Jun 12 2026
/
Il settore cuoio e pelli per l’innovazione sostenibile: nuove opportunità dall’integrazione tecnologica delle filiere dell’industria bio-based
A cura di Lucia Gardossi
La Bioeconomia italiana nel 2024 ha generato circa 426,8 miliardi di euro, occupando più di due milioni di persone. In questo contesto spicca il sistema Moda, con un peso del 10,1% rispetto a un modesto 2,9% della media UE27, confermando la specializzazione italiana nel tessile-abbigliamento e nella filiera della pelle che rappresenta il 4,2% del valore della bioeconomia italiana (1). Le nuove sfide tecnologiche che il settore conciario italiano sta affrontando per migliorare sempre di più gli standard di sostenibilità possono trasformarsi in straordinarie opportunità per la creazione di nuove filiere bio-based. Il nostro sistema produttivo nazionale si distingue per la coesistenza, in aree geograficamente concentrate, di produzione agricola primaria e industria manifatturiera: una peculiarità che genera un potenziale unico di sinergie per l’integrazione tecnologica e per l’implementazione di soluzioni bio-based, favorita anche dalla vicinanza logistica tra fonti di biomasse agricole e sottoprodotti industriali.
Questo contesto si allinea alla visione di bioraffineria integrata dell’Implementation Action Plan 2025-2027 per la Bioeconomia italiana, che individua progetti flagship — concreti, su larga scala e replicabili — emersi dalle consultazioni con i principali attori della Bioeconomia italiana (2). Le principali sfide del settore conciario con alto potenziale di innovazione bio-based possono essere così schematizzate: 1) sostituzione dei derivati del cromo e della glutaraldeide nella concia; 2) riduzione e valorizzazione delle acque reflue; 3) sostituzione di sostanze chimiche sintetiche nei finissaggi; 4) valorizzazione degli scarti solidi. Sostituzione di agenti chimici tossici nel processo conciario La glutaraldeide, a lungo considerata l’alternativa sostenibile al cromo, è sempre più sotto pressione normativa e tossicologica: la Commissione Europea intende inserirla tra le Sostanze Estremamente Preoccupanti (SVHC) del Regolamento REACH, con conseguente obbligo di autorizzazione specifica, complessa e costosa. Le categorie di alternative bio-based più promettenti e meno tossiche sono principalmente tre. Le dialdeidi da polisaccaridi, sono utilizzabili anche in combinazione con tannini e composti fenolici vegetali, con il limite principale dell’alto costo del periodato.
Le dialdeidi aromatiche bio-based, in particolare il 2,5-diformylfuran (DFF), ottenuto dall’ossidazione dell’HMF a sua volta derivato dalla disidratazione di carboidrati (3). Per rendere il DFF competitivo occorrono due ottimizzazioni simultanee: i) sintesi di HMF (monomero di alto interesse per l’industria dei polimeri bio-based) con alta resa e purezza; ii) ossidazione selettiva del HMF a DFF con enzimi o catalizzatori economici. Gli epossidi bio-based, come il glicerolo poliglicidil etere e gli oli vegetali epossidati, che formano legami covalenti stabili con il collagene aumentandone la temperatura di contrazione, indicatore chiave dell’efficacia conciante. Molecole epossidate analoghe sono già usate come biolubrificanti e bioplastificanti. In conclusione, l’esistenza di processi chemo-enzimatici consolidati per la sintesi ed ossidazione sostenibile di numerose molecole naturali provenienti anche da scarti alimentari rappresenta un’opportunità per produrre agenti reticolanti del collagene o oli ingrassanti, così creando contemporaneamente sinergie con altri settori dell’industria bio-based e dei polimeri.
