Author page: Nunzia Marciano

WEBINAR -La problematica e il monitoraggio degli isocianati nei film di rifinizione delle pelli
WEBINAR -La problematica e il monitoraggio degli isocianati nei film di rifinizione delle pelli

Workshop on line

Abstract:

Le moderne tecniche spettroscopiche, abbinate a sistemi non distruttivi di campionamento , permettono verifiche molto rapide ed affidabili dei reticolanti a base poliisocianica nei coating di rifinizione. 

Tali sistemi di indagine si prestano per tutti prodotti filmogeni, indipendentemente dalla tecnica applicativa, definendo in modo più efficace la dinamica di reticolazione rispetto ad altre tecniche di tipo chimico-fisico.

Nel corso del webinar verranno presentati due casi di analisi su prodotti per roll-coater e per rifinizione a spruzzo.

 

Martedì 25 marzo 2025 ore 16.00

A cura del Dr. Francesco de Laurentiis

 

Link di iscrizione qui

Il contributo di SSIP ai Science Based Fashion Talks a LINEAPELLE MILANO
Il contributo di SSIP ai Science Based Fashion Talks a LINEAPELLE MILANO

Si è tenuto il 26 Febbraio il panel intitolato LEATHER: INNOVATION AND IMPACT REDUCTION programmato nell’ambito dei Science Based Fashion Talks, organizzati alla Fiere LINEAPELLE in collaborazione con SPIN360 (società specializzata in innovazione e sostenibilità nel mondo della moda e del lusso).

Questa sessione ha riunito esperti del settore per discutere pratiche innovative, approvvigionamento sostenibile e progressi nei metodi di lavorazione a basse emissioni. La sessione, che è stata aperta da Federico Brugnoli, CEO di Spin360, ha costituito una stimolante fonte di riflessione per condividere visioni e strategie per mitigare l’impatto ambientale generato dall’impiego di prodotti chimici e materie prime, il cui uso ottimizzato può costituire una leva fondamentale per favorire una più sostanziale svolta sostenibile del settore.

Per la SSIP, ha preso parte alla discussione, Claudia Florio, Responsabile Area Ricerca e Sviluppo della SSIP, che ha evidenziato il potenziale della ricerca e dell’impiego di tecnologie abilitanti per fronteggiare queste sfide, evidenziando il valore strategico della rete scientifica nazionale ed internazionale, come motore per alimentare il salto tecnologico delle imprese verso un cambio di paradigma produttivo, sempre più orientato a modelli concreti di sostenibilità e circolarità.

Sono seguiti gli interventi di Emily Moberg, Director, Scope 3 Carbon Measurement and Mitigation, WWF US e di Ivan Kral – Industrial Development Officer di UNIDO.

La sessione è stata alimentata da un vivo e proficuo dibattito stimolato dai relatori, alla presenza di una platea di esperti internazionali di settore, afferenti a rilevanti organizzazioni, brand e realtà di impresa.

 

 

REPORT WORKSHOP “CUOIO MADE IN ITALY – CIRCOLARE, SOSTENIBILE, INNOVATIVO “Avanzamenti e nuove sfide della ricerca promossa dal Partenariato Esteso MICS per favorire l’evoluzione della filiera”
REPORT WORKSHOP “CUOIO MADE IN ITALY – CIRCOLARE, SOSTENIBILE, INNOVATIVO “Avanzamenti e nuove sfide della ricerca promossa dal Partenariato Esteso MICS per favorire l’evoluzione della filiera”

In continuità con una modalità di divulgazione dei risultati di ricerca già avviata alla precedente edizione di LINEAPELLE, si è svolto il 26 febbraio un talk finalizzato ad alimentare il dialogo con le imprese e stakeholder di settore sul tema della ricerca, quale motore per promuovere l’innovazione circolare e sostenibile del Made in Italy.

