplice trasferimento dell’impatto ambientale da una fase all’altra. In questo senso, il vantaggio competitivo andrà sempre più a quelle imprese che sapranno unire qualità conciaria, presidio tecnologico e robustezza documentale». «Come sistema camerale e come istituzioni territoriali evidenzia il presidente Xoccato riteniamo che la priorità sia rafforzare le condizioni di contesto che rendono questo percorso concretamente praticabile anche per le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del distretto.
Per riuscirci occorre una visione di filiera: l’economia circolare non si costruisce impresa per impresa in modo isolato, bensì attraverso un’infrastruttura condivisa tra tutti gli attori del Distretto e su questo la Camera di Commercio può fornire un contributo importante nel suo ruolo di sintesi delle Categorie Economiche, interlocutore privilegiato delle Istituzioni e, non da ultimo, soggetto erogatore di risorse economiche rilevanti per la crescita delle imprese e del territorio». Il distretto vicentino della concia ha dunque tutte le potenzialità per continuare a svolgere un ruolo da protagonista: non subendo la transizione, ma guidandola con competenza, investimenti e responsabilità.
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