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“Spring, un motore verde per l’economia” Intervista a Mario Bonaccorso, Direttore SPRING
“Spring, un motore verde per l’economia” Intervista a Mario Bonaccorso, Direttore SPRING

SPRING, UN MOTORE VERDE PER L’ECONOMIAPubblicato su CPMC 1/2021

 

Alto potenziale della filiera conciaria

 

Intervista a: Mario Bonaccorso, Direttore SPRING – Cluster Tecnologico Nazionale della Bieconomia Circolare

 

Sono più di 120 gli attori che, tra grandi player industriali, piccole imprese, università, centri di ricerca pubblici e privati, animano Spring, il cluster tecnologico nazionale della Bioeconomia circolare.

“Economia circolare, serve una strategia nazionale” Intervista a Federico Testa, Presidente Enea
“Economia circolare, serve una strategia nazionale” Intervista a Federico Testa, Presidente Enea

SCENARI & STRATEGIE GREENPubblicato su CPMC 1/2021

La filiera conciaria sta investendo molto nella sostenibilità

Intervista a: Federico Testa, Presidente ENEA

 

Prima in Europa per indice complessivo di circolarità, l’Italia deve dotarsi al più presto di un piano nazionale e di risorse adeguate per
non perdere terreno. La bioeconomia è il traino di ogni economia sostenibile. Ne parliamo con Federico Testa, presidente dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che nel
2018 ha firmato con la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli un protocollo di intesa. L’obiettivo è promuovere ricerche sui
nuovi materiali e ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi nella prospettiva dell’economia circolare.

L’ENEA coordina la Piattaforma Italiana per l’Economia Circolare, l’Icesp, che nel corso della recente conferenza annuale ha indicato le priorità di un piano di azione volto alla definizione di una strategia nazionale per l’economia circolare. Ce le potrebbe indicare?

Le nove priorità nascono per promuovere l’economia circolare come motore per la ripresa e spaziano dalla necessità di una
governance multilivello a un approccio trasversale alla formazione, dall’adeguamento del sistema infrastrutturale all’introduzione di
strumenti economici e strumenti normativi. Prioritari sono anche l’introduzione di strumenti di misurazione, quali indicatori di circolarità, l’ecoprogettazione e la creazione di un mercato dei sottoprodotti riciclati e recuperati. E poi sono essenziali processi decisionali con la partecipazione attiva di tutti gli stakeholder, iniziative di citizen engagement e citizen science.

In Italia le attività connesse alla bioeconomia valgono circa il 20% del Pil, oltre 312 miliardi per 1,9 milioni di occupati. Naturalmente non tutte le attività che appartengono a questo settore hanno lo stesso significato dal punto di vista della sostenibilità. Quali sono le più virtuose e quali le criticità da superare?

Non tutte le filiere della bioeconomia hanno lo stesso valore economico, sociale ed ambientale, così come ogni settore produttivo presenta punti di forza e di debolezza. Sono noti, ad esempio, la competitività e qualità dei sistemi agricolo, forestale e marino, che da soli rappresentano oltre il 60% del fatturato ed oltre il 70% dell’occupazione del comparto della bioeconomia a livello nazionale. Si tratta di settori che tuttavia hanno la necessità di adeguarsi a metodologie produttive che conducano a una più spinta riduzione degli scarti e dei sottoprodotti, oltre che a sfruttarne le potenzialità in termini di nuovi prodotti biobased attraverso l’utilizzo mirato delle Key Enabling Technologies. Tra le criticità, segnalo l’esigenza di raggiungere un’adeguata massa critica nei processi produttivi e di aggiornare alcune barriere normative che impediscono il reale sfruttamento industriale di diversi prodotti bio-based.

Dal rapporto sull’Economia Circolare 2020 curato da ENEA in collaborazione con il Circular Economy Network emerge la prima posizione dell’Italia nel panorama europeo per “indice complessivo di circolarità”, davanti a Paesi solitamente considerati più sensibili, come Germania e Francia.

Il Rapporto 2020 conferma che siamo ai primi posti in Europa in molti settori
dell’economia circolare. Tuttavia, l’andamento temporale degli indicatori mostra che stiamo pericolosamente rallentando e se continuiamo così, corriamo il rischio è di essere superati da altri Paesi. Servono una governance efficace, infrastrutture e impianti, maggiori investimenti nell’innovazione e, soprattutto, una Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, un Piano d’Azione e un’Agenzia Nazionale per l’Economia Circolare. Tutti strumenti che possono essere utilizzati come leve di un percorso di rilancio e
ripresa, soprattutto in questo momento in cui si deve definire il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il sistema nazionale delle concerie destina più del 4% del fatturato alla sostenibilità confermandosi uno dei settori produttivi più attenti sia sul fronte del riutilizzo dei materiali sia come su quello della neutralizzazione dell’impatto ambientale. Anche per questo nel 2020 si è nuovamente attestata al primo posto in Europa per creazione di valore, con una quota del 65% del totale della produzione. Lo si può considerare come un modello “esportabile” ad altri settori produttivi?