26-02-2025

A cura della Dr.ssa Claudia Florio

REPORT COMPLETO QUI

 

 

Formazione: in SSIP gli Ufficiali delle Forze Armate del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”
Formazione: in SSIP gli Ufficiali delle Forze Armate del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”

Due intense giornate di formazione della sede di Pozzuoli della SSIP, per gli Ufficiali delle Forze Armate del 104° Corso di “Merceologia e Chimica Applicata”, in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”, ed in particolare con il Dipartimento di Management, dove si svolge la quarta edizione del Corso di formazione di Scienze Merceologiche. Il corso è destinato agli Ufficiali delle Forze Armate, interessati approfondire gli aspetti di chimica applicata e scienze merceologiche, per la sezione cuoio. Il corso rientra nell’ambito delle attività di formazione e divulgazione scientifica del Politecnico del Cuoio ed è coordinato da Claudia Florio, Resp. Ricerca SSIP. La due giorni, che ha coinvolto il team SSIP, ha previsto una visita alla struttura ed ai relativi laboratori; una didattica frontale/dimostrativa sulla diagnostica e disfattistica conciaria (a cura della dott.ssa Roberta Aveta);  una didattica frontale/dimostrativa – Lab Prove chimiche e di misurazione (a cura della dott. Leopoldo Esposito). Gli Ufficiali hanno poi visitato le mostre presenti all’interno della struttura con la Resp. della Biblioteca, Carmelina Grosso.

Si chiude Lineapelle Febbraio: il bilancio SSIP della fiera tra i 140 anni dell’ente, CPMC e la ricerca, passando per MICS e la mostra GLOVE
Tre giorni intensi e ricchi di eventi per la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli alla Fiera Lineapelle Milano di febbraio. La SSIP che quest’anno festeggia i 140 anni dalla sua istituzione, come di consueto, ha lanciato a Milano l’ultimo numero del 2024 della rivista quadrimestrale di divulgazione scientifica CPMC – CUOIO PELLI E MATERIE CONCIANTI, edita dell’ente di ricerca, in collaborazione con MICS – Made in Italy Circolare e Sostenibile. A Lineapelle la Stazione ha portato anche GLOVE, PERCORSI E STORIE DI GUANTI A NAPOLI.
Il terzo numero di CPMC, presentato in fiera, completa l’analisi “tridimensionale” del Cuoio Made in Italy: nei tre numeri della rivista, infatti, la riflessione è stata sulle diverse dimensioni che lo caratterizzano, come un materiale circolare e intelligente, sostenibile e di qualità e, infine, un materiale Bio-Based per natura e in quest’ultimo del 2024 i contributi si concentrano soprattutto sul valore ecosostenibile del cuoio, come materiale realizzato da biomasse e sulla creazione di buone prassi in termini di circolarità e Simbiosi Industriale.
A LINEAPELLE è stato possibile visionare anche la tecnologia NIR (Near Infrared Spectroscopy) che con il suo impiego può aprire nuove possibilità per il miglioramento del controllo dei processi e della qualità dei prodotti, grazie a caratteristiche quali: la capacità di effettuare analisi rapide e non distruttive; il possibile utilizzo di strumenti avanzati come fibre ottiche e telecamere per un monitoraggio in tempo reale; la potenzialità di semplificare i controlli e ridurre la necessità di analisi chimiche tradizionali; l’assenza di solventi e reagenti, con possibili benefici in termini di sostenibilità ambientale.
Nello stand anche il brevetto recentemente ottenuto dalla SSIP per le nanoparticelle “flower-like”, nell’ambito del progetto SINAPSI, nato con l’obiettivo di sviluppare prodotti in cuoio con proprietà migliorative impiegando nanoparticelle per applicazioni in ambito conciario. Un approccio a più riprese sperimentato in tempi recenti e, tra le applicazioni più promettenti troviamo, anche nell’ambito di pregressi studi della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli, le tecnologie per la dispesone di nano-agenti nella rifinizione, termine scientifico per indicare la ricerca per il conferimento delle proprietà desiderate, come, ad esempio, aumentata conducibilità elettrica superficiale (Florio et al., 2020), proprietà antimicrobiche, antiossidanti, autopulenti.

