Oct 14 2026
/
La transizione circolare del cuoio: materiali innovativi, ricerca collaborativa e filiere integrate per il made in italy
A cura di Claudia Florio
Il comparto conciario sta attraversando una fase di trasformazione profonda che coinvolge modelli produttivi, tecnologie, mercati e strategie di sviluppo. In uno scenario caratterizzato dalla crescente attenzione verso la sostenibilità e dall’evoluzione delle normative europee, la ricerca non rappresenta più un’attività complementare alle dinamiche industriali, ma un elemento strutturale della competitività. Oggi il valore di un materiale, di un processo o di un prodotto non viene misurato esclusivamente in termini economici o prestazionali, ma anche attraverso la sua capacità di generare benefici ambientali, ridurre il consumo di risorse e contribuire alla costruzione di filiere industriali resilienti e circolari.
In questo contesto, il settore della pelle dispone di caratteristiche peculiari che ne rafforzano il posizionamento all’interno del panorama manifatturiero europeo, costituendo, per sua natura, un materiale inserito in una logica di recupero e trasformazione delle risorse. Tuttavia, la crescente pressione competitiva e la comparsa di nuovi materiali alternativi rendono necessario un ulteriore salto di qualità, basato sulla capacità di dimostrare scientificamente le proprie performance ambientali, sociali ed economiche lungo l’intero ciclo di vita.
La sfida che oggi la ricerca conciaria è chiamata ad affrontare, in tal senso, non riguarda semplicemente la sostenibilità dei prodotti e dei processi, ma la costruzione di nuove catene del valore fondate sui materiali innovativi. In un contesto industriale sempre più orientato all’integrazione tra filiere, il cuoio può diventare un abilitatore tecnologico capace di mettere in relazione comparti differenti, favorendo la convergenza tra ricerca sui materiali, economia circolare e manifattura avanzata. Per raggiungere questo obiettivo è necessario superare definitivamente una visione frammentata dell’innovazione. Le grandi sfide industriali non possono più essere affrontate attraverso singoli progetti isolati, ma richiedono piattaforme collaborative nelle quali università, centri di ricerca, organismi tecnologici e imprese condividano competenze, infrastrutture e obiettivi di sviluppo. In questo senso la ricerca conciaria è chiamata a svolgere un ruolo che va oltre il settore della pelle, contribuendo alla costruzione di un ecosistema nazionale dell’innovazione dedicato ai materiali sostenibili e circolari per il Made in Italy.
È proprio all’interno di questa visione che si collocano le principali iniziative di ricerca sviluppate negli ultimi anni nell’ambito della Fondazione Partenariato Esteso MICS Made in Italy Circolare e sostenibile, orientate ad accelerare la transizione verso modelli produttivi più sostenibili e circolari, promuovendo la collaborazione tra numerosi attori della ricerca pubblica e privata. Azioni che prevedono una importante evoluzione nel nuovo Progetto REMICS, ponendo al centro la capacità delle soluzioni sviluppate di raggiungere il sistema produttivo e quindi il mercato e promuovendo il tema dei materiali innovativi come leva strategica per il rafforzamento delle filiere del Made in Italy.
In tale prospettiva assume particolare importanza il concetto di Technology Readiness Level (TRL), che consente di valutare il grado di maturità di una tecnologia lungo il percorso che conduce dalla ricerca di base all’applicazione industriale. Il passaggio dai livelli iniziali di sperimentazione in laboratorio ai livelli più elevati di validazione operativa rappresenta uno dei principali fattori critici dell’innovazione contemporanea. Molte tecnologie promettenti non riescono infatti a superare questa fase di transizione, limitando il proprio impatto sul sistema produttivo. Nei settori di punta del Made in Italy, le innovazioni devono infatti dimostrare non soltanto la loro validità scientifica, ma anche la capacità di integrarsi nei processi produttivi esistenti, garantendo sostenibilità economica, qualità del prodotto e scalabilità industriale. La strategia che in tal senso la SSIP porta avanti con il suo partenariato è quindi proiettata a costruire un ponte stabile tra laboratorio e industria, trasformando le conoscenze scientifiche in strumenti concreti di competitività.
Le sfide connesse a questo determinante passaggio di scala, sono proprio quelle che hanno ispirato il Progetto REMICS, e che hanno alimentato il dialogo tra il Mondo della Rcerca e dell’Impresa, nell’ambito dell’Italian Leather Research Summit 2026, tenutosi presso la sede di Pozzuoli della SSIP lo scorso 30 giugno.