Il settore della conceria ha investito e investe molto in azioni per la sostenibilità ambientale, per il trattamento dei reflui, l’abbattimento delle emissioni, del consumo di acqua, il recupero dei rifiuti, l’utilizzo alternativo dei fanghi di depurazione nell’edilizia o come fertilizzanti. Certamente è un comparto che può essere da esempio per indicare come una strategia focalizzata sulla sostenibilità e sulla circolarità dei processi produttivi possa garantire il miglioramento delle prestazioni ambientali, della competitività e favorire ricadute in altri settori. In questo percorso verso la sostenibilità, ENEA collabora con la filiera conciaria per lo sviluppo di tecnologie innovative, anche attraverso progetti europei. Un esempio fra i più recenti è Lifetan per la sostituzione dei prodotti chimici con prodotti naturali e naturalizzati che consentono di ridurre l’uso di cloro e fino al 20% di acqua nelle lavorazioni.

 

 

A cura di Gaetano Amatruda, Ufficio Stampa SSIP 

 

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Ricerca e innovazione: Enzimi di una nuova politica industriale
Ricerca e innovazione: Enzimi di una nuova politica industriale

SCENARI & STRATEGIE GREENPubblicato su CPMC 1/2021

 

Intervista a: Luigi Nicolais, Consigliere scientifico Stazione Sperimentale Pelli

 

“La chimica italiana sta rinascendo e lo sta facendo nel segno del verde”, Luigi Nicolais, emerito di scienza e tecnologia dei materiali all’Università Federico II di Napoli, Consigliere per le Politiche della Ricerca del Ministro Maria Cristina Messa, è tra i più autorevoli esperti al
mondo di innovazione legata alla ricerca applicata. Il suo giudizio sulle potenzialità della bioeconomia è di quelli che pesano. E proprio per questo inducono a spingere sull’acceleratore di una transizione che proprio perché ecologica sarà anche conveniente dal punto vista economico.

 

Sull’esempio di Francia e Spagna anche l’Italia si è dotata di un Ministero specifico dedicato alla “Transizione ecologica”. Come può incidere questa scelta nel percorso avviato dal sistema produttivo verso un’economia più sostenibile?

Se non c’è una spinta politica non si fa molta strada e quindi plaudo senz’altro all’iniziativa del Governo. Sapere che c’è un forte interesse politico su un settore vuol dire far sentire più sicure le aziende che, altrimenti, non si sentirebbero mai pronte a investire anche solo un centesimo in più in nuovi materiali e nuove tecnologie verdi. Ne ho un’esperienza diretta.

 

Quale?

Qualche anno fa ho brevettato un materiale assorbente in cellulosa totalmente biodegradabile. Era, ed è, adatto alla produzione di pannolini, quindi parliamo di un mercato molto grande e di conseguenza di un prodotto ad alto impatto ambientale. Bene, quel prodotto non venne usato perché non c’era un chiaro vantaggio economico. Ecco, non c’era una direzione politica. Oggi invece, con i governi nazionale ed europeo impegnati a creare condizioni di vantaggio per chi investe nel settore, le cose possono cambiare e in fretta.

 

A proposito di mercati, quello della moda è un altro settore molto importante che sta investendo sulla sostenibilità.

Sì e in questo quadro la filiera conciaria ha maturato un’esperienza molto significativa. Un lavoro di ricerca molto approfondito si sta facendo con il supporto della SSIP anche sull’eliminazione integrale dei metalli pesanti dal ciclo produttivo. Oltre agli interventi di recupero degli scarti, la svolta sta infatti nell’eliminare completamente questi prodotti dal ciclo. Una cosa impensabile fino a pochi anni fa e che invece la ricerca rende possibile. E non è un caso che molti di questi passi in avanti vengano dalla filiera conciaria, che per vocazione trasforma un rifiuto non utilizzabile in un prodotto utilizzabile e ad alto valore aggiunto.

 

La bioeconomia può considerarsi al centro di una nuova politica industriale?

Lo dovrebbe. Nel 2017, il totale delle attività ad essa riconducibili hanno generato un output in Italia di circa 328 miliardi di euro, occupando oltre due milioni di persone, vale a dire un decimo circa del totale dell’economia del nostro Paese. Ma non è solo questo, le faccio un esempio.

 

Prego.

Quando parliamo di polimeri biodegradabili possono generarsi delle ambiguità. Non tutti i polimeri sono biodegradabili in ogni condizione, molto lo sono a condizione controllata, e cioè a certe temperature, in presenza di acqua, e così via. Una biodegradabilità per sé è difficile accoppiata a una buona resa meccanica. Questo vuol dire che vanno create le aree di compost in grado di processare materiali biodegradabili a condizioni controllate, c’è un pezzo di filiera di economia circolare su cui investire e che promette grandi ritorni, economici e ecologici.

