
◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊
Rivista: World Footwear – Materiali per l’abbigliamento sportivo
Questa rivista inglese viene edita 4 volte all’anno e riporta notizie sui materiali, tecnologie e innovazioni nel campo dell’industria calzaturiera.

La SSIP alla terza edizione del Meet Italian BRANDS 2025. Venerdì 24 Marzo, il tavolo dedicato al tema del “Re-thinking Made in Italy. Il Made in Italy verso l’innovazione sostenibile e i nuovi mercati”, cui ha preso parte il DG Edoardo Imperiale. Con Imperiale, sono intervenuti, Valeria fascione, assessore all’Innovazione e Start up – Regione Campania; Antonio Marchiello, Assessore alle Attività Produttive – Regione Campania; Luigi Giamundo, Presidente della Sezione Moda – Unione Industriali Napoli; Matteo Masini, Direttore dell’Ufficio Partenariato Industriale – ICE Italian Trade Agency; Ferdinando Natali, Regional Manager Sud Unicredit, Patrizia Ranzo, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Andrea Miranda, Presidente Cis S.p.a. Per Imperiale, “il settore conciario vive oramai da circa un anno e mezzo una crisi dovuta a fenomeni geopolitici, dovuti anche a un cambiamento, secondo noi, dei consumi. Da qui l’esigenza di fare realmente “rete” con il supporto anche della politica. nella fattispecie, mi riferisco ai bandi. Step è un bando, della Regione Campania, secondo me, interessantissimo, perché è un bando che guarda veramente al miglioramento dell’automazione e l’innovazione va soprattutto a innovare le aziende tradizionali, quindi è veramente una grande opportunità. Ciò che noi possiamo fare, parlo come stazione spiritale è di accompagnare e semplificare, facilitare, soprattutto micro e piccole aziende con il supporto di ricerca, innovazione e formazione. L’istituto che dirigo ha 140 anni, è nato a Napoli, è un centro nazionale con sede al sud e in due grandi realtà, che sono la Toscana e il Veneto stiamo mettendo in piedi, ad esempio, in Veneto un dimostratore tecnologico sulla depurazione che è un tema importante per l’industria conciaria, e in Toscana stiamo per acquisire un polo tecnologico proprio per andare a rafforzare l’innovazione, come accade attraverso grandi progetti di cui siamo tra i fondatori, come MICS, che consente di fare ricerca e ad esempio valorizzazione dei scarti della pelle, o addirittura, grazie alle tecnologie tipo le stampanti 3D, produrre prodotti a supporto di altri filiere, tipo il packaging o la cosmesi, in un’ottica di simbiosi industriali, insieme in maniera sistematica e sistemica tra chi fa ricerca e le aziende interessate, coinvolgendo anche realtà come gli ITS”.

Rafforzare i rapporti di collaborazione tra il Ministero del Made in Italy e la Stazione Sperimentale, di concerto con il partenariato MICS – Made in Italy circolare e sostenibile, a supporto della filiera pelle: è con questo obiettivo che si è tenuto un incontro nella sede SSIP di Pozzuoli nel Polo Tecnologico Olivetti, alla presenza di Fabiola Gallo, Dirigente della Divisione II – Coordinamento Case del Made in Italy e innovazione delle imprese; Roberto Merlo, Program Research manager MICS; Omar Bellicini, Responsabile Relazioni esterne MICS, accolti da Edoardo Imperiale, Direttore generale SSIP; Serena Iossa, Direttore operativo; Claudia Florio, Responsabile Area Ricerca e Sviluppo; Gianluigi Calvanese, Direttore Operativo Divisione Innovazione e Tecnologia Conciaria; Rosario Mascolo, Responsabile Innovazione Industriale.
Dopo una visita alla sede, ai laboratori e alle mostre in esposizione, tra cui “Glove, percorsi e storie di guanti a Napoli”, la riunione si è focalizzata sull’organizzazione di più momenti, nei maggiori centri conciari nazionali, di incontro con le aziende dei diversi distretti per offrire un supporto in termini di conoscenza delle opportunità di finanziamento del Ministero: dalla Campania alla Toscana, dal Veneto alle Marche e alla Puglia, il settore della pelle riveste un ruolo strategico nella definizione del concetto di Made in Italy di qualità e la SSIP è l’ente che soprattutto negli ultimi anni, è accanto agli imprenditori in termini di grow up conoscitivo, formazione costante e di alto profilo e ricerca finalizzata a migliorare le caratteristiche performanti della pelle e di conseguenza, del prodotto finale.

Si è tenuto il 26 Febbraio il panel intitolato LEATHER: INNOVATION AND IMPACT REDUCTION programmato nell’ambito dei Science Based Fashion Talks, organizzati alla Fiere LINEAPELLE in collaborazione con SPIN360 (società specializzata in innovazione e sostenibilità nel mondo della moda e del lusso).
Questa sessione ha riunito esperti del settore per discutere pratiche innovative, approvvigionamento sostenibile e progressi nei metodi di lavorazione a basse emissioni. La sessione, che è stata aperta da Federico Brugnoli, CEO di Spin360, ha costituito una stimolante fonte di riflessione per condividere visioni e strategie per mitigare l’impatto ambientale generato dall’impiego di prodotti chimici e materie prime, il cui uso ottimizzato può costituire una leva fondamentale per favorire una più sostanziale svolta sostenibile del settore.