Molti sono i temi discussi nel corso del Summit dai partner scientifici, particolarmente afferenti all’azione di ricerca industriale MARTEMICS, coordinata da SSIP nell’ambito del Progetto REMICS; tra i risultati ottenuti come proof of cocept ed i nuovi obiettivi di ricerca da conseguire, lo sviluppo di materiali innovativi destinati ad ampliare il ruolo della pelle all’interno delle catene del valore nazionali e internazionali. La pelle non deve essere considerata esclusivamente come materia prima per il settore moda, ma come una vera e propria piattaforma tecnologica capace di generare applicazioni avanzate in molteplici ambiti industriali. Le nuove attività di ricerca si concentrano sullo sviluppo di materiali circolari, formulazioni bio-based, sistemi multifunzionali e soluzioni ad alto contenuto tecnologico capaci di rispondere alle esigenze di comparti produttivi caratterizzati da requisiti sempre più stringenti.
In tale prospettiva, la pelle ed i nuovi materiali circolari ottenuti da scarti di diverse filiere possono trovare nuovi spazi applicativi nel packaging di alta gamma, nell’arredamento, nella mobilità sostenibile, nell’automotive, nella nautica e in altri settori del Made in Italy che fondano la propria competitività sulla qualità, sulle prestazioni e sulla sostenibilità dei materiali impiegati. L’innovazione dei materiali diventa quindi uno strumento per favorire l’integrazione tra filiere differenti e promuovere nuove opportunità di sviluppo industriale.
Un ruolo centrale è svolto in tale contesto dal criterio di Simbiosi Industriale, concetto che rappresenta una delle evoluzioni più significative dei modelli di economia circolare. La ricerca sta infatti dimostrando come residui e sottoprodotti provenienti da diversi comparti possano essere reintrodotti nei processi produttivi attraverso percorsi di valorizzazione ad alto valore aggiunto. Biomasse, residui agroalimentari, materiali provenienti dall’industria tessile o da altre filiere produttive possono diventare fonti di nuove molecole, nuovi ingredienti e nuove formulazioni da impiegare nei processi conciari.
L’integrazione tra filiere assume inoltre una rilevanza strategica per il sistema manifatturiero italiano. Il Made in Italy trae infatti la propria forza dalla presenza di ecosistemi produttivi altamente specializzati, caratterizzati dalla coesistenza di imprese, competenze, centri di ricerca distribuite sul territorio. Rafforzare le connessioni tra questi attori significa aumentare la capacità di generare innovazione, accelerare il trasferimento tecnologico e migliorare la competitività complessiva del sistema industriale nazionale.
In questo scenario, la ricerca sui materiali si configura come uno dei principali motori della transizione sostenibile. Materiali circolari, materiali intelligenti e formulazioni innovative consentono infatti di creare nuove opportunità di mercato e di rispondere alle crescenti richieste di trasparenza provenienti da consumatori, istituzioni e grandi brand internazionali. Al tempo stesso, essi contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione, riduzione degli sprechi e utilizzo efficiente delle risorse.
La competitività futura della filiera della pelle non dipenderà quindi soltanto dall’eccellenza manifatturiera che storicamente la contraddistingue, ma dalla capacità di integrare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e collaborazione industriale in un’unica strategia di sviluppo. Chimica verde, scienza dei materiali, economia circolare, digitalizzazione e trasferimento tecnologico dovranno convergere all’interno di un modello condiviso, orientato alla generazione di valore sostenibile.
Il futuro del settore conciario si giocherà sulla capacità di trasformare la ricerca in innovazione industriale e l’innovazione industriale in crescita competitiva. In questa prospettiva, i materiali innovativi rappresentano non soltanto una risposta alle sfide ambientali contemporanee, ma una concreta opportunità per rafforzare le filiere integrate del Made in Italy, valorizzare il patrimonio di competenze del Paese e costruire nuovi percorsi di sviluppo fondati sulla sostenibilità, sulla conoscenza e sulla cooperazione tra industria e ricerca.
Post correlati
Rivista La Conceria – Settembre 2026
◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊ Rivista di settore: La Conceria - Attualità e…
RIVISTA – MPA STYLE OUTERWEAR – Settembre 2026
◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊ Rivista di settore: Style Tannery International …
Il futuro della Pelle tra scienza e flessibilità
A cura di Fulvia Bacchi Il settore conciario si trova a un bivio cruciale, sospinto…
Magazine JILTA: Journal of Indian Leather Technologists’ Association
◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊ La rivista "Journal of Indian…