 

A cura di Gaetano Amatruda, Ufficio Stampa SSIP 

 

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Si riparta dalla sostenibilità, dal rispetto dell’ambiente
Si riparta dalla sostenibilità, dal rispetto dell’ambiente

LE POLITICHE GOVERNATIVEPubblicato su CPMC 1/2021

 

Centrale é la salvaguardia e la valorizzazione dei nostri beni, dalla centralità dell’acqua e del suolo

 

Intervista a: Vera Corbelli, Segretario del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale

 

“Non va mai dimenticato che l’acqua non è un bene illimitato e, quindi, va governato e gestito con oculatezza e visione strategica. A
parlare è Vera Corbelli, segretario del Distretto Idrografico dell’appennino Meridionale. “Se ne deve controllare la qualità, la quantità e la distribuzione per rendere sostenibile la sua gestione e farla diventare “oro blu” del Paese che, nel riconoscere e valorizzare i beni naturali, li assimili a fonte di benessere e di identità culturale del territorio. E tutto questo è reso ancora più cogente in considerazione delle difficoltà che, da anni, il Paese sta vivendo sul piano economico, sociale e territoriale.

 

Il Distretto è uno dei sette italiani e dei centodieci europei che si occupa fra l’altro della gestione delle risorse idriche.Ce ne parla?

Premettiamo che la gestione, ma parlerei soprattutto di governo della risorsa, avviene per Distretti Idrografici, ossia unità fisiografiche
di riferimento nelle quali trova naturale collocazione l’acqua che, in senso lato, comprende la risorsa nel suo habitat naturale,
i suoi usi, le sue modifiche ed il complesso sistema di captazione e distribuzione che, spesso, lega intimamente tra loro territori distanti anche centinaia di chilometri come, per esempio, nel caso delle grandi reti di distribuzione che si sviluppano tra il Lazio, il Molise, la Campania, la Puglia, la Basilicata e la Calabria e che mobilitano 850 milioni di mc annui.

 

È questo il tema della pianificazione del Distretto dell’Appennino Meridionale? 

Per poter arrivare ad un processo di pianificazione condiviso a livello locale, regionale e governativo, nonché con tutti gli stakeholder del territorio sono stati realizzati il “Progetto di Piano di Gestione Acque” PGA (I e II ciclo) ed il “Progetto di Piano di Gestione
Rischio Alluvioni” PGRA (I ciclo). E’ stato altresì attivato un processo di informazione e consultazione attraverso dei Forum e dei Focus sulle attività̀ relative al PGA (III ciclo) e al PGRA (II ciclo). Quando parliamo di gestione e governo delle risorse del territorio stiamo parlando di beni come l’acqua, il suolo e l’ambiente. Il governo delle risorse richiede pianificazione, programmazione e gestione. Per raggiungere questi obiettivi – sostenibilità a e rispetto dell’ambiente -occorre avere consapevolezza delle risorse quali beni non infiniti, occorre rafforzare una programmazione organica, sistemica ed unitaria. Servono inoltre adeguate ed unitarie norme d’uso e un processo di pianificazione interdisciplinare, razionale, unitario e partecipato. Il corretto uso delle risorse ci rimanda necessariamente alla capacità di armonizzare ciò che il territorio offre e ciò che la società richiede allo stesso.

 

Tra gli accordi con gli attori del territorio realizzati dal Distretto dell’Appennino Meridionale c’è quello per la tutela e la salvaguardia ambientale per il Distretto conciario della Campania. Una sinergia che nasce per la valorizzazione processi di sviluppo sostenibile?

E’ il momento di un cambio di rotta e di paradigma.  È l’ora di mettere in “pole position” tra le priorità di tutti noi la sostenibilità, la salvaguardia, la valorizzazione dei nostri beni tra i quali un ruolo particolarmente rilevante è rivestito dall’acqua e dal suolo. È il tempo
di mettere a sistema le competenze e le progettualità esistenti, le risorse finanziarie, che ci sono ma che vanno bene utilizzate, grazie a proposte integrate e strategiche. Per il bene del Paese è necessario che i piani ed i percorsi predisposti nella prossima  programmazione nazionale non restino un’utopia. È necessario che, con il contributo di tutti, diventino realtà. Il Distretto dell’Appennino Meridionale concorre alla difesa, alla tutela e al risanamento del suolo e del sottosuolo, alla tutela quali–quantitativa della risorsa idrica, alla mitigazione del rischio indotto da fenomeni naturali, alla lotta alla desertificazione, alla tutela della fascia costiera ed al risanamento del litorale. Le attività di analisi, valutazione e programmazione si basano su un complesso ed integrato
sistema di conoscenze delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, idrologiche, etc.. del Distretto Idrografico
dell’Appennino Meridionale. Tali conoscenze conducono alla realizzazione degli strumenti di pianificazione, programmazione e gestione che si correlano con una serie di azioni che riguardano il sistema fisico, ambientale, territoriale e produttivo. E tra queste c’è la Stazione Sperimentale Pelli che opera al servizio della filiera conciaria, attraverso attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo, attività di certificazione di prodotti e/o processi produttivi, formazione, analisi e controlli, consulenza avanzata alle imprese, alle pubbliche amministrazioni ed Enti pubblici, documentazione e divulgazione scientifica ed iniziative orientate all’implementazione dello sviluppo dell’industria conciaria e dei settori utilizzatori di cuoio.

 

In termini operativi cosa produrrà l’accordo con la Stazione Sperimentale Pelli?

