Sep 03 2026
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Dalla bioeconomia alla simbiosi industriale: rassegna bibliografica sull’evoluzione sostenibile dell’industria conciaria
A cura di Carmelina Grosso
Prestazioni ambientali della pelle bovina e delle alternative: un approccio ibrido che combina l’analisi preliminare e la valutazione del ciclo di vita
Pedro Patrique Ferreira da Silva, Kamila Krych, Johan Berg Pettersen
Cleaner Engineering and Technology, Vol. 31, 2026, 101177
L’impatto ambientale della pelle bovina ha favorito la diffusione di alternative quali i polimeri sintetici (poliuretano e cloruro di polivinile) e i materiali a biobased o parzialmente biobased ricavati da fonti quali cactus e funghi. Poiché molti di questi materiali sono ancora in una fase iniziale di sviluppo tecnologico, spesso non sono stati sottoposti a una valutazione ambientale completa che ne analizzi i vantaggi e gli svantaggi rispetto alla pelle bovina. In questo studio abbiamo confrontato le prestazioni ambientali di otto materiali utilizzati nella produzione di calzature utilizzando una metodologia ibrida che combina una valutazione qualitativa e quantitativa, ovvero il quadro di riferimento LiSET (Lifecycle Screening of Emerging Technologies) e una valutazione del ciclo di vita (LCA) comparativa semplificata.
I risultati dell’analisi LCA rivelano che la pelle bovina ha l’impatto ambientale più elevato, le alternative a base fossile hanno l’impatto più basso, mentre le alternative biobased o parzialmente biobased si collocano in una fascia intermedia. Tuttavia, questa conclusione vale all’interno dei confini del sistema cradle-to-gate e non tiene conto delle potenziali differenze nella durata di vita del prodotto. Inoltre, il punteggio dipende principalmente dal consumo energetico durante il ciclo di vita, favorendo i materiali a basso fabbisogno energetico e con un elevato livello di maturità tecnologica (TRL), come i materiali di origine fossile.
La matrice LiSET integra questi risultati mettendo in evidenza i compromessi esistenti, ad esempio tra l’impatto ambientale e la resistenza allo strappo (un aspetto della durata), oppure tra le emissioni di carbonio e l’uso della plastica. Ciononostante, i risultati rimangono sensibili alle ipotesi di ripartizione, alle differenze nel TRL e all’esclusione degli impatti a valle legati all’utilizzo e allo smaltimento. Mostriamo come questa metodologia ibrida combini la semplicità del LiSET con il rigore dell’LCA per fornire conclusioni più complete e articolate sulle prestazioni ambientali dei prodotti.
Film compositi a base di collagene come materiale sostenibile per l’imballaggio alimentare: una rassegna Mysha Maliha, Taslim Ur Rashid Trends in Food Science & Technology, Vol. 171, 2026, 105642 Gli articoli in plastica monouso rappresentano una grave minaccia per l’ambiente a causa della loro natura non degradabile.
Si stanno valutando diverse alternative per individuare una soluzione più efficace in grado di garantirne la sostenibilità. Il collagene, una delle principali proteine strutturali, si è affermato come biopolimero promettente nei materiali di imballaggio alimentare, in grado di garantire funzionalità e proteggere l’ambiente. Tuttavia, i film di collagene naturale sono intrinsecamente sensibili all’acqua e all’umidità, il che ne limita l’applicazione pratica.
Per superare questi limiti, la ricerca recente si è concentrata sempre più sui film compositi a base di collagene, che offrono maggiore durata, scalabilità, stabilità e prestazioni. Ambito e approccio Questa rassegna offre un’analisi completa dello sviluppo e dell’applicazione di vari materiali da imballaggio a base di collagene (CPM) per il confezionamento sostenibile degli alimenti. Il testo illustra in che modo l’utilizzo di materiali diversi e le successive tecniche di lavorazione influenzano le caratteristiche prestazionali del film. Inoltre, la rassegna affronta i temi della sostenibilità e dei quadri normativi, evidenzia le principali sfide che ostacolano la diffusione del CPM ed esplora le possibili strategie per superarle, con l’obiettivo di favorirne l’integrazione in soluzioni di imballaggio sostenibili.
Risultati e conclusioni L’integrazione di composti bioattivi nelle matrici di collagene migliora proprietà fondamentali quali la resistenza alla trazione, la protezione dai raggi UV, la trasparenza, l’idrofobicità, le proprietà di barriera e l’attività antiossidante. Tuttavia, permangono due limiti persistenti: la scarsa flessibilità e la scarsa resistenza all’acqua, che devono essere risolti affinché il CPM possa diventare un’alternativa valida e duratura agli imballaggi in plastica tradizionali.