Tra gli eventi organizzati in fiera, il workshop-talk MICS “CUOIO MADE IN ITALY – Avanzamenti e nuove sfide della ricerca promossa da MICS per favorire l’evoluzione della filiera”, che si è svolto tra spunti di riflessione condivisa sul ruolo centrale del coinvolgimento degli Stakeholder industriali e rappresentanti di categoria nella fase di progettazione ed esecuzione delle attività di ricerca, al fine di cogliere al meglio le istanze delle imprese e curvare gli obiettivi di ricerca verso specifiche esigenze tecniche, tenendo conto delle caratteristiche produttive ed infrastrutturali delle aziende. Al talk, a cura di Claudia Florio, Responsabile Area Ricerca e Sviluppo della SSIP, sono intervenuti, tra gli altri, Fulvia Bacchi, CEO di Lineapelle e consigliere SSIP e Omar Bellicini, responsabile relazioni esterne MICS: “Per Lineapelle parlano i numeri”, ha sottolineato Bacchi: “millecento espositori da quaranta paesi, una fiera che si riconferma come la più importante a livello internazionale e dove protagonisti assolute sono le concerie italiane. Se dovessimo valutare dal primo giorno direi che l’andamento è ottimo perché c’è stato un aumento di visitatori di quasi il 30 per cento, in particolare stranieri anche e quindi questo ci fa ben sperare, però è chiaro che i conti si fanno alla fine e soprattutto dobbiamo capire se all’affluenza corrisponde anche un ritrovato vigore del mercato”.

 

“Abbiamo messo in campo una rete scientifica senza precedenti mettendo insieme le competenze, le infrastrutture scientifiche e la cultura scientifica attorno al cuoio derivante non soltanto dalla stazione sperimentale ma dai suoi partner che afferiscono al Politecnico di Milano al Politecnico di Torino, all’Università di Napoli, di Brescia, di Padova, il CNR”, spiega Florio: “Molti dei ricercatori, se non tutti, hanno già scritto sulla nostra rivista che pertanto è diventata ufficialmente un servizio anche di Mics”.
Per Serena Iossa, Direttore operativo SSIP: “Anche quest’anno siamo qui a Lineapelle, con la stazione sperimentale, con tante iniziative, tanti incontri, in un momento anche difficile per la filiera. Abbiamo organizzato un talk sul progetto Mics che vede insieme una rete di 25 soggetti, che offrono al settore diversi spunti e diverse occasioni per fare ricerca, per fare networking, per fare rete, che è fondamentale per superare anche dei momenti di difficoltà. Qui siamo presenti anche con la nostra mostra Glove, in occasione dei 140 anni della stazione sperimentale. Infatti, proprio lo scorso 8 febbraio il nostro ente ha compiuto 140 anni di storia, una storia dedicata ad attività di ricerca, attività di formazione e di comunicazioni scientifiche al servizio della filiera pelle”.

 

Magazine Leather International – Edizione gennaio-febbraio 2025

Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli

Rivista tecnica: Leather International


Fondata nel 1867, Leather International è la rivista leader per l’industria della pelle. Con rapporti approfonditi e caratteristiche del settore che coprono tutti gli aspetti del nostro mercato, Leather International è la scelta numero uno per i produttori di pelle e semi lavorati in tutto il mondo.

Editore: Progressive Media International. Registered office: 40-42 Hatton Garden, London, England

Sito web https://www.leathermag.com

Contents LEATHER INTERNATIONAL, gennaio – febbraio 2025

 

 

 

  • Italian association’s 2024 data highlights industry issues / I dati dell’associazione italiana per il 2024 evidenziano le problematiche del settore
  • Brazil’s exports surpass $1.2bn / L’export del Brasile supera gli 1,2 miliardi di dollari
  • New Asics trainers made from steering wheel leather remnants / Nuove scarpe da ginnastica Asics realizzate con resti di pelle dei volanti
  • Leatherworking training bursaries now available from UK charity / Le borse di formazione per la lavorazione del cuoio sono ora disponibili presso l’ente di beneficenza britannico
  • Jaguar joins the LWG / Jaguar si unisce al LWG (Leather Working Group)
  • Ownever care collection extends product lifespan / La care collection di Ownever estende la durata del prodotto
  • Tandy Leather Factory appoints new CEO / Tandy Leather Factory nomina un nuovo CEO
  • Crisis in Bangladesh / Crisi in Bangladesh
  • View from the US / Il punto di vista degli Stati Uniti
  • Hidenet World Reports extracts / Estratti dal Rapporto Internazionale Hidenet