Saranno realizzate verifiche in termini di impatto ambientale sullo stato degli impianti e dei processi produttivi delle aziende del settore conciario che operano nell’area dei corpi idrici del Bacino del Fiume Sarno, ma anche mappatura e schedatura degli impianti, predisposizione di misure di un processo di certificazione ambientale da erogare a favore delle imprese. L’azione che abbiamo pianificato d’intesa con la Stazione Sperimentale Pelli focalizza l’attenzione su temi e questioni ambientali ma non solo, perché teniamo conto di molteplici fattori: delle risorse naturali del loro uso, delle problematiche e soprattutto attenzionando le eccellenze naturali, antropiche, produttive. Stiamo costruendo una piattaforma per sviluppare azioni e fornire risposte a tutti gli attori coinvolti nei processi di gestione e tutela ambientale, nel rispetto di quel necessario equilibrio “offerta territoriale/domanda sociale ed economica. Importante, altresì, sarà l’azione di informazione e divulgazione volta alla più ampia partecipazione delle imprese, delle amministrazioni, delle associazioni e dei cittadini. Il programma Tecnico, Economico, Operativo e Temporale rappresenta lo strumento per il raggiungimento degli obiettivi dell’intesa fra SSIP e Distretto che prevede fra l’altro verifiche in termini di
impatto ambientale sullo stato degli impianti e dei processi produttivi delle aziende del settore conciario che operano nell’area dei corpi idrici del Bacino del Fiume Sarno, ma anche la mappatura e schedatura degli impianti, la predisposizione di misure per un processo di attestazione ambientale da erogare a favore delle imprese che operano nel sano e sostenibile sviluppo del territorio. L’obiettivo è di sviluppare un’azione in linea con il “Green Deal” europeo, avviando i processi di “transizione verde” prioritari nel Recovery plan, mediante un’azione di progettazione partecipata che con il contributo della PA, della comunità scientifica, del mondo industriale e del sistema della ricerca favorisca il passaggio dall’economia lineare a quella circolare.

 

A cura di Gaetano Amatruda, Ufficio Stampa SSIP 

 

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Ricerca, il Ministro: Liberiamo le energie del Paese
Ricerca, il Ministro: Liberiamo le energie del Paese

LE POLITICHE GOVERNATIVEPubblicato su CPMC 1/2021

 

Intervista a: Maria Cristina Messa, Ministro dell’Università e della Ricerca

 

Il contesto emergenziale che da più di un anno fa da cornice alle nostre vite ha rinnovato la centralità del ruolo della ricerca per la sopravvivenza stessa della comunità e del sistema sociale. “La conoscenza – sottolinea il Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa – è una tra le forme di solidarietà più forti che possiamo mettere
in campo”. Ma aggiunge, “non è la panacea di tutti i mali”. La scienza apre sempre nuovi scenari e per essere all’altezza del presente e, ancor di più, per progettare il futuro occorre “investire con continuità nella ricerca e nella formazione”.  Solo così è possibile “rigenerare” il Paese.

 

Qual è lo stato della salute della ricerca italiana?

Buono, anche se bisognoso di una cura ricostituente. È un grande patrimonio di energie in alcuni casi disperse per l’eccesso di frammentazione, in altri compresse da norme che rallentano i processi. Occorre un intervento liberatorio, che restituisca entusiasmo, fiducia e voglia di fare bene. Senza queste condizioni, con un numero insufficiente di ricercatori, poche risorse e senza infrastrutture adeguate difficilmente si può imprimere una svolta e accelerare il
cambiamento.

 

Lei ha parlato della necessità di creare un sistema trasversale della ricerca in modo da poter ottimizzare l’utilizzo di fondi di diversi ministeri per generare bandi congiunti. Di cosa si tratta?

Il tema, emerso con maggior forza durante i mesi della pandemia, è fare sistema. Farlo rispetto alle risorse, alle infrastrutture, ma anche, e soprattutto, sulle politiche. Questo perché la ricerca è la piattaforma trasversale
che sorregge e alimenta tutte le iniziative innovative volte a favorire la crescita, la salute e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Attivare, poi, bandi congiunti significherà condividere, semplificare e omogeneizzare le procedure. Un obiettivo che spero si possa estendere anche a livello territoriale.

 

Si può rendere meno tortuosa la strada che dalla ricerca di base conduce al proof of concept?
Il punto non è la strada, ma chi la percorre e il contesto di riferimento. Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che ogni ricerca che sviluppa un risultato scientificamente valido, prima o poi verrà sicuramente utilizzata.
Se ciò non accade subito è dovuto a fattori diversi sui quali occorre agire singolarmente. Dall’innalzamento delle conoscenze alla disponibilità di capitali di rischio, da una diversa cultura della valutazione dell’errore alla diffusione di milieu innovativi. Il compito della politica è favorire le condizioni di cornice affinché ciò accada.

 

Il benessere sociale prima ancora che economico è oggi basato sulla capacità di produrre beni e servizi ad alto tasso di conoscenza, eppure l’Italia si conferma ancora molto indietro per quota di Pil destinata alla ricerca. Il Pnrr ci aiuterà a superare questo gap?

