Sep 11 2026
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L’innovazione sostenibile in conceria
A cura di Sabrina Frontini
Quale sarà la sfida futura per il settore pelle per stare al passo coi tempi? Potremmo ipotizzare di trasformare l’industria conciaria da “tradizione artigianale” a “motore tecnologico” della bioeconomia?
Nei fatti l’industria conciaria non è più solo una filiera di recupero di un by product dell’industria alimentare (la pelle grezza), ma si sta trasformando in un vero e proprio hub tecnologico. In questa nuova sfida, la conceria dialoga con tutta la filiera e con altri settori diventando il centro di un ecosistema in cui il cuoio convive e si integra con nuovi materiali bio-based.
Il Ruolo delle Certificazioni ICEC: Validare l’Innovazione
In un mercato affollato di dichiarazioni ambientali spesso ambigue, le Certificazioni ICEC agiscono come il “passaporto tecnico” che abilita la transizione. Non si limitano a fotografare lo stato dell’arte, ma certificano anche la reale integrazione della conceria nella bioeconomia. Non è banale misurare e validare le performance che i sistemi di gestione ed i prodotti conseguono oltre a quanto richiesto dalla conformità legislativa: in questo ci aiutano gli standard ufficiali UNI, EN, ISO. Ed attraverso l’Accreditamento si conferisce valore aggiunto alle attività di certificazione garantendo imparzialità, competenza, riservatezza. Valori scontati? Per niente.
Basta analizzare il mercato e vedere quante iniziative di qualifica proliferano senza il rispetto delle buone prassi fin qui citate.
Possiamo citare alcuni esempi di standard certificabili che si possono correlare al tema dell’innovazione in ambito bio-based.
La tracciabilità della pelle (ICEC ST410) ed il claim “recuperiamo le nostre pelli dall’industria alimentare” (ICEC TS733): dimostrano il legame diretto tra lo scarto dell’industria alimentare e il prodotto finito, garantendo la trasparenza della filiera. E con analisi di rischio integrate anche condizioni etiche (benessere animale, assenza di deforestazione).
Le norme di prodotto: possono misurare durabilità delle pelli a seconda della destinazione d’uso (UNI10594, UNI10826), il contenuto di origine biologica dei materiali (EN 16640/ EN 16785-1), la tendenza alla biodegradabilità del cuoio (ISO 20136), etc
Lo standard UNI 11427: misura i bassi impatti ambientali della produzione della pelle permettendo di nominarla come ecologica (premettendo che è sempre di origine animale, durevole, e con impatti ambientali misurati e ‘ridotti’ perché siamo onesti: lo zero non esiste).
Se la transizione verso un’economia circolare richiede innovazione e scelte che privilegiano soluzioni durevoli e sostenibili, la certificazione è lo strumento per misurarne e validarne i risultati, comunicandoli in modo non fuorviante. Lo chiedono anche le Direttive, per esempio la recente sul “greenwashing” (UE 2024/825) che assegna un peso enorme alla certificazione volontaria di terzo tipo necessaria per accompagnare ogni claim di tipo ambientale.
Verso una Simbiosi Industriale e Tecnologica
L’integrazione circolare richiede che la conceria non guardi solo a monte (il macello), ma anche a valle e lateralmente (altri settori biobased). Qualche esempio?
La chimica che collabora per lo sviluppo di agenti concianti sempre più eco compatibili Le industrie di trasformazione e recupero degli scarti o sottoprodotti conciari: diventano input per altre industrie esempio di fertilizzanti organici o biostimolanti, chiudendo il ciclo biologico.
Inoltre, la vera sfida della “Biobased Economy” non è solo usare materiali eco compatibili, ma garantire che tali materiali mantengano le alte prestazioni richieste dai clienti e dal design, mantenendo al contempo un basso impatto ambientale misurato dagli LCA (Life Cycle Assessment).
La certificazione come un Passaporto per il futuro
Le certificazioni ICEC trasformano la sostenibilità da concetto astratto ad un asset competitivo. Per un’azienda conciaria, aderire a questi standard significa posizionarsi come partner affidabile, offrendo al mercato un materiale che è, per definizione, il miglior esempio di economia circolare applicata.
Inoltre le Certificazioni non devono essere percepite solo come un bollino di conformità, ma come il motore che alimenterà in futuro il Digital Product Passport (DPP) del cuoio, garantendo che ogni metro quadro di pelle sia etico, deforestation-free e pienamente integrato nella bioeconomia del futuro. Non autodichiarato, ma validato.
In questo ecosistema, il cuoio smette di essere solo un materiale naturale per diventare un modello di efficienza tecnologica e responsabilità ambientale.
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