Questa rivista e tutte le edizioni precedenti, a partire dal 1921, possono essere consultate presso la nostra Biblioteca

Sede Biblioteca 

Stazione Sperimentale per I’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti srl – c/o Comprensorio Olivetti
Via Campi Flegrei, 34 • 80078 Pozzuoli (NA) –  per consultazione è gradito appuntamento  ai seguenti recapiti – tel: 081 597 91 12  e-mail: c.grosso@ssip.it

Focus Scientifico: Review di metodi fisici per il riutilizzo di scarti solidi conciari
Focus Scientifico: Review di metodi fisici per il riutilizzo di scarti solidi conciari

La crescete richiesta di produzioni più sostenibili sta alimentando grandi sfide tecnologiche, particolarmente rispetto al tema della gestione più efficiente dei residui prodotti dalle industrie. Le applicazioni PMW (Principle of Minimal Wrecking) e PMS (Principle of Massive Separation) sono state proposte come strumenti per ottenere una produzione più sostenibile.

28 febbraio 2025 A cura di Andrea Sarnataro

Link completo al focus qui

Giornata nazionale del Made in Italy: in SSIP in esposizione la mostra “GLOVE, PERCORSI E STORIE DI GUANTI A NAPOLI”
Giornata nazionale del Made in Italy: in SSIP in esposizione la mostra “GLOVE, PERCORSI E STORIE DI GUANTI A NAPOLI”

Glove, Percorsi e storie di guanti a Napoli

Mostra che celebra il guanto in pelle come simbolo di eccellenza artigianale, sostenibilità e innovazione tecnologica

Iniziativa in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy

Altamente rappresentativa per il territorio, l’industria guantaia napoletana costituisce un esempio virtuoso di eccellenza locale di consolidata tradizione; la Stazione Sperimentale per l’industria delle pelli e delle materie concianti (SSIP), che ha accompagnato l’industria guantaia fin dalle origini, ospitando proprio nei primi anni dalla sua istituzione la scuola di guanteria per operai guantai del secondo dopoguerra, oltre ad offrire il suo supporto scientifico al settore, intende rinnovare l’impegno su questo fronte, in ragione dei mutati fabbisogni di tecnologia, sostenibilità e circolarità per la guanteria e per tutta la filiera della pelle. Le botteghe dei rioni napoletani e dei quartieri dei guantai ancora oggi custodiscono con devozione i saperi immateriali legati alla produzione di guanti in pelle, per cui l’obiettivo principale di questa mostra è quelli di sensibilizzare il pubblico sull’importanza di preservare e tramandare questa cultura, evidenziando come il guanto in pelle non sia solo un accessorio, ma un’opera d’arte che racchiude in sé la storia e l’identità di Napoli, rappresentando un’eccellenza nel panorama internazionale

 

La mostra “Glove, Percorsi e storie di guanti a Napoli”, sostenuta dalla Regione Campania, sponsorizzata da LINEAPELLE ed organizzata in collaborazione con prestigiosi partner quali l’Accademia delle Belle Arti, l’Archivio Storico della Fondazione Banco di Napol, la Biblioteca ISMed del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Fondazione Mondragone Museo della moda di Napoli e con la partecipazione di docenti del Dipartimento di Studi umanistici e di Scienze chimiche della Università Federico II. Il progetto espositivo coinvolge la Rete di Imprese Chirotèca che conta sul supporto dell’Unione Industriali di Napoli.

L’intento principale della mostra è quello di valorizzare la tradizione e la storia che riesce a mettere in risalto l’arte secolare delle imprese guantaie, dei prodotti in pelle e dell’industria conciaria, e di far conoscere al pubblico la nascita e la lavorazione del guanto in pelle, caposaldo dell’artigianato italiano e soprattutto napoletano e la sua evoluzione nel corso degli anni. In linea con tale iniziativa nasce Chiroteca rete di impresa, con l’obiettivo di creare una rete sinergica tra SSIP, LINEAPELLE, diverse aziende artigiane della guanteria (Artigiano del guanto, Andreano e Gala Gloves), un produttore specializzato di pellame (Gargiulo Leather) al fine di condividere competenze, conoscenze e tecnologie per continuare sulla scia della promozione della storia e della tradizione napoletana legata all’artigianato del guanto.