È uno degli obiettivi strategici. Ovviamente questa significativa iniezione di risorse, che ricordiamo è un prestito da restituire, ha una funzione rigenerativa e dimostrativa. Non dobbiamo assolutamente sprecarla.

 

La scienza gode oggi di una rinnovata fiducia, l’emergenza sanitaria ha lasciato svanire i complottismi e ristabilito la gerarchia delle cose?

La conoscenza è una tra le forme di solidarietà più forti che possiamo mettere in campo. Ma non è la panacea di tutti i mali. È uno strumento particolare che, nell’aiutarci a risolvere alcuni problemi, apre nuovi scenari e interrogativi. Per questo è molto importante investire con continuità nella ricerca e nella formazione. Occorre tenere sempre viva la
curiosità e l’interesse a apprendere. Questa è l’unica strada che conosco, non per dare gerarchia alle cose, ma per vederle come sono.

 

Nel trasformare un materiale di scarto dell’industria alimentare in un prodotto ad alto valore aggiunto, la filiera della pelle è di fatto una filiera della conoscenza. Crede ci siano le condizioni per favorire la definizione di indirizzi di specializzazione sempre più connessi a questo genere di realtà produttive?

Tutte le realtà che esprimono un alto potenziale di innovazione concorrendo a innalzare la soglia della sostenibilità sono destinate a avere un futuro. La specializzazione delle conoscenze è sempre possibile, ma va vista in parallelo alla trasversalità soprattutto nelle fasi aurorali in quanto potrebbe rappresentare un limite e non un’opportunità di crescita.

 

Nati da qualche anno per iniziativa del Cnr e di Confindustria, i dottorati industriali hanno lo scopo di fare sintesi tra domanda e offerta di conoscenza e di innovazione. Prevede ulteriori investimenti a sostegno di questa iniziativa?

Indipendentemente dall’attributo, i dottorati sono uno dei fattori abilitanti per l’innovazione del Paese. Occorre favorire la liberazione di queste energie creative altamente formative anche a vantaggio del mondo produttivo e della pubblica amministrazione.

 

A cura di Gaetano Amatruda, Ufficio Stampa SSIP 

 

Fonte Foto immagine: www.money.it

 

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La Conceria Sperimentale presso ITTE G. Galilei di Arzignano
La Conceria Sperimentale presso ITTE G. Galilei di Arzignano

Pubblicato su CPMC 03/2020

 

La Stazione Sperimentale, nell’ambito degli obiettivi del Politecnico del Cuoio, ha sviluppato azioni atte a supportare l’Istituto Tecnico Tecnologico Economico Galileo Galilei di Arzignano sulla strada del perfezionamento della formazione di una nuova generazione di tecnici specializzati nella produzione conciaria. Il percorso si è sostanziato nella realizzazione di una struttura all’avanguardia, la Conceria Sperimentale, in grado di riprodurre fedelmente i processi e le situazioni di lavoro di una moderna conceria, consentendo agli
studenti la possibilità di crescere e formarsi utilizzando tecnologie e processi al passo con i tempi del comparto conciario.

 

Conceria Sperimentale

La Conceria Sperimentale, implementata presso l’Istituto Tecnico Galilei di Arzignano nel cui Laboratorio di Processo, possono essere riprodotti, in scala pilota, i principali processi ad umido (concia, riconcia, tintura ed ingrasso) e di rifinizione della lavorazione conciaria.
La Conceria Sperimentale è dotata anche di una sezione su scala laboratorio che potrà essere utilizzata per la messa a punto dei colori e delle fasi di riconcia, tintura ed ingrasso. Nella Conceria Sperimentale posso altresì essere eseguite anche alcune lavorazioni meccaniche tipiche del processo conciario, quali ad esempio Asciugaggio e la Smerigliatura.
La Conceria Sperimentale è stata implementata dotandola di 4 nuovi bottalini in acciaio inox 416 della capienza di 200 litri per prove in scala pilota di operazioni di rinverdimento, calcinaio, macerazione, concia, riconcia, ingrasso e tintura. I nuovi moderni bottalini a velocità variabile e regolabile in continuo, hanno la possibilità di caricare fino a 35 kg, sono dotati di contalitri, impianto di riscaldamento e controllo della temperatura.
Inoltre, sono corredato di Touch Screen per il controllo della botte e di tutte le sue funzioni, incluso programmazioni dei cicli di lavoro,
posizionamento porta, eventuali uscite per controllo di processo in rete. Altro importante upgrade effettuato all’interno della Conceria Sperimentale è stato l’installazione di una cella in acciaio inox 316, che consente il mantenimento delle pelli grezze alla temperatura di 4C°, in ottemperanza del regolamento CE relativa alle norme sanitarie sulla gestione dei sottoprodotti di origine animali. La cella ha
un volume di circa 3.000 litri e può contenere anche 20 pelli grezze contemporaneamente, allo stato fresco, salato fresco o salate.

