Aug 27 2026
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L’interazione tra chimica e processi genera pellami bio-based
A cura di Pierluigi Braggion
Il settore conciario internazionale è attualmente in una fase di cambiamento del mercato, coinvolto e travolto, suo malgrado, da dinamiche geopolitiche che stanno ridisegnando gli equilibri economici mondiali, e di conseguenza le scelte dei consumatori, che stanno cambiando abitudini, comportamenti e propensione alla spesa.
Questo contesto impone alle aziende della nostra filiera di attivarsi per cambiare lo stigma che si è venuto a creare nei confronti della pelle, a tutto vantaggio di materiali sintetici, essenzialmente a base di derivati petrolchimici, ma che hanno saputo costruire una narrazione basata su un basso impatto ecologico di una produzione che, di fatto, incide in maniera significativa sull’ambiente.
La maggior parte delle nuove generazioni sceglie i prodotti non solo in base a stile, prezzo o marchio, ma anche in base all’impatto ambientale dei materiali utilizzati per la loro produzione, anche se raramente si valuta cosa succede a quei prodotti a fine utilizzo.
A differenza dei pellami, che sono realmente bio-based, i materiali sintetici sopravvivono a chiunque li acquisti, rimangono in discarica per secoli, rilasciando microplastiche nel terreno e nei corsi d’acqua; il loro ciclo di vita è lineare e non intrinsecamente circolare come è invece per la pelle.
La sostenibilità non è solo il modo in cui un prodotto viene realizzato, ma anche ciò che accade quando giunge a fine vita, quindi, quando si sceglie una giacca in poliestere invece della lana, o una borsa di plastica “vegan” invece di una realizzata in pelle, non si sta scegliendo solo un prodotto, si sta decidendo che tipo di rifiuti non biodegradabili lasciare in eredità alle generazioni future.
Proprio per evitare che la sostenibilità diventi storytelling, il nostro sistema produttivo deve saper attuare un piano sistemico e concreto per la riduzione dell’impatto ambientale. Per queste ragioni, da tempo, le aziende chimiche della filiera pelle si sono attivate per lo sviluppo di ausiliari conciari di nuova generazione, anche facendo ricorso alla chimica bio-based, per dare ai partner conciatori l’opportunità di realizzare un materiale a bassissimo impatto ambientale, che deve conciliare sostenibilità e competitività, ecologia e lavoro, innovazione e tradizione. La chimica bio-based nella lavorazione dei pellami rappresenta una frontiera innovativa, finalizzata a sostituire i prodotti di origine petrolchimica con sostanze derivate da fonti rinnovabili, da biomasse o da scarti di produzione, garantendo alte performance e riducendo l’impronta ambientale.
L’integrazione di prodotti bio-based nel processo chimico-conciario, all’interno delle due macro aree di lavorazione della pelle, consente di eliminare sostanze nocive, migliorando la biocompatibilità del pellame riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, in linea con gli obiettivi del Green Deal Europeo.
Lavorazioni a umido: l’uso di prodotti alternativi permette di sostituire agenti chimici aggressivi nelle fasi di riviera e concia, migliorando la qualità dei reflui conciari, riducendo la presenza di cloruri, solfuri e dei fanghi. Lavorazioni di rifinizione: vengono impiegati prodotti quali resine bio-based, realizzati con polimeri derivati da biomasse, come ad esempio polioli ricavati da oli vegetali, riducendo la dipendenza da resine di origine fossile.
Per ottenere i risultati attesi, occorre essere consapevoli che il comparto chimico ha affrontato importanti investimenti in ricerca e sviluppo di innovativi processi produttivi, dall’identificazione di una nuova matrice/ base, alle analisi per una valutazione in ambito funzionale, alla formulazione e prove applicative, sia per un nuovo prodotto che per una parziale sostituzione di una matrice all’interno di un ausiliario già industrializzato, per arrivare ad effettuare prove preindustriali in conceria e alla conseguente e definitiva industrializzazione del prodotto, fase questa che include anche la valutazione dell’impatto sui reflui, liquidi, gassosi e solidi.
Questi fattori hanno permesso di ottenere risultati concreti in termini di innovazione, grazie allo sviluppo di tecnologie che hanno saputo generare implementazione, efficientamento e ottimizzazione dei processi conciari.
La centralità dei dati misurabili diventa il requisito per sostenere dichiarazioni ambientali veritiere, ed è per questo che UNPAC ha attivato il progetto LCA degli ausiliari conciari, ma di questo verrei parlare in un intervento dedicato.
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