Per la SSIP, ha preso parte alla discussione, Claudia Florio, Responsabile Area Ricerca e Sviluppo della SSIP, che ha evidenziato il potenziale della ricerca e dell’impiego di tecnologie abilitanti per fronteggiare queste sfide, evidenziando il valore strategico della rete scientifica nazionale ed internazionale, come motore per alimentare il salto tecnologico delle imprese verso un cambio di paradigma produttivo, sempre più orientato a modelli concreti di sostenibilità e circolarità.
Sono seguiti gli interventi di Emily Moberg, Director, Scope 3 Carbon Measurement and Mitigation, WWF US e di Ivan Kral – Industrial Development Officer di UNIDO.
La sessione è stata alimentata da un vivo e proficuo dibattito stimolato dai relatori, alla presenza di una platea di esperti internazionali di settore, afferenti a rilevanti organizzazioni, brand e realtà di impresa.

Glove, Percorsi e storie di guanti a Napoli
Mostra che celebra il guanto in pelle come simbolo di eccellenza artigianale, sostenibilità e innovazione tecnologica
Iniziativa in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy
Altamente rappresentativa per il territorio, l’industria guantaia napoletana costituisce un esempio virtuoso di eccellenza locale di consolidata tradizione; la Stazione Sperimentale per l’industria delle pelli e delle materie concianti (SSIP), che ha accompagnato l’industria guantaia fin dalle origini, ospitando proprio nei primi anni dalla sua istituzione la scuola di guanteria per operai guantai del secondo dopoguerra, oltre ad offrire il suo supporto scientifico al settore, intende rinnovare l’impegno su questo fronte, in ragione dei mutati fabbisogni di tecnologia, sostenibilità e circolarità per la guanteria e per tutta la filiera della pelle. Le botteghe dei rioni napoletani e dei quartieri dei guantai ancora oggi custodiscono con devozione i saperi immateriali legati alla produzione di guanti in pelle, per cui l’obiettivo principale di questa mostra è quelli di sensibilizzare il pubblico sull’importanza di preservare e tramandare questa cultura, evidenziando come il guanto in pelle non sia solo un accessorio, ma un’opera d’arte che racchiude in sé la storia e l’identità di Napoli, rappresentando un’eccellenza nel panorama internazionale
La mostra “Glove, Percorsi e storie di guanti a Napoli”, sostenuta dalla Regione Campania, sponsorizzata da LINEAPELLE ed organizzata in collaborazione con prestigiosi partner quali l’Accademia delle Belle Arti, l’Archivio Storico della Fondazione Banco di Napol, la Biblioteca ISMed del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Fondazione Mondragone Museo della moda di Napoli e con la partecipazione di docenti del Dipartimento di Studi umanistici e di Scienze chimiche della Università Federico II. Il progetto espositivo coinvolge la Rete di Imprese Chirotèca che conta sul supporto dell’Unione Industriali di Napoli.
L’intento principale della mostra è quello di valorizzare la tradizione e la storia che riesce a mettere in risalto l’arte secolare delle imprese guantaie, dei prodotti in pelle e dell’industria conciaria, e di far conoscere al pubblico la nascita e la lavorazione del guanto in pelle, caposaldo dell’artigianato italiano e soprattutto napoletano e la sua evoluzione nel corso degli anni. In linea con tale iniziativa nasce Chiroteca rete di impresa, con l’obiettivo di creare una rete sinergica tra SSIP, LINEAPELLE, diverse aziende artigiane della guanteria (Artigiano del guanto, Andreano e Gala Gloves), un produttore specializzato di pellame (Gargiulo Leather) al fine di condividere competenze, conoscenze e tecnologie per continuare sulla scia della promozione della storia e della tradizione napoletana legata all’artigianato del guanto.

Il presente contributo analizza l’implementazione della sostenibilità sociale nell’industria conciaria italiana, un settore tradizionalmente legato al Made in Italy e impegnato nella transizione verso modelli di economia circolare. Lo studio evidenzia la necessità di integrare la dimensione sociale della sostenibilità attraverso l’adozione di tecnologie verdi, la promozione di condizioni di lavoro sicure e la valorizzazione del patrimonio culturale e artigianale. Tuttavia, le criticità che ancora permangono soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI), sono legate a fattori economici, tecnologici e culturali. L’analisi, basata su una prospettiva sociologica, mette in luce come la resistenza al cambiamento, l’habitus industriale e la mancanza di investimenti in formazione possano ostacolare l’adozione di pratiche sostenibili. Lo studio infine sottolinea il ruolo cruciale degli orientamenti professionali e delle certificazioni nel promuovere una cultura della sostenibilità all’interno del settore. Infine, si evidenzia l’importanza di affrontare le sfide poste dai nuovi trend globali per garantire un futuro sostenibile al Made in Italy conciario.