La Conceria Sperimentale presso ITTE G. Galilei di Arzignano La Stazione Sperimentale, nell’ambito degli obiettivi del Politecnico del Cuoio, ha sviluppato azioni atte a supportare l’Istituto Tecnico Tecnologico Economico Galileo Galilei di Arzignano sulla strada del
perfezionamento della formazione di una nuova generazione di tecnici specializzati nella produzione conciaria.

 

Laboratorio di Prove

La stessa Conceria Sperimentale è dotata di un Laboratorio di Prove di prossimità, orientato ad effettuare le prime prove di verifica e validazione dei processi attuati. Anche il Laboratorio è stato implementato tramite l’acquisizione di apparecchiature specificatamente orientate a determinate caratteristiche fisiche e meccaniche richieste alle produzioni conciarie tipiche del Distretto Veneto ed in particolare:
• abrasimetro Martindale per determinare analizza la resistenza all’usura, per i pellami da rivestimento per il settore arredo ed automotive.
• apparecchiatura per la determinazione del fogging ovvero della tendenza da parte di parte di materiali, sottoposti al calore, di
produrre composti, sottoforma condense, formano un rivestimento che provoca la diminuzione della visibilità, principalmente
su parabrezza di autoveicoli.
• Dinamometro a doppia colonna per la caratterizzazione meccanica dei cuoi come la resistenza allo strappo, alla trazione, allungamento percentuale, compressione o flessione e adesività della rifinizione del cuoio.
• spessimetro digitale per misure fino a 35 mm. Il Misuratore digitale per la misurazione dello spessore del cuoio è conforme alla norma UNI EN ISO 2589/ IUP 4.

 

Principali Apparecchiature

• Aspo, Macchina a spaccare e Pressa a feltri
• Bottalini per l’esecuzione di Prove ad Umido in scala pilota
• Giragiare per l’esecuzione di Prove ad Umido in scala laboratorio
• Sistema in scala pilota per la rifinizione delle pelli con cabina a spruzzo manuale e tunnel di asciugaggio
• Sistemi di Asciugaggio a piastra, sottovuoto, a catena ed a telaio
• Attrezzature per l’esecuzione di operazioni meccaniche (Smerigliatrice, Palissone, Placcatrice, Stiratrice, Pressa per stampaggio)
• Attrezzature per pellicceria che quali rasatrice, cardatrice, smerigliatrice e stiratrice.
• Cella frigorifero per la conservazione di pelli grezze
• Laboratorio di Prova di prossimità per la verifica immediata delle prove di processo.

 

Supporto ai Servizi

• Pareri e capitolati
• Certificazione di prodotto e di processi produttivi
• Custom innovation

 

Supporto alle tematiche di ricerca

• Tecnologie di processo
• Biotecnologie conciarie
• Sviluppo prodotto

 

A cura di Marco Nogarole , Responsabile Ufficio Distretto Arzignano della Stazione Sperimentale Pelli

 

 

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Laboratorio di misurazione superficie e metrologia legale: Stato dell’arte consuetudini
Laboratorio di misurazione superficie e metrologia legale: Stato dell’arte consuetudini

Pubblicato su CPMC 03/2020

 

La Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti è sempre stata considerata come il riferimento nazionale per il controllo della superficie dei pellami nelle transazioni commerciali sia per pelli finite che per pelli grezze.
Dal punto di vista formale lo status di unico laboratorio di riferimento in Italia è stato affidato all’ente negli anni novanta con la pubblicazione dei Contratti Internazionali N. 6 e N. 7 tra l’International Council of Hides, Skins & Leather Traders Associations (ICHSLTA) e l’International Council of Tanners (ICT) che, per colmare una lacuna metrologica del settore e per fornire un riferimento di terza parte nelle transazioni, hanno individuato una serie di laboratori per definire la misura
di riferimento da confrontare quella delle transazioni al fine di valutare la conformità allo scarto percentuale consentito.
Dall’approvazione dei contratti, oggi, in tutto il mondo restano soltanto 7 laboratori mondo, tra i quali solo 5 hanno la possibilità di effettuare i controlli delle pelli finite secondo la ISO 11646, ovvero utilizzando la macchina a pioli, che, nonostante i recenti sviluppi tecnologici, resta la macchina che prescritta dall’ICT quale riferimento nelle contestazioni
delle forniture. Tra questi c’è ovviamente la Stazione Sperimentale.

 