I materiali biobased nell’economia circolare: una rassegna strategica sulla funzionalizzazione avanzata e sulle applicazioni dei biopolimeri Syed Kashif Ali, Abdullah Ali Alamri, Faris Alfifi, et al. Journal of Environmental Chemical Engineering, Vol. 14, Issue 2, 2026, 121722 Questa analisi strategica sintetizza i recenti progressi compiuti nella funzionalizzazione e nell’applicazione di quattro biopolimeri fondamentali: chitosano, cellulosa, lignina e amido. Andando oltre le semplici sintesi descrittive delle strategie di sintesi, l’analisi integra una valutazione comparativa della sostenibilità che collega la chimica dei materiali agli indicatori della valutazione del ciclo di vita (LCA) e ai vincoli economici. Nel settore degli imballaggi e dei rivestimenti, i sistemi a base di amido e cellulosa presentano generalmente un potenziale di riscaldamento globale cradle-to-gate inferiore rispetto ai film di chitosano, che richiedono un maggiore consumo energetico; tuttavia, la loro diffusione industriale rimane limitata dalla sensibilità all’umidità e dalla variabilità meccanica. Vengono analizzate le tendenze comparative relative al potenziale di riscaldamento globale, all’eutrofizzazione e al comportamento a fine vita, insieme ai limiti derivanti dallincoerenza delle unità funzionali e dei confini di sistema tra i vari studi LCA.
L’analisi approfondisce inoltre il modo in cui le strategie di funzionalizzazione volte a migliorare la durata e le prestazioni di barriera possano contemporaneamente ostacolare la biodegradabilità e il riciclaggio, creando compromessi rilevanti per la realizzazione dell’economia circolare. I miglioramenti delle prestazioni su scala di laboratorio, tra cui l’innesto di agenti antimicrobici e la nanostrutturazione per l’accumulo di energia, si contrappongono agli ostacoli tecnico-economici al passaggio su scala industriale, che si traducono in notevoli differenze di costo tra i polisaccaridi di base e i biopolimeri modificati chimicamente.
Inoltre, l’analisi evidenzia che la disintegrazione fisica in condizioni di compostaggio non implica necessariamente una completa mineralizzazione biologica. Nel complesso, la rassegna individua la lavorazione senza solventi, la riduzione al minimo degli additivi e i protocolli di degradazione standardizzati come priorità fondamentali per tradurre le innovazioni nel campo dei biopolimeri in sistemi di materiali scalabili e sostenibili dal punto di vista ambientale. Sviluppo di compositi sostenibili a base di lattice, rinforzati con polvere di ritagli di pelle e nanoparticelle di ZnO, destinati alla realizzazione di solette antibatteriche per calzature: un approccio circolare Md. Ariful Islam, Papia Haque, Mohammed Mizanur Rahman Circular Economy, Volume 5, Issue 1, 2026, 100181
Questo studio affronta la sfida della gestione dei rifiuti solidi nell’industria conciaria, concentrandosi in particolare sulle polveri derivanti dagli scarti della concia vegetale, che spesso vengono sottoutilizzate. Anziché utilizzarlo nelle applicazioni tradizionali, come i mangimi per pesci e pollame o i cosmetici, questa ricerca propone un approccio innovativo per la valorizzazione di questo materiale di scarto, incorporando nanoparticelle di ossido di zinco ecologico (ZnO NPs) per produrre solette antibatteriche per scarpe. Le nanoparticelle di ZnO sono state sintetizzate utilizzando il metodo della coprecipitazione chimica e il metodo di sintesi mediata da piante con estratto di buccia di banana. Le nanoparticelle sono state integrate nella polvere derivante dagli scarti di lavorazione della pelle conciata al vegetale e in biocompositi a base di lattice ottimizzati mediante il modello di somma ponderata per il processo decisionale multicriteriale (MCDM–WSM).
Grazie a tecniche di caratterizzazione complete, tra cui FTIR, XRD, FESEM, EDX, DLS e analisi termica, è stata confermata la corretta integrazione di ZnO su scala nanometrica, con diametri compresi tra 65 e 91 nm e una distribuzione uniforme all’interno della matrice composita. Il composito ha mostrato proprietà meccaniche migliorate, con una resistenza alla trazione compresa tra 11,6 ± 0,6 e 13,5 ± 0,2 MPa, un indice di flessione di circa 3,95 e una resistenza allo strappo della cucitura compresa tra 845 e 867 N/mm, valori paragonabili alle proprietà meccaniche di una soletta per scarpe.
I test antibatterici hanno inoltre evidenziato una significativa inibizione della crescita del Bacillus subtilis e dell’Escherichia coli. Questi risultati sottolineano il potenziale del composito come valida alternativa alle solette tradizionali, in quanto offre maggiori benefici antibatterici.
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