Da diversi anni il settore industriale, soprattutto quello legato ai comparti della moda, del design e dell’alimentare ha intrapreso percorsi volti a riorganizzare l’intero ciclo di vita del prodotto secondo i criteri della sostenibilità nella sua ampia accezione di bilanciamento della dimensione economica con quella ambientale, culturale, sociale ed etica. La dimensione del prodotto industriale di “qualità” ha a che fare non soltanto con prodotti che abbiano una lunga durata e minimizzino gli impatti sugli ecosistemi ambientali, ma anche con la scelta di materie prime ad alto valore ambientale e sociale, tecniche di produzione innovative che riducano gli impatti socio-ambientali delle attività e riconoscano il contributo in termini di sostenibilità di ogni parte della filiera al valore del prodotto: dalla distribuzione al marketing, ai sistemi di gestione fino ad arrivare a fornitori e territori. L’obiettivo del presente contributo è quello di analizzare in che modo le imprese dell’industria conciaria implementano la sostenibilità in termini sociali; in particolare, cercando di mettere in luce i vincoli e le risorse implicate in tali processi. In primo luogo, va considerato che l’industria conciaria italiana è attualmente molto impegnata nel sostenere modelli di economia circolare e sostenibilità ambientale. Le concerie, almeno quelle più virtuose, si caratterizzano per l’uso di materie prime provenienti da scarti dell’industria alimentare, come pelli bovine e ovicaprine, che altrimenti sarebbero destinate allo smaltimento in discarica. Questo approccio non solo riduce l’impatto ambientale, ma contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di gas serra.
Tra i numerosi indicatori di economia circolare e sostegno all’etica della sostenibilità nell’industria conciaria italiana possiamo elencare fattori come il recupero e il riutilizzo degli scarti di lavorazione o il trattamento delle acque reflue. Ad oggi gli scarti di pelle, per fare un esempio, vengono utilizzati per la produzione di biostimolanti o collagene per l’industria cosmetica e alimentare o per il compostaggio. Il metodo di recupero della pelle dipende spesso dallo stadio del processo del ciclo di vita in cui vengono generati i rifiuti. Infatti, gli scarti provenienti dalla pelle non conciata (rifilature, scarniture e croste calcinate) sono generalmente più facilmente riciclabili. Le sostanze chimiche contenute nelle pelli sovente limitano le soluzioni di recupero per la presenza di componenti metallici e il rischio di rilascio di sostanze nocive anche se negli ultimi tempi la comunità scientifica è riuscita a dare soluzioni tecnologiche come il metodo meccanico (la frammentazione dei rifiuti in piccole particelle da incorporare in polimeri naturali o sintetici per produrre materiali riciclati come il cartone in pelle o il “metodo termico”, incluso il mattone per la manifattura o la produzione di cemento e asfalto). Questo approccio non solo riduce il volume degli scarti prodotti, ma crea anche nuove opportunità economiche e contribuisce a diffondere una nuova cultura industriale basata sul binomio innovazione tecnologica e sostenibilità. Non si tratta soltanto dell’enorme contributo del portato tecnologico di ultima generazione applicato all’industria (chimica verde, robotica, biotecnologie, riduzione robotica dell’impronta carbonica) ma soprattutto di un cambiamento culturale che viene da lontano e riguarda il concetto di sostenbilità e di ricerca e sviluppo, come definito nel Rapporto Brundtland già nel 1987.
Il cammino del Made in Italy verso la sostenibilità rappresenta dunque non solo una risposta alle pressioni esterne, ma anche una grossa opportunità per rinnovarsi e rimanere competitivi su scala globale. Investire in ricerca e sviluppo, collaborare con startup innovative e adottare pratiche produttive sostenibili sono passi essenziali per costruire il futuro del made in Italy nel settore conciario. In tal senso un ruolo determinante è giocato oggi dai consumatori finali, che possono contribuire all’impatto dei materiali anzitutto riducendo i loro consumi e poi affinando, in maniera ecologica, la propria “cultura del prodotto”. Con questa espressione si intende la capacità di valutare l’intero ciclo di vita di un prodotto, considerando l’origine delle materie prime, le tecniche di produzione, l’impatto ambientale e sociale, la durata e le possibilità di riciclo o riutilizzo. I consumatori possono fare la differenza attraverso scelte consapevoli, privilegiando prodotti in pelle provenienti da aziende che adottano pratiche sostenibili e certificazioni riconosciute. Strumenti come etichette informative, siti web aziendali e piattaforme online dedicate alla sostenibilità possono aiutare i consumatori ad accedere a informazioni dettagliate sull’impatto ambientale e sociale dei prodotti in pelle. Inoltre, i consumatori possono contribuire alla sostenibilità riducendo il consumo eccessivo di prodotti in pelle, privilegiando la qualità e la durata rispetto alla quantità e all’usa e getta, e scegliendo infine prodotti di seconda mano o vintage. Le piattaforme digitali che si sono sviluppate negli ultimi anni hanno dato un contributo sostanziale alla diffusione di pratiche sostenibili dei prodotti industriali spostando l’attenzione dalla logica del prodotto posseduto a quella del prodotto condiviso (Belk, 2014).