DA CPMC – AA. VV: “La sostenibilità sociale nell’industria conciaria italiana: sfide e opportunità”
DA CPMC – AA. VV: “La sostenibilità sociale nell’industria conciaria italiana: sfide e opportunità”

Il presente contributo analizza l’implementazione della sostenibilità sociale nell’industria conciaria italiana, un settore tradizionalmente legato al Made in Italy e impegnato nella transizione verso modelli di economia circolare. Lo studio evidenzia la necessità di integrare la dimensione sociale della sostenibilità attraverso l’adozione di tecnologie verdi, la promozione di condizioni di lavoro sicure e la valorizzazione del patrimonio culturale e artigianale. Tuttavia, le criticità che ancora permangono soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI), sono legate a fattori economici, tecnologici e culturali. L’analisi, basata su una prospettiva sociologica, mette in luce come la resistenza al cambiamento, l’habitus industriale e la mancanza di investimenti in formazione possano ostacolare l’adozione di pratiche sostenibili. Lo studio infine sottolinea il ruolo cruciale degli orientamenti professionali e delle certificazioni nel promuovere una cultura della sostenibilità all’interno del settore. Infine, si evidenzia l’importanza di affrontare le sfide poste dai nuovi trend globali per garantire un futuro sostenibile al Made in Italy conciario.

Da diversi anni il settore industriale, soprattutto quello legato ai comparti della moda, del design e dell’alimentare ha intrapreso percorsi volti a riorganizzare l’intero ciclo di vita del prodotto secondo i criteri della sostenibilità nella sua ampia accezione di bilanciamento della dimensione economica con quella ambientale, culturale, sociale ed etica. La dimensione del prodotto industriale di “qualità” ha a che fare non soltanto con prodotti che abbiano una lunga durata e minimizzino gli impatti sugli ecosistemi ambientali, ma anche con la scelta di materie prime ad alto valore ambientale e sociale, tecniche di produzione innovative che riducano gli impatti socio-ambientali delle attività e riconoscano il contributo in termini di sostenibilità di ogni parte della filiera al valore del prodotto: dalla distribuzione al marketing, ai sistemi di gestione fino ad arrivare a fornitori e territori. L’obiettivo del presente contributo è quello di analizzare in che modo le imprese dell’industria conciaria implementano la sostenibilità in termini sociali; in particolare, cercando di mettere in luce i vincoli e le risorse implicate in tali processi. In primo luogo, va considerato che l’industria conciaria italiana è attualmente molto impegnata nel sostenere modelli di economia circolare e sostenibilità ambientale. Le concerie, almeno quelle più virtuose, si caratterizzano per l’uso di materie prime provenienti da scarti dell’industria alimentare, come pelli bovine e ovicaprine, che altrimenti sarebbero destinate allo smaltimento in discarica. Questo approccio non solo riduce l’impatto ambientale, ma contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Tra i numerosi indicatori di economia circolare e sostegno all’etica della sostenibilità nell’industria conciaria italiana possiamo elencare fattori come il recupero e il riutilizzo degli scarti di lavorazione o il trattamento delle acque reflue. Ad oggi gli scarti di pelle, per fare un esempio, vengono utilizzati per la produzione di biostimolanti o collagene per l’industria cosmetica e alimentare o per il compostaggio. Il metodo di recupero della pelle dipende spesso dallo stadio del processo del ciclo di vita in cui vengono generati i rifiuti. Infatti, gli scarti provenienti dalla pelle non conciata (rifilature, scarniture e croste calcinate) sono generalmente più facilmente riciclabili. Le sostanze chimiche contenute nelle pelli sovente limitano le soluzioni di recupero per la presenza di componenti metallici e il rischio di rilascio di sostanze nocive anche se negli ultimi tempi la comunità scientifica è riuscita a dare soluzioni tecnologiche come il metodo meccanico (la frammentazione dei rifiuti in piccole particelle da incorporare in polimeri naturali o sintetici per produrre materiali riciclati come il cartone in pelle o il “metodo termico”, incluso il mattone per la manifattura o la produzione di cemento e asfalto). Questo approccio non solo riduce il volume degli scarti prodotti, ma crea anche nuove opportunità economiche e contribuisce a diffondere una nuova cultura industriale basata sul binomio innovazione tecnologica e sostenibilità. Non si tratta soltanto dell’enorme contributo del portato tecnologico di ultima generazione applicato all’industria (chimica verde, robotica, biotecnologie, riduzione robotica dell’impronta carbonica) ma soprattutto di un cambiamento culturale che viene da lontano e riguarda il concetto di sostenbilità e di ricerca e sviluppo, come definito nel Rapporto Brundtland già nel 1987.