Per quanto riguarda gli asset aziendali, nella nuova sede di Pozzuoli è stata dedicata un’intera area per il Laboratorio di Misurazione e Metrologia, nel quale è in funzione non solo una macchina a pioli recentemente restaurata, ma anche due dispositivi optoelettronici a rulli ed a trascinamento (con aspirazione e non) conformi alla EN ISO 19076 (dispositivi di
tipo A e B). Nella sostanza, l’ente è in grado di effettuare i controlli mettendosi in tutte le tipiche condizioni di misura di vendita delle concerie. Questo sia su prodotto finito che su grezzo. La Stazione Sperimentale, infatti, è dotata di bottali per il condizionamento delle pelli necessario per le verifiche allo stato wet attraverso una macchina a tappeto unica nel settore e costruita per effettuare esclusivamente i controlli come da Contratto internazionale N. 6. Inoltre, tra tutti i laboratori operanti nei controlli, la Stazione Sperimentale è l’unica ad avere l’intero ambiente condizionato secondo le prescrizioni delle norme di riferimento e delle “Best practices of leather measurements” dell’ICT; ciò non solo garantisce effettivamente il rispetto delle prescrizioni sul condizionamento dei pellami, ma consente una produttività molto elevata del laboratorio in termini di rapporti di prova emessi. A garanzia del mantenimento delle condizioni, l’ambiente è tenuto sotto controllo con datalogger digitali tarati LAT per il monitoraggio continuo delle condizioni di temperatura e umidità.
Nel Laboratorio sono altresì effettuate attività tese alla determinazione della conformità ed alla taratura dei Dischi di Misurazione, utilizzati dai possessori di macchine a misurare calibrare le proprie macchine. Le condizioni operative e la procedura di verifica e controllo sono garantite da una catena metrologica basata su standard di lunghezza certificato LAT.

 

Oltre alle attività di verifica per conto terzi che possono essere di volta in volta richiesti da conciatori o da utilizzatori di cuoio, nel Laboratorio di Misurazione sono in corso attività di Ricerca correlate all’entrata in vigore della direttiva della Comunità Europea denominata “MID”, ovvero Measuring Instruments Directive (2014/32/UE), che ha inserito le macchine per la misurazione della superficie tra quelle rientranti a tutti gli effetti nella metrologia legale.

 

La attività è legata da un lato all’aggiornamento della norma sulla misurazione della superficie mediante macchine  optoelettroniche (UNI EN ISO 19076), la cui revisione è sotto il coordinamento della Stazione Sperimentale in sede CEN/TC 289 “Leather” WG3 “Test for colour fastness”. Dall’altro lato, i risultati delle prove effettuate per la revisione del documento sollevano due questioni piuttosto delicate poiché interferiscono su equilibri da tempo consolidati, anche se non più supportati da evidenze tecnico-scientifiche, e connessi alle prassi del contratto internazionale N. 7, ovvero: l’utilizzo prescrittivo della macchina a pioli secondo ISO 11646 in caso di contestazioni e la procedura di controllo per il calcolo dello
scarto (2% per pelli sostenute e al 3% per pelli flessibili). Su questi aspetti, la Stazione Sperimentale si sta facendo promotrice di incontri tematici con i vari stakeholder per definire una procedura di controllo meno aleatoria ed in grado di rappresentare al meglio la variabilità dei differenti articoli in cuoio.

 

Il Laboratorio di misurazione superficie e metrologia legale

 

Principali Apparecchiature
• Macchina a Misurare a Pioli, conforme alla norma ISO 11646
• Macchina a Misurare a Rulli, conforme alla norma ISO 19076
• Macchina a Misurare a Tappeto, conforme alla norma ISO 19076, predisposta alla misurazione di pellami allo stato wet-blue secondo il Contratto Internazionale n. 6

 

Supporto ai Servizi
• Test di laboratorio e misurazioni
• normazione tecnica

 

Supporto alle Tematiche di Ricerca
• Sviluppo prodotto

 

A cura di Rosario Mascolo, Coordinatore Tecnico-Scientifico del Dipartimento Sviluppo Prodotto di SSIP

 

 

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Il Laboratorio di Prove Fisiche per la performance dei prodotti
Il Laboratorio di Prove Fisiche per la performance dei prodotti

Pubblicato su CPMC 03/2020

 

Il Laboratorio di Prove Fisiche per la perfomance dei prodotti assicura e svolge le attività di analisi di caratterizzazione merceologica e meccanica del cuoio finalizzate a determinare la qualità della materia prima e le relative prestazioni in ragione dei mercati di riferimento (calzature, abbigliamento, guanti, automotive e arredamento).

Il Laboratorio di Prove Chimiche per i Processi e la Sostenibilità
Il Laboratorio di Prove Chimiche per i Processi e la Sostenibilità

Pubblicato su CPMC 03/2020

 

Nel Laboratorio di Prove Chimiche per i processi e la sostenibilità sono svolte le attività di analisi per la caratterizzazione chimica e la ricerca di sostanze indesiderate nel cuoio, nei reflui e negli scarti di lavorazione in accordo con metodi di prova nazionali, internazionali, procedure interne o create ad hoc sull’esigenza dei clienti.

Il Laboratorio è stato, tra i Laboratori della Stazione, quello maggiormente interessato ad investimenti, che sono stati orientati ad acquisire apparecchiature che potessero garantire da un lato Limiti di Rilevabilità in linea con le richieste del mercato, ovvero con le esigenze di acquisire informazioni adeguate per le attività di Ricerca e Consulenza Avanzata, e che dall’altro consentissero di effettuare un elevato numero di determinazioni, al fine di efficientare il processo analitico.

