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Oct 22 2026

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La sfida è restituire valore alla pelle e rafforzare la competitività della filiera

A cura di Alessandro Iliprandi

Il settore si trova ad affrontare una contrazione congiunturale complessa in termini di volume ed export. Da neopresidente, quali sono le priorità strategiche del suo mandato per supportare distretti conciari italiani e mantenere la leadership globale del nostro Made in Italy?
Il comparto stia attraversando una fase di cambiamento profondo, che sta modificando in modo strutturale l’assetto della nostra filiera. Questa consapevolezza ci porta a dire che non basta più puntare alla crescita dei volumi. La vera priorità è restituire valore, attrattività e riconoscibilità al nostro prodotto: alla pelle. Dobbiamo farlo attraverso iniziative culturali capaci di interpretare il presente e anticipare il futuro. È su questa convinzione che si fonda il mio programma di lavoro. Dobbiamo rafforzare la collaborazione con i clienti, costruendo un rapporto sempre più stretto e una gestione della filiera condivisa, trasparente ed efficace. Dobbiamo continuare a lavorare per alleggerire il peso della burocrazia e rendere ancora più autorevole la nostra capacità di rappresentanza nelle istituzioni europee, proseguendo con determinazione il percorso avviato da Fabrizio Nuti, il mio predecessore. Dobbiamo insistere con la formazione, valorizzando le iniziative che UNIC promuove da anni e affiancandole a nuovi progetti dedicati alla cultura della pelle, ai giovani e alla diffusione delle competenze.

Dove vede le maggiori opportunità di crescita per la concia italiana nei prossimi cinque anni: innovazione tecnologica, sostenibilità, nuovi mercati o rafforzamento della filiera?
La tecnologia e l’Intelligenza Artificiale rappresentano un’opportunità per rendere ancora più efficaci il controllo e il monitoraggio dei processi produttivi. Ma competenze, creatività e sensibilità del fattore umano continueranno a fare la differenza. Ecco perché adottare queste tecnologie rappresenta solo uno degli aspetti della più ampia trasformazione che il nostro settore sta vivendo. La concia, del resto, ha sempre saputo evolversi, valorizzando un sottoprodotto e trasformandolo in un materiale di pregio. Oggi questa capacità di rinnovarsi riguarda anche le concerie, nella loro necessità di innovare i processi, la governance e i modelli organizzativi. Dobbiamo farlo per rispondere all’evoluzione dei mercati, all’ingresso di nuovi attori e alle sfide di una competizione sempre più globale.

Sostenibilità, tracciabilità e compliance sono ormai elementi centrali per il settore. Come possono trasformarsi da obblighi normativi a motori di innovazione e crescita?
La sostenibilità non può essere vissuta come un semplice adempimento. La pressione normativa sempre più forte e la richiesta di trasparenza lungo tutta la filiera non sono soltanto una sfida. Rappresentano anche un’opportunità per innovare processi produttivi, rafforzare l’organizzazioane aziendale e consolidare la fiducia dei clienti. Chi saprà trasformare la compliance in un fattore competitivo sarà anche più preparato ad affrontare i mercati del futuro.

Quale contributo può offrire la ricerca applicata per accompagnare la transizione del settore verso modelli produttivi sempre più sostenibili e competitivi?
La ricerca applicata è fondamentale perché consente di trasformare esigenze concrete in soluzioni operative. Significa sviluppare tecnologie, strumenti di monitoraggio e sistemi di certificazione che aiutino le imprese a rispondere con efficacia alle nuove richieste del mercato e delle normative.

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