Il cammino del Made in Italy verso la sostenibilità rappresenta dunque non solo una risposta alle pressioni esterne, ma anche una grossa opportunità per rinnovarsi e rimanere competitivi su scala globale. Investire in ricerca e sviluppo, collaborare con startup innovative e adottare pratiche produttive sostenibili sono passi essenziali per costruire il futuro del made in Italy nel settore conciario. In tal senso un ruolo determinante è giocato oggi dai consumatori finali, che possono contribuire all’impatto dei materiali anzitutto riducendo i loro consumi e poi affinando, in maniera ecologica, la propria “cultura del prodotto”. Con questa espressione si intende la capacità di valutare l’intero ciclo di vita di un prodotto, considerando l’origine delle materie prime, le tecniche di produzione, l’impatto ambientale e sociale, la durata e le possibilità di riciclo o riutilizzo. I consumatori possono fare la differenza attraverso scelte consapevoli, privilegiando prodotti in pelle provenienti da aziende che adottano pratiche sostenibili e certificazioni riconosciute. Strumenti come etichette informative, siti web aziendali e piattaforme online dedicate alla sostenibilità possono aiutare i consumatori ad accedere a informazioni dettagliate sull’impatto ambientale e sociale dei prodotti in pelle. Inoltre, i consumatori possono contribuire alla sostenibilità riducendo il consumo eccessivo di prodotti in pelle, privilegiando la qualità e la durata rispetto alla quantità e all’usa e getta, e scegliendo infine prodotti di seconda mano o vintage. Le piattaforme digitali che si sono sviluppate negli ultimi anni hanno dato un contributo sostanziale alla diffusione di pratiche sostenibili dei prodotti industriali spostando l’attenzione dalla logica del prodotto posseduto a quella del prodotto condiviso (Belk, 2014).

Un altro filone di studi si è concentrato sul ruolo che i produttori di moda possono avere nel sostenere il legame tra creatività e inclusione sociale a partire dalla consapevolezza che, nell’ambito della cultura materiale, sostenere l’artigianalità equivale a sostenere uguaglianza e inclusione. In questa direzione vanno gli studi che affrontano il ruolo della creatività e dell’artigianalità, anche e soprattutto nel settore conciario, nel supportare l’inclusione sociale di categorie socialmente fragili. Oltre agli impatti ambientali, la sostenibilità nel settore conciario ha dunque importanti implicazioni sociali. Ad esempio, l’adozione di tecnologie green al fine di determinare processi produttivi innovativi può contribuire a migliorare le condizioni di lavoro degli impiegati, ad esempio riducendo la loro esposizione a sostanze dannose e promuovendo la salute e la sicurezza sul lavoro. Inoltre, la sostenibilità può favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare nei settori della ricerca e sviluppo, della gestione ambientale e della formazione. Infine, la valorizzazione del patrimonio culturale e artigianale legato alla lavorazione della pelle può contribuire allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali, promuovendo identità, coesione e sviluppo. Nonostante il settore del Made in Italy sia da qualche decennio impegnato in un atteggiamento di maggiore consapevolezza verso la produzione e smaltimento sostenibile del prodotto – che si aggiunge alla dimensione di responsabilità sociale d’impresa che da diversi decenni ne sostiene l’etica – sono ancora diversi i nodi critici. Le metodologie divalutazione d’impatto attualmente disponibili – ad esempio la cosiddetta “valutazione del ciclo di vita (LCA)” – pur essendo ampiamente utilizzata per valutare i potenziali impatti ambientali dei prodotti conciari durante il loro intero ciclo di vita – comprese le fasi di estrazione delle risorse, produzione, utilizzo, trasporto e fine vita – non tengono conto delle dimensioni immateriali della sostenibilità, come la sedimentazione di valori e culture “sensitive”. Ulteriori criticità sono di natura economica, tecnologica, ma anche culturale e sociale e riguardano, principalmente, le piccole e medie imprese (PMI).