In particolare sono stati acquisiti i seguenti nuovi sistemi analitici:

 

  • ICP/MS – Spettrometro ottico al plasma con rilevatore di massa e cella di collisione, per l’analisi in tracce dei Metalli pesanti, quali ad esempio Alluminio, Cromo, Ferro, Titanio e Zirconio, ovvero quelli correlati alla definizione di concia o pelle Metal Free. Il sistema consente comunque la determinazione di tutti i Metalli pesanti (Cadmio, Piombo, Mercurio etc.), ma deve essere associato ad adeguate tecniche di preparazione del campione, quali la Digestione a Microonde, nel caso si debba determinare il contenuto totale di metalli, o l’estrazione tramite agitazione meccanica riscaldata, nel caso di determinazione dei metalli estraibili.
  • HPLC-MS/MS – Cromatografo Liquido accoppiato a rilevatore a Triplo Quadrupolo, che è utilizzato per la determinazione dei composti non volati quali ad esempio Perfluorurati (PFOA, PFOS) e Alchilfenoli Etossilati (APEO, NPEO), in campioni di pelle, prodotti chimici e reflui, sia per verifica analitica che per attività di Ricerca e Certificazione Prodotto. Anche in questo caso la soluzione analitica può essere ottenuta in diversi modi, quali l’Estrazione assistita da Ultrasuoni o anche da Microonde.
  • GC-MS/MS – Cromatografo Liquido accoppiato a rilevatore a Triplo Quadrupolo, utilizzato per la determinazione di composti semivolatili quali Azocoloranti, Ftalati, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA, PAHs), Ritardanti di Fiamma (PBDE, PBB), Clorofenoli, Dimetilfumarato. Il sistema in possesso della SSIP consente ulteriormente di poter effettuare tutte le fasi di estrazione e rilevazione dei Composti Organici Volatili, tramite Spazio di Testa Dinamico (HS) e Spazio di Testa dinamico (Purge&Trap). Con queste tecniche è quindi possibile determinare i Solventi di qualsiasi natura, ovvero Clorurati, Aromatici, ovvero composti specifici quali la Fosfina. Anche questo sistema può essere utilizzato per campioni di pelle, prodotti chimici e reflui, sia per verifica analitica che per attività di Ricerca, Consulenza Merceologica e Certificazione Prodotto.

 

A quanto sopra sono da aggiungere sistemi analitici meno sofisticati, ma comunque necessari per completare l’offerta di servizi analitici rispetto alle esigenze del mercato, quali ad esempio i sistemi Cromatografici ed ottici destinati esclusivamente alla determinazione del Cromo Esavalente e della Formaldeide nelle pelli o nei manufatti in pelle.

A completamento, in questo Laboratorio sono effettuate anche prove, basate su tecniche di chimica analitica classica, quali ad esempio quelle per la determinazione del Grado di Concia, del Contenuto di Grassi o di Sostanza Idrosolubili di un pellame o anche del contenuto di Tannini di un prodotto chimico, che, per quanto oramai raramente riscontrabili in richieste del mercato, ed unitamente alla conoscenza tecnico-scientifica del settore conciario, consentono di ottenere informazioni indispensabili, ad esempio, per la validazione di processi nell’ambito della Ricerca, o per la risoluzione di problematiche di Consulenza Merceologica.

Le apparecchiature sopra riportate consentono quindi di poter determinare tutto quanto richiesto al pellame sia dalle normative cogenti (Reach), che da quelle tecniche di settore, ovvero dai Capitolati Tecnici dei Clienti, consentendo anche la possibilità di effettuare adeguati studi di messa a punto di metodi ad hoc, destinati sia alle verifiche di prodotto che al controllo di tutti gli aspetti del processo, da quello più squisitamente produttiva a quelli inerenti le tematiche ambientali e/o di sicurezza.

 

 

Il Laboratorio di Prove Chimiche per i Processi e la Sostenibilità

 

Principali Apparecchiature

  • ICP/MS – Spettrometro ottico al plasma con rilevatore di massa e cella di collisione
  • HPLC-MS/MS – Cromatografo Liquido accoppiato a rilevatore a Triplo Quadrupolo
  • GC-MS/MS – Cromatografo Liquido accoppiato a rilevatore a Triplo Quadrupolo
    • sistema di estrazione a Spazio di Testa (HS) e Purge&Trap
  • HPLC-DAD – Cromatografo Liquido accoppiato a rilevatore spettroscopico
  • Cromatografo Ionico
  • Spettrofotometri UV/Visibile
  • Sistema di Estrazione\Digestione a Microonde
  • Agitatori Orbitali Riscaldati
  • Sistemi di Estrazione ad Ultrasuoni
  • Sistemi di Estrazione Soxlhet

 

 

Supporto ai Servizi

  • TEST DI LABORATORIO E MISURAZIONI
  • PARERI E CAPITOLATI
  • CERTIFICAZIONE DI PRODOTTO E DI PROCESSI PRODUTTIVI
  • CUSTOM INNOVATION
  • CHEMICAL MANAGEMENT
  • NORMAZIONE TECNICA

 

 

Supporto alle Tematiche di Ricerca

  • TECNOLOGIE DI PROCESSO
  • SVILUPPO PRODOTTO
  • AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ

 

 

A cura di Vincenzo Girardi, Tecnico di Laboratorio Stazione Sperimentale Pelli

 

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