Innovazioni derivanti dall’ampliamento dell’uso di tecnologie enzimatiche Gli enzimi per la concia rappresentano il 10-15% del mercato globale dei prodotti, valutato a circa 10,7 miliardi di dollari nel 2025. I principali impieghi riguardano: il rinverdimento (proteasi per reidratare le pelli e rimuovere proteine e grassi residui); la depilazione-calcinazione (proteasi alcaline che riducono l’uso di solfuro di sodio, permettono il recupero integro del pelo e garantiscono un’apertura più uniforme della struttura fibrosa); la purga (proteasi pancreatiche che ammorbidiscono la pelle e ne determinano il tatto finale, fase delicata che richiede controllo preciso); la sgrassatura (lipasi in sostituzione di solventi organici aggressivi); la preparazione alla concia (proteasi alcaline che migliorano l’assorbimento di tannini e concianti); la concia enzimatica diretta, con enzimi reticolanti come transglutaminasi e laccasi per stabilizzare il collagene senza ricorrere a metalli; la rifinizione superficiale; il trattamento dei reflui con proteasi, lipasi e cheratinasi per abbattere il carico organico e valorizzare i sottoprodotti cheratinosi.
L’espansione applicativa è sostenuta dalla riduzione strutturale dei costi di produzione degli enzimi (4). Inoltre l’immobilizzazione di enzimi su supporti solidi permette di aumentarne la stabilità e permette il loro recupero e riuso, abbattendo così i costi. I processi basati su enzimi immobilizzati sono già impiegati su larga scala in altri settori industriali: ad esempio, l’impatto delle amilasi immobilizzate sui costi di produzione di etanolo da amido è stimato in appena 1 centesimo per litro. Recentemente è stata dimostrata l’efficienza degli enzimi immobilizzati su lolla di riso italiana, sottoprodotto abbondante, robusto e a basso costo (max 90 €/t) (5).
L’Italia, primo produttore europeo di riso, genera circa 280.000 tonnellate di lolla l’anno (6). Applicare questa logica al settore conciario, sfruttando la lolla come supporto per gli enzimi rappresenta una delle direttrici più concrete per costruire filiere bio-based integrate, territorialmente radicate e competitive a livello globale. Azioni necessarie per creare un contesto abilitante Accanto a queste opportunità, vi sono requisiti normativi necessari per creare il contesto che consenta lo sviluppo dell’industria biobased, a partire dalla necessità di creare codici statistici specifici per l’industria bio-based in grado di identificarne il valore economico e riconoscere la sostenibilità dei suoi prodotti e processi. Allo stesso modo, non esiste ancora uno standard ISO specifico per la sostenibilità del processo di concia nel suo complesso, ovvero uno standard che integri la gestione di sostanze chimiche, energia, acqua, impronta di carbonio e tracciabilità specificamente per la concia. Attraverso l’UNI (l’Ente Nazionale Italiano di Normazione), i distretti conciari italiani potrebbero proporsi come promotori di un nuovo standard integrato di sostenibilità per il settore, trasformando la complessità normativa da vincolo a vantaggio competitivo e leadership internazionale.
Bibliografia
- https://group.intesasanpaolo.com/content/dam/portalgroup/repository-documenti/research/it/bioeconomia/2024/La%20Bioeconomia%20in%20Europa%20 giugno%202024.pdf
- https://cnbbsv.palazzochigi.it/media/ dccpbpam/pai-16122024_italiano.pdf
- https://doi.org/10.1039/D2RA07153C
- http://dx.doi.org/10.1016/j.nbt.2017.07.005
- Patent application EP25156168.4
- https://doi.org/10.1016/j.bioeco.2021.100008
Related Posts
Pubblicato l’avviso per 8 borse di studio per le attività di ricerca
La Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle materie concianti (SSIP) ha indetto un…
Il Programma di divulgazione scientifica 2018 della SSIP
Al via il Programma di divulgazione scientifica 2018 della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle materie…
Luigi Nicolais Presidente di Campania Digital Innovation Hub
Luigi Nicolais è stato nominato Presidente di Campania Digital Innovation Hub, l’organismo promosso dall’intero sistema…
I workshop scientifici della SSIP nel Distretto vicentino della concia
Appuntamento ad Arzignano (Villa Brusarosco) il 14-15 novembre e il 5 dicembre.