Un altro filone di studi si è concentrato sul ruolo che i produttori di moda possono avere nel sostenere il legame tra creatività e inclusione sociale a partire dalla consapevolezza che, nell’ambito della cultura materiale, sostenere l’artigianalità equivale a sostenere uguaglianza e inclusione. In questa direzione vanno gli studi che affrontano il ruolo della creatività e dell’artigianalità, anche e soprattutto nel settore conciario, nel supportare l’inclusione sociale di categorie socialmente fragili. Oltre agli impatti ambientali, la sostenibilità nel settore conciario ha dunque importanti implicazioni sociali. Ad esempio, l’adozione di tecnologie green al fine di determinare processi produttivi innovativi può contribuire a migliorare le condizioni di lavoro degli impiegati, ad esempio riducendo la loro esposizione a sostanze dannose e promuovendo la salute e la sicurezza sul lavoro. Inoltre, la sostenibilità può favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare nei settori della ricerca e sviluppo, della gestione ambientale e della formazione. Infine, la valorizzazione del patrimonio culturale e artigianale legato alla lavorazione della pelle può contribuire allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali, promuovendo identità, coesione e sviluppo. Nonostante il settore del Made in Italy sia da qualche decennio impegnato in un atteggiamento di maggiore consapevolezza verso la produzione e smaltimento sostenibile del prodotto – che si aggiunge alla dimensione di responsabilità sociale d’impresa che da diversi decenni ne sostiene l’etica – sono ancora diversi i nodi critici. Le metodologie divalutazione d’impatto attualmente disponibili – ad esempio la cosiddetta “valutazione del ciclo di vita (LCA)” – pur essendo ampiamente utilizzata per valutare i potenziali impatti ambientali dei prodotti conciari durante il loro intero ciclo di vita – comprese le fasi di estrazione delle risorse, produzione, utilizzo, trasporto e fine vita – non tengono conto delle dimensioni immateriali della sostenibilità, come la sedimentazione di valori e culture “sensitive”. Ulteriori criticità sono di natura economica, tecnologica, ma anche culturale e sociale e riguardano, principalmente, le piccole e medie imprese (PMI).
Come evidenziato dal rapporto del WWF Italia (2021), le PMI spesso mancano delle risorse finanziarie e delle competenze necessarie per investire in tecnologie verdi e procedure sostenibili. Uno studio condotto dall’ Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC, 2022) ha mostrato come le stesse PMI, pur essendo centrali per la tenuta economica del comparto, incontrino difficoltà nell’accesso a finanziamenti utili per l’implementazione di sistemi di gestione ambientale per l’innovazione sostenibile. Dal punto di vista sociologico, il settore conciario riflette dunque le dinamiche classiche di resistenza al cambiamento, specialmente nelle PMI dove la cultura organizzativa è spesso fortemente ancorata a pratiche tradizionali e consolidate. Questo fenomeno è stato studiato da Ulrich Beck (1992) il quale analizza come la società moderna sia caratterizzata da una crescente consapevolezza dei rischi ambientali e tecnologici, ma al contempo da una difficoltà nell’affrontare tali rischi in modo efficace. Tale resistenza al cambiamento si esplica bene nel concetto di “habitus” di Bourdieu (1979), inteso come l’insieme di disposizioni durevoli che guidano le azioni di individui e gruppi sociali, e che può rappresentare un ostacolo all’innovazione, in quanto spinge a privilegiare la continuità rispetto al cambiamento. Le PMI conciarie, spesso a conduzione familiare e con una forte identità locale, possono essere “intrappolate” in quello che si porebbe definire un “habitus industriale”, limitando l’adozione di nuove tecnologie e pratiche sostenibili. La sostenibilità, in tale contesto, non può essere solo una questione tecnica o normativa, ma deve diventare parte integrante della cultura aziendale, implicare una trasformazione profonda delle mentalità e dei comportamenti, che può essere favorita da percorsi di formazione professionale specifici (Carroll, 1999). L’importanza della formazione professionale nel settore conciario è stata sottolineata anche da Arthur P. J. Mol (2000) nella sua teoria della “modernizzazione ecologica”, secondo la quale la formazione continua è fondamentale per favorire la transizione verso modelli più sostenibili, in quanto permette di sviluppare le conoscenze e le competenze necessarie per gestire le sfide ambientali e sociali che si propongono. Tuttavia, molte piccole imprese non investono nella formazione dei loro dipendenti, limitando la capacità di adattarsi a un ambiente industriale in rapido cambiamento.
A tale proposito, lo studio di Unioncamere (2022) “Competenze green per la transizione ecologica” evidenzia la necessità di investire in percorsi formativi che combinino conoscenze tecniche, competenze trasversali e consapevolezza ambientale. Un altro aspetto fondamentale per il miglioramento delle pratiche sostenibili nel settore conciario è l’adozione di pratiche virtuose. In un’industria come quella conciaria, in cui la sostenibilità richiede un approccio integrato e collaborativo, gli scambi tra imprese rappresentano un’opportunità per diffondere soluzioni innovative e sostenibili. Michael Porter e Mark Kramer (2011), sostengono che le aziende possono generare valore economico e sociale affrontando le sfide sociali e ambientali. La creazione di network di condivisione di best practices potrebbe favorire un più rapido trasferimento di conoscenze e competenze, riducendo le barriere culturali all’innovazione. L’utilizzo di linee guida comuni per il settore potrebbe facilitare inoltre questo processo, fornendo un quadro di riferimento che aiuti le PMI a orientarsi nel complesso panorama della sostenibilità. La norma ISO 14001 (2015), che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale, rappresenta un esempio di linea guida ampiamente riconosciuta a livello internazionale. Per indagare a fondo questo fenomeno, il progetto SOLARIS- Sustainable Options for Leather Advances and Recycling Innovative Solutions, all’interno del partenariato esteso MICS- Made in Italy Circolare e Sostenibile, si propone di esplorare le criticità e le potenzialità della sostenibilità nel settore conciario italiano. Attraverso la survey indirizzata alle aziende conciarie presenti sul territorio italiano, si sta cercando di comprendere le ragioni che ostacolano l’adozione di pratiche virtuose da parte delle PMI, approfondendo gli aspetti economici, tecnologici e culturali che influenzano le loro scelte. I risultati di questa analisi forniranno un quadro delle sfide e delle opportunità per la sostenibilità nel settore, contribuendo a definire strategie efficaci per supportare le PMI nel loro percorso verso un modello di business più responsabile.