Come evidenziato dal rapporto del WWF Italia (2021), le PMI spesso mancano delle risorse finanziarie e delle competenze necessarie per investire in tecnologie verdi e procedure sostenibili. Uno studio condotto dall’ Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC, 2022) ha mostrato come le stesse PMI, pur essendo centrali per la tenuta economica del comparto, incontrino difficoltà nell’accesso a finanziamenti utili per l’implementazione di sistemi di gestione ambientale per l’innovazione sostenibile. Dal punto di vista sociologico, il settore conciario riflette dunque le dinamiche classiche di resistenza al cambiamento, specialmente nelle PMI dove la cultura organizzativa è spesso fortemente ancorata a pratiche tradizionali e consolidate. Questo fenomeno è stato studiato da Ulrich Beck (1992) il quale analizza come la società moderna sia caratterizzata da una crescente consapevolezza dei rischi ambientali e tecnologici, ma al contempo da una difficoltà nell’affrontare tali rischi in modo efficace. Tale resistenza al cambiamento si esplica bene nel concetto di “habitus” di Bourdieu (1979), inteso come l’insieme di disposizioni durevoli che guidano le azioni di individui e gruppi sociali, e che può rappresentare un ostacolo all’innovazione, in quanto spinge a privilegiare la continuità rispetto al cambiamento. Le PMI conciarie, spesso a conduzione familiare e con una forte identità locale, possono essere “intrappolate” in quello che si porebbe definire un “habitus industriale”, limitando l’adozione di nuove tecnologie e pratiche sostenibili. La sostenibilità, in tale contesto, non può essere solo una questione tecnica o normativa, ma deve diventare parte integrante della cultura aziendale, implicare una trasformazione profonda delle mentalità e dei comportamenti, che può essere favorita da percorsi di formazione professionale specifici (Carroll, 1999). L’importanza della formazione professionale nel settore conciario è stata sottolineata anche da Arthur P. J. Mol (2000) nella sua teoria della “modernizzazione ecologica”, secondo la quale la formazione continua è fondamentale per favorire la transizione verso modelli più sostenibili, in quanto permette di sviluppare le conoscenze e le competenze necessarie per gestire le sfide ambientali e sociali che si propongono. Tuttavia, molte piccole imprese non investono nella formazione dei loro dipendenti, limitando la capacità di adattarsi a un ambiente industriale in rapido cambiamento.

A tale proposito, lo studio di Unioncamere (2022) “Competenze green per la transizione ecologica” evidenzia la necessità di investire in percorsi formativi che combinino conoscenze tecniche, competenze trasversali e consapevolezza ambientale. Un altro aspetto fondamentale per il miglioramento delle pratiche sostenibili nel settore conciario è l’adozione di pratiche virtuose. In un’industria come quella conciaria, in cui la sostenibilità richiede un approccio integrato e collaborativo, gli scambi tra imprese rappresentano un’opportunità per diffondere soluzioni innovative e sostenibili. Michael Porter e Mark Kramer (2011), sostengono che le aziende possono generare valore economico e sociale affrontando le sfide sociali e ambientali. La creazione di network di condivisione di best practices potrebbe favorire un più rapido trasferimento di conoscenze e competenze, riducendo le barriere culturali all’innovazione. L’utilizzo di linee guida comuni per il settore potrebbe facilitare inoltre questo processo, fornendo un quadro di riferimento che aiuti le PMI a orientarsi nel complesso panorama della sostenibilità. La norma ISO 14001 (2015), che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale, rappresenta un esempio di linea guida ampiamente riconosciuta a livello internazionale. Per indagare a fondo questo fenomeno, il progetto SOLARIS- Sustainable Options for Leather Advances and Recycling Innovative Solutions, all’interno del partenariato esteso MICS- Made in Italy Circolare e Sostenibile, si propone di esplorare le criticità e le potenzialità della sostenibilità nel settore conciario italiano. Attraverso la survey indirizzata alle aziende conciarie presenti sul territorio italiano, si sta cercando di comprendere le ragioni che ostacolano l’adozione di pratiche virtuose da parte delle PMI, approfondendo gli aspetti economici, tecnologici e culturali che influenzano le loro scelte. I risultati di questa analisi forniranno un quadro delle sfide e delle opportunità per la sostenibilità nel settore, contribuendo a definire strategie efficaci per supportare le PMI nel loro percorso verso un modello di business più responsabile.

