Jun 17 2026
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La conceria nell’ecosistema delle bio-based industries
A cura di Fabrizio Nuti
Nel contesto della transizione ecologica, l’industria conciaria occupa una posizione strategica quale comparto manifatturiero che opera secondo i principi della bioeconomia circolare. La pelle è un sottoprodotto dell’industria alimentare e la sua lavorazione, come la sua trasformazione, ne fanno un esempio di recupero di valore che precede di secoli qualsiasi politica green. Il salto evolutivo che il settore è chiamato a compiere oggi è di natura sistemica: oltre a ottimizzare la propria filiera interna, il comparto deve posizionarsi come fulcro di un ecosistema industriale più ampio, quello che fa riferimento alle Bio-based Industries. In questo percorso la conceria può assumere il ruolo di hub tecnologico, capace di dialogare con chimica verde, nuovi processi sostenibili e nuovi biomateriali.
I sottoprodotti della lavorazione conciaria possono alimentare scambi di materia che consolidano esperienze circolari che vanno ben oltre il prodotto in cuoio. Si tratta di un approccio già in essere che accresce le sinergie industriali e che trasforma ogni scarto in una risorsa condivisa. Il 2026 segna un momento di convergenza regolatoria importante per il manifatturiero europeo, segnata da molteplici strumenti, dal Digital Product Passport che impone trasparenza lungo l’intera supply chain, al regolamento EUDR in tema di tracciabilità delle materie prime, fino al Circular Economy Act che ridefinirà il tema dell’economia lineare e circolare.
Per un settore come la concia, che già lavora su materia biologica tracciabile e che ha investito in sistemi di depurazione e recupero delle risorse, si tratta di un’opportunità strutturale per affermarsi quale riferimento industriale a livello europeo. Il triennio del PNRR ha rappresentato per il settore conciario un’occasione irripetibile di impulso, sollecitando investimenti concreti su ricerca e infrastrutture che si traducono in risultati concreti: dall’ottimizzazione dei consumi idrici ed energetici alla valorizzazione dei sottoprodotti, fino allo sviluppo di agenti concianti a minore impatto ambientale.
Questo percorso ha ribadito la spinta delle concerie italiane ad innovare riuscendo anche a cogliere opportunità di competitività negli obblighi normativi col risultato di una nuova forma di eccellenza manifatturiera difficilmente imitabile su scala globale. Il cuoio italiano non è solo un materiale: è un sistema di conoscenza che può esportare metodo e visione. La capacità di trasformare uno scarto in un prodotto ad alto valore aggiunto, con standard qualitativi e ambientali tra i più elevati al mondo, può diventare modello replicabile e scalabile. Renderlo sempre più visibile, misurabile e comunicabile attraverso strumenti riconosciuti, dati sul ciclo di vita chiari e passaporti digitali razionali è la sfida che il settore ha davanti per i prossimi anni, e che può renderlo protagonista dell’innovazione industriale sostenibile.
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