Conclusioni
Il Made in Italy, pur forte del suo prestigio internazionale e della crescente attenzione alla sostenibilità, si trova a dover affrontare un futuro complesso e sfidante. Sta emergendo in particolare, la presenza di macro-trend cruciali per questo settore. Prima di tutto, le nuove generazioni di consumatori, altamente sensibili ai temi della sostenibilità, dell’etica e dell’inclusione sociale, stanno ridefinendo le priorità del mercato. Non si accontentano più di un prodotto esteticamente bello e di qualità, ma esigono trasparenza sull’origine delle materie prime, sulle condizioni di lavoro e sull’impatto ambientale dell’intero ciclo produttivo. Le aziende del Made in Italy devono quindi adottare modelli di business più responsabili, comunicando in modo chiaro e trasparente il proprio impegno verso la tutela dell’ambiente (Mintel, 2023). Questo implica investire in tracciabilità di filiera, certificazioni di sostenibilità e innovazione di prodotto e di processo. L’industria 4.0, inoltre, sta invece trasformando radicalmente i settori produttivi, offrendo nuove opportunità per ottimizzare la produzione, personalizzare l’offerta e migliorare l’esperienza del cliente. L’integrazione di tecnologie digitali come l’Internet of Things, il cloud computing e l’intelligenza artificiale consentono di automatizzare processi, analizzare i dati di mercato e creare esperienze di acquisto immersive e personalizzate (Accenture, 2022). Allo stesso modo l’Industria 5.0, con la sua enfasi sulla collaborazione uomo-macchina, sulla sostenibilità e sulla personalizzazione, offre nuove opportunità per il settore conciario. Tecnologie come la robotica collaborativa, la stampa 3D e la re altà aumentata consentono di creare processi produttivi più efficienti, flessibili e orientati alle esigenze del singolo cliente (European Commission, 2021). In conclusione, il futuro del Made in Italy dipenderà dalla capacità di integrare questi macro-trend in una strategia coerente e lungimirante. Sarà fondamentale preservare i valori della tradizione, dell’artigianato e della creatività, adattandoli al contempo alle esigenze di un mercato globale in rapida evoluzione. Ciò consentirà al Made in Italy di continuare a rappresentare un’eccellenza nel settore, coniugando successo economico, equità sociale e sostenibilità ambientale.
Acknowledgement
This work arises from a part of activities carried out within the MICS (Made in ItalyCircular and Sustainable) Extended Partnership and received funding from the European Union NextGeneration EU (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) MISSIONE 4 COMPONENTE 2, INVESTIMENTO 1.3 D.D. 1551.11-10-2022, PE00000004). This manuscript reflects only the authors views and opinions, neither the European Union nor the European Commission can be considered responsible for them.
Bibliografia
Accenture (2022). The future of fashion: Shaping a sustainable and inclusive industry. Accenture Report.
Beck, U. (1992). Risk Society: Towards a New Modernity. Sage Publications.
Belk, R. (2014). You are what you can access: Sharing and collaborative consumption online. Journal of Business Research, 67(8), 1595-1600.
Bourdieu, P. (1979). La Distinction: Critique sociale du jugement. Les Editions de Minuit. Carroll, A. B. (1999). Corporate social responsibility: Evolution of a definitional construct. Business & Society, 38(3), 268-295.
European Commission (2021). Industry 5.0: Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry. European Commission Communication.
ISO (2021). SO and the circular economy. International Organization for Standardization Report.
ISO 14001 (2015). Environmental management systems — Requirements with guidance for use. International Organization for Standardization.
L’attenzione alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare ha stimolato l’interesse verso la chimica verde e la simbiosi industriale, due strategie fondamentali per trasformare la filiera del cuoio. Entrambi questi approcci promuovono la riduzione degli impatti ambientali e l’efficienza delle risorse, con potenziali vantaggi significativi per il settore del cuoio, notoriamente associato a processi a elevato impatto ambientale. La chimica verde mira a progettare prodotti e processi chimici che minimizzano o eliminano l’uso e la generazione di sostanze tossiche, utilizzando risorse rinnovabili e riducendo il consumo energetico. La simbiosi industriale, invece, incentiva l’integrazione tra industrie differenti per promuovere l’uso reciproco di scarti, permettendo di trasformare i rifiuti di un processo in risorse per altri. Integrando la chimica verde e la simbiosi industriale, il settore del cuoio può ridurre il proprio impatto ambientale, ottenere benefici economici e rispondere alla crescente domanda di prodotti sostenibili. La chimica verde può essere applicata in varie fasi della filiera del cuoio. Nella concia, ad esempio, l’uso di agenti concianti vegetali e di altre sostanze naturali riduce la necessità di prodotti chimici sintetici tossici, migliorando l’impatto ambientale dei processi. Gli agenti concianti vegetali, derivati da fonti rinnovabili, evitano l’uso del cromo e di altri metalli pesanti, spesso responsabili della contaminazione del suolo e delle acque. Anche il riciclo delle acque usate nei processi di concia è una soluzione sostenibile per ridurre il consumo idrico e limitare lo scarico di contaminanti nei corsi d’acqua. La chimica verde incentiva anche l’adozione di tecnologie che migliorano l’efficienza energetica e la gestione delle risorse. Ad esempio, i trattamenti termici e le formulazioni chimiche per il trattamento del cuoio possono essere riprogettati per ridurre il consumo di energia e risorse, rispettando i principi della prevenzione e dell’uso di materie prime rinnovabili. Integrando queste pratiche, è possibile ottenere un cuoio di alta qualità con un impatto ambientale ridotto, permettendo alle aziende di accedere