Conclusioni
Il Made in Italy, pur forte del suo prestigio internazionale e della crescente attenzione alla sostenibilità, si trova a dover affrontare un futuro complesso e sfidante. Sta emergendo in particolare, la presenza di macro-trend cruciali per questo settore. Prima di tutto, le nuove generazioni di consumatori, altamente sensibili ai temi della sostenibilità, dell’etica e dell’inclusione sociale, stanno ridefinendo le priorità del mercato. Non si accontentano più di un prodotto esteticamente bello e di qualità, ma esigono trasparenza sull’origine delle materie prime, sulle condizioni di lavoro e sull’impatto ambientale dell’intero ciclo produttivo. Le aziende del Made in Italy devono quindi adottare modelli di business più responsabili, comunicando in modo chiaro e trasparente il proprio impegno verso la tutela dell’ambiente (Mintel, 2023). Questo implica investire in tracciabilità di filiera, certificazioni di sostenibilità e innovazione di prodotto e di processo. L’industria 4.0, inoltre, sta invece trasformando radicalmente i settori produttivi, offrendo nuove opportunità per ottimizzare la produzione, personalizzare l’offerta e migliorare l’esperienza del cliente. L’integrazione di tecnologie digitali come l’Internet of Things, il cloud computing e l’intelligenza artificiale consentono di automatizzare processi, analizzare i dati di mercato e creare esperienze di acquisto immersive e personalizzate (Accenture, 2022). Allo stesso modo l’Industria 5.0, con la sua enfasi sulla collaborazione uomo-macchina, sulla sostenibilità e sulla personalizzazione, offre nuove opportunità per il settore conciario. Tecnologie come la robotica collaborativa, la stampa 3D e la re altà aumentata consentono di creare processi produttivi più efficienti, flessibili e orientati alle esigenze del singolo cliente (European Commission, 2021). In conclusione, il futuro del Made in Italy dipenderà dalla capacità di integrare questi macro-trend in una strategia coerente e lungimirante. Sarà fondamentale preservare i valori della tradizione, dell’artigianato e della creatività, adattandoli al contempo alle esigenze di un mercato globale in rapida evoluzione. Ciò consentirà al Made in Italy di continuare a rappresentare un’eccellenza nel settore, coniugando successo economico, equità sociale e sostenibilità ambientale.

Acknowledgement
This work arises from a part of activities carried out within the MICS (Made in ItalyCircular and Sustainable) Extended Partnership and received funding from the European Union NextGeneration EU (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) MISSIONE 4 COMPONENTE 2, INVESTIMENTO 1.3 D.D. 1551.11-10-2022, PE00000004). This manuscript reflects only the authors’ views and opinions, neither the European Union nor the European Commission can be considered responsible for them.

Bibliografia
Accenture (2022). The future of fashion: Shaping a sustainable and inclusive industry. Accenture Report.
Beck, U. (1992). Risk Society: Towards a New Modernity. Sage Publications.
Belk, R. (2014). You are what you can access: Sharing and collaborative consumption online. Journal of Business Research, 67(8), 1595-1600.
Bourdieu, P. (1979). La Distinction: Critique sociale du jugement. Les Editions de Minuit. Carroll, A. B. (1999). Corporate social responsibility: Evolution of a definitional construct. Business & Society, 38(3), 268-295.
European Commission (2021). Industry 5.0: Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry. European Commission Communication.
ISO (2021). SO and the circular economy. International Organization for Standardization Report.
ISO 14001 (2015). Environmental management systems — Requirements with guidance for use. International Organization for Standardization.

Roadshow per il Bando del Ministero del Made in Italy per gli investimenti nella filiera delle fibre tessili naturali e della concia: tre tappe promosse da SSIP, Casa del Made in Italy e la Fondazione MICS.

Maggiori informazioni QUI

Link di iscrizioni alle tappe QUI

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