a mercati sempre più orientati alla sostenibilità. L’uso di oli esausti per ingrassare il cuoio — processo che conferisce morbidezza, resistenza e impermeabilità — rappresenta un’applicazione significativa della chimica verde e della simbiosi industriale. Gli oli esausti, derivati principalmente da attività di frittura e processi industriali, sono considerati rifiuti pericolosi a causa del loro potenziale inquinante. Composti principalmente da trigliceridi, molecole formate da glicerolo e acidi grassi, una volta ossidati questi oli perdono la biodegradabilità e diventano un rischio ambientale. Tuttavia, con opportuni processi di trasformazione, rispettosi dei principi della chimica verde, questi oli possono essere riutilizzati nella lavorazione del cuoio, riducendo sia la quantità di rifiuti da smaltire sia il consumo di risorse vergini, migliorando anche le caratteristiche del prodotto finito. Privilegiando pratiche più sostenibili, come l’uso di catalizzatori eterogenei e selettivi, solventi green e sintesi più efficienti, è possibile trasformare chimicamente gli oli esausti, ottenendo un chiaro esempio di chimica verde. Questi approcci contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale e ottimizzare le risorse, valorizzando materiali di scarto per applicazioni nel settore del cuoio e altri ambiti industriali. L’impiego di catalizzatori eterogenei, per esempio, consente reazioni più pulite e selettive, facilitando il recupero e il riutilizzo dei catalizzatori stessi, mentre i solventi ecologici limitano la produzione di rifiuti tossici, rendendo l’intero processo più sostenibile. L’uso di oli esausti per ingrassare il cuoio rappresenta anche una significativa applicazione della simbiosi industriale. Gli oli esausti, comunemente scartati come rifiuti, possono essere trasformati attraverso processi chimici in ingrassanti per il cuoio, migliorandone le proprietà. Questi processi includono purificazione, modifica chimica e formulazione, che rendono gli oli adatti alle esigenze tecniche della concia. Un’opzione promettente per questa applicazione è rappresentata dagli esteri e dagli oli epossidati derivati da oli vegetali di scarto, i quali possono sostituire gli additivi tradizionali. La maggior parte degli additivi per cuoio, in particolare gli ingrassi, corrispondono a formulazioni industriali più o meno complesse, che possono essere ridotte a due componenti principali: Fase lipofila, composta da una sostanza grassa che può essere di origine naturale (come oli e grassi animali) o sintetica (paraffine solforosa-clorurate, oli sintetici); Fase idrofila, composta principalmente da acqua e solventi polari insieme a sali inorganici idrosolubili. Si propone quindi che gli esteri e gli oli epossidati, derivati da oli vegetali di scarto e non commestibili, rappresentino un’opzione sostenibile come componente lipofilo, combinando i vantaggi di un carattere non tossico e rispettoso dell’ambiente con le proprietà fisiche e meccaniche desiderate richieste nell’ingrasso della pelle (vale a dire lubrificazione e stabilità elettrolitica), e superando così i limiti intrinseci degli oli vegetali grezzi. Per raggiungere questo obiettivo si focalizzerà l’attenzione sulla sintesi di esteri e oli epossidati, per l’uso come componente lipofilo, mediante reazione di esterificazione con alcoli e reazione di epossidazione con ossidanti. Un punto di partenza importante è la selezione degli acidi grassi mono- e polifunzionali, siano essi saturi o insaturi. Questi possono essere derivati da biomassa o olio da cucina usato (UCO). Gli acidi grassi vengono fatti reagire con l’alcol, ottenuto attraverso processi green da materie prime rinnovabili. In questo modo, l’attenzione si concentra rispettivamente sull’estremità della catena lunga monofunzionale o su quella della catena corta polifunzionale. Le restanti molecole oggetto di studio sono gli oli epossidati, che sono elementi costitutivi significativi per la sintesi di intermedi chimici che fungono da base per una vasta gamma di prodotti di consumo. Attraverso una reazione di epossidazione, i gruppi epossidi sono incorporati nelle catene insature degli oli di partenza, che sono poi successivamente fatti reagire con alcol o polialcol per aumentare il potere tensioattivo, ottimizzando così la fase finale di formulazione dell’ingrasso. L’adozione degli oli esausti come ingrassi per il cuoio comporta numerosi vantaggi economici e ambientali. Dal punto di vista economico, l’utilizzo di oli esausti permette una significativa riduzione dei costi di approvvigionamento di materie prime e di smaltimento dei rifiuti. Le aziende possono inoltre trarre vantaggio dalle opportunità di mercato per i prodotti sostenibili, sempre più richiesti dai consumatori. A livello ambientale, l’uso di oli esausti riduce le emissioni di CO2, contribuisce alla conservazione delle risorse naturali e limita l’impatto ecologico associato alla gestione dei rifiuti pericolosi. Le pratiche di green chemistry e simbiosi industriale contribuiscono inoltre a migliorare l’immagine aziendale, poiché rispondono alla crescente sensibilità verso prodotti ecologici. L’integrazione di queste pratiche permette alle aziende di migliorare la propria competitività sul mercato, offrendo prodotti più sostenibili e differenziandosi positivamente agli occhi dei consumatori. Nonostante i numerosi vantaggi, l’uso di oli esausti per ingrassare il cuoio presenta alcune sfide tecniche e normative. La regolamentazione sullo smaltimento e il riutilizzo degli oli esausti varia tra le diverse regioni e può rendere difficile l’implementazione di standard uniformi. La qualità e la composizione degli oli esausti, infatti, possono variare notevolmente in base alla fonte e al processo di produzione, richiedendo un’attenta selezione e processi di trasformazione standardizzati. Inoltre, le tecnologie attualmente disponibili per la trasformazione degli oli esausti in
ingrassi richiedono ulteriori sviluppi per garantire efficienza e scalabilità, soprattutto per rendere accessibili questi processi a un maggior numero di aziende nel settore del cuoio. È essenziale sviluppare tecnologie che siano in grado di gestire la variabilità delle caratteristiche chimiche degli oli esausti e di rendere il processo di trasformazione economicamente sostenibile. La collaborazione tra ricerca, industria e istituzioni normative può accelerare lo sviluppo di soluzioni avanzate per il trattamento di questi oli, facilitando la loro integrazione nelle catene di produzione esistenti. Le prospettive future per l’utilizzo di oli esausti nella filiera del cuoio sono promettenti, con potenziali sviluppi in ambito tecnologico e industriale. La ricerca attuale si concentra sull’ottimizzazione dei processi di trasformazione per migliorare l’efficienza e ridurre ulteriormente l’impatto ambientale. Inoltre, la promozione di collaborazioni tra diverse industrie potrebbe facilitare la simbiosi industriale, favorendo lo scambio di risorse e il riutilizzo degli scarti. L’innovazione tecnologica sarà cruciale per migliorare l’efficacia dei processi di purificazione e trasformazione degli oli esausti, consentendo di utilizzare una gamma più ampia di fonti e di garantire un’alta qualità degli ingrassi ottenuti. Inoltre, le istituzioni governative e le organizzazioni internazionali possono supportare questa transizione incentivando la ricerca e lo sviluppo attraverso politiche di sostegno e incentivi fiscali per le aziende che adottano pratiche sostenibili. In conclusione, la chimica verde e la simbiosi industriale sono strumenti fondamentali per promuovere una filiera del cuoio più sostenibile. L’uso di oli esausti per l’ingrassaggio del cuoio dimostra come questi principi possano contribuire a una gestione responsabile delle risorse, riducendo al contempo l’impatto ambientale e migliorando la qualità del prodotto finale. Le sfide tecniche e normative richiedono ulteriori sviluppi, ma le prospettive sono incoraggianti. L’integrazione di pratiche sostenibili non solo permette di rispondere alle crescenti richieste di sostenibilità del mercato, ma contribuisce anche a un modello economico più circolare e resiliente per l’intero settore del cuoio.
Acknowledgement
This work arises from a part of activities carried out within the MICS (Made in Italy–Circular and Sustainable) Extended Partnership and received funding from the European Union Next-Generation EU (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) – MISSIONE 4 COMPONENTE 2, INVESTIMENTO 1.3 – D.D. 1551.11-10-2022, PE00000004). This manuscript reflects only the authors’ views and opinions, neither the European Union nor the European Commission can be considered responsible for them.

La filiera conciaria italiana, da sempre simbolo di eccellenza nel settore della moda e del lusso, si trova oggi di fronte a una serie di sfide ambientali e industriali. L’uso di agenti concianti tradizionali, in particolare del cromo, permette di ottenere pellami di elevata qualità, ma comporta la produzione di reflui potenzialmente critici per la possibile formazione di cromo esavalente (Cr(VI)), che presenta aspetti di tossicità, a partire dal cromo trivalente usato in produzione. Inoltre, i residui e gli scarti generati durante il processo di lavorazione, spesso composti da fibre di collagene e proteine, pongono ulteriori problemi legati allo smaltimento e al loro potenziale impatto ambientale. Per rispondere a queste sfide, il progetto PROTEUS – PRocessi e prOdotti sosTEnibili per l’indUStria conciaria, sviluppato nel contesto dello Spoke 4 del progetto ULISSE – Unisa per iL made in Italy circolare e SoStenibilE, attivato a valere sui bandi a cascata promossi dal Partenariato Esteso MICS per nuovi Organismi di Ricerca e imprese, punta a trasformare il settore conciario italiano in un modello di innovazione sostenibile attraverso soluzioni circolari e a elevato valore aggiunto.
Sotto la guida scientifica della prof.ssa Maria Sarno dell’Università degli Studi di Salerno, PROTEUS introduce nuovi sistemi di concia e rifinizione che utilizzano biomasse lignocellulosiche, una risorsa rinnovabile derivata da scarti agricoli e legnosi, per sostituire le sostanze chimiche tradizionali. Questo approccio innovativo valorizza scarti industriali, riduce l’impatto ambientale e consente al settore di mantenere gli elevati standard funzionali e qualitativi richiesti dal mercato. Uno degli obiettivi principali di PROTEUS è l’eliminazione dell’uso del cromo nel processo conciario, sostituendolo con agenti concianti bio-based derivati da biomasse lignocellulosiche, come cellulosa, emicellulosa e lignina. Attraverso processi di idrolisi e reazioni chimiche a basso impatto, queste biomasse vengono trasformate in molecole con proprietà concianti, riconcianti e mascheranti, che offrono un’alternativa ecologica e sostenibile. Questo sistema ha per obiettivo l’ottenimento di una pelle che mantiene le stesse prestazioni in termini di durabilità e stabilità, ma con un impatto ecologico inferiore rispetto alla concia tradizionale. Per aumentare l’efficienza e ottimizzare l’uso degli agenti concianti bio-based, PROTEUS sviluppa nanocatalizzatori magnetici, progettati per facilitare il recupero e riutilizzo di tali agenti. Questi nanocatalizzatori non solo miglioreranno il ciclo produttivo riducendo i costi e il consumo complessivo di risorse, ma promuoveranno un approccio di economia circolare per minimizzare ulteriormente l’impatto ambientale, in linea con le esigenze di sostenibilità contemporanee. Il progetto PROTEUS si focalizza anche sulla fase di rifinizione della pelle, un passaggio cruciale per conferire ai prodotti finali caratteristiche avanzate che ne migliorano la qualità estetica, la durabilità e le prestazioni. Attualmente, i rivestimenti utilizzati nella rifinizione presentano alcune limitazioni in termini di adesione e resistenza meccanica.
Per risolvere queste criticità, PROTEUS sviluppa nuovi rivestimenti multifunzionali, basati su complessi organico-inorganici e nanoadditivi derivati da biomasse, come molecole organiche funzionalizzate con nanoparticelle di ossido di zinco (ZnO) e di titanio (TiO₂), per conferire alla pelle proprietà avanzate come resistenza ai raggi UV, capacità antimicrobiche, effetto autopulente e protezione antiossidante. Questi rivestimenti rispondono alle esigenze del settore della moda e del lusso, migliorando l’estetica e le prestazioni della pelle trattata. Un ulteriore aspetto chiave del progetto riguarda la valorizzazione degli scarti conciari, una problematica rilevante per l’industria della pelle. PROTEUS, infatti, mira a sviluppare processi innovativi per recuperare i residui solidi prodotti durante la lavorazione della pelle, composti principalmente da fibre di collagene e proteine, trasformandoli in materiali per la rifinizione. Attraverso un processo di congelamento in azoto liquido e successiva macinazione, questi scarti vengono convertiti in polveri o fibre che possono essere utilizzate come rinforzi nei rivestimenti, migliorando così le proprietà di adesione e resistenza meccanica della pelle. Questo approccio non solo aumenta la qualità del prodotto finale, ma riduce i costi e le problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti. Grazie alla collaborazione tra il Centro NanoMates dell’Università degli Studi di Salerno e la Stazione Sperimentale delle Pelli, PROTEUS beneficia di infrastrutture di ricerca avanzate e competenze scientifiche di alta qualità. Questo supporto consente di sviluppare e testare le nuove tecnologie in condizioni di laboratorio controllate, favorendo la trasferibilità dei risultati all’industria e garantendo standard qualitativi elevati.
Tali sinergie permettono a PROTEUS di consolidare il ruolo della filiera conciaria italiana come modello di bioeconomia circolare, rendendo il settore competitivo e sostenibile anche su scala internazionale. In Italia, la bioeconomia riveste un ruolo cruciale e il settore della moda e,con soluzioni innovative come quelle introdotte da PROTEUS, la filiera conciaria italiana si allinea perfettamente agli obiettivi di sostenibilità nazionali ed europei, contribuendo alla produzione di pellami di alta qualità, che rispettano l’ambiente e rispondono alla crescente domanda di prodotti sostenibili nel mercato del lusso e della moda. Infine, il contributo di PROTEUS non si limita ai miglioramenti delle tecniche di produzione. Il progetto ha un impatto più ampio, sensibilizzando l’intero settore sull’importanza di pratiche produttive responsabili e sull’efficienza delle risorse. Attraverso PROTEUS, l’industria conciaria dimostra come sia possibile realizzare pellami di qualità con materiali rinnovabili, allineandosi con i più elevati standard ambientali e rinnovando la tradizione del Made in Italy per rispondere alle sfide del futuro. I risultati attesi potranno avere un’applicazione a livello internazionale, contribuendo a diffondere pratiche sostenibili anche in altri contesti produttivi, favorendo la transizione globale verso sistemi industriali più responsabili e duraturi. Con la sua visione integrata e innovativa, PROTEUS rappresenta un punto di svolta per il settore conciario, rispondendo alle sfide ambientali e industriali con soluzioni concrete e innovative. In questo modo, PROTEUS si pone come un esempio di eccellenza nel percorso di evoluzione della filiera conciaria italiana, capace di integrare le nanotecnologie e di rimanere competitiva nel contesto della bioeconomia circolare. Attraverso soluzioni innovative e sostenibili, il progetto promuove un futuro più verde e responsabile per la moda e il lusso italiani, in linea con le crescenti esigenze del mercato globale.
Acknowledgement
This work arises from a part of activities carried out within the MICS (Made in ItalyCircular and Sustainable) Extended Partnership and received funding from the European Union Next-Generation EU (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) MISSIONE 4 COMPONENTE 2, INVESTIMENTO 1.3 D.D. 1551.11-10-2022, PE00000004). This manuscript reflects only the authors views and opinions, neither the European Union nor the European Commission can be considered responsible for them.

◊ Letture presso la Biblioteca della Stazione Sperimentale Pelli ◊
Rivista di settore: World Leather – Magazine for the leather industry
E’ stato pubblicato il nuovo numero del magazine inglese “World Leather”, fondato nel 1987, che rappresenta una delle riviste leader a livello mondiale per